(Di)nuovo

L’8 dicembre 2013 Matteo Renzi partecipava per la seconda volta alle primarie del Partito Democratico. Quella volta vinse. Oggi, il 30 aprile 2017, dopo essersi dimesso, viene rieletto Segretario del Pd. Nel mezzo, un Governo, le dimissioni, i fuoriusciti.

E’ questo il riassunto della giornata di oggi. Matteo Renzi si riprende il posto che lui stesso ha lasciato. Sebbene in calo, circa 2 milioni di persone hanno partecipato oggi alle primarie dell’unico, è giusto sottolinearlo, partito che rispetta canoni di democrazia interna facendo scegliere ai cittadini, anche non iscritti, il proprio candidato per una posizione. Sembra non essere cambiato poi così tanto dal quel lontano 4 dicembre 2016, quando dopo che i primi dati uscirono, l’ex premier si dimise, come promesso. Non è però riuscito a dire basta alla politica, non se n’è “andato”. Per fortuna.

Non c’erano avversari dal mio punto di vista, a queste primarie. Il motivo principale della candidature del Ministro della Giustizia Orlando è stata quella ufficiale di “Sono l’unica alternativa per tenere il partito unito”. I fuoriusciti ci sono stati, e Renzi ha vinto lo stesso. Per non parlare di Emiliano, nessun appoggio da nessuna sponda, non pervenuto infatti nei risultati; quasi ovunque non arriva nemmeno al 8%. Le loro idee? Le loro agende? Poco credibili. La battaglia di consenso all’interno del Pd non c’è stata, è molto probabile che chi ha votato No al referendum del 4 dicembre oggi abbia votato proprio Renzi piuttosto di non votare Emiliano, o piuttosto non andarci proprio a votare. Qualcuno potrebbe dire “il Governo è rimasto lo stesso”, “lui non se n’è mai andato”, “il partito non è con lui”. Che dire, ognuno è libero di dire la propria idea.

E adesso? Paolo Gentiloni è sereno? Adesso Renzi e il Pd dovranno scalare la montagna grillina. Quella che loro stessi hanno costruito in questi mesi di, discutibili, dibattiti interni e congressi. Nel frattempo un Governo e una maggioranza sono andati avanti a governare il paese, attuando, più o meno, l’agenda lasciata precedentemente. La domanda sorge spontanea, era veramente necessario? Davvero Renzi doveva dimettersi? Ma soprattutto, tutti quelli che “Io voto No così se ne va a casa” (fuoriusciti inclusi), ora cosa staranno mai pensando? Si dice che in Italia i cittadini vengono poco spesso ascoltati, che non gli viene data possibilità di scegliere. In sei mesi si sono potuti esprimere due volte sullo stesso personaggio, per questioni differenti, ma la sostanza non cambia. A quanto pare il maggior problema delle arene politiche nazionale odierne, è l’elettorato, lo vediamo in una complessiva decadenza dei partiti di centro-sinistra in Europa. Un elettorato che (quando) vota, sceglie un soggetto, non un partito; una persona non un programma. E quando gli viene proposto il contrario, si rifugiano in altri porti, poco esplorati tra l’altro. Le elezioni di febbraio saranno dominate dalla nuova frattura sociale che i partiti in tutta Europa sembrano cavalcare con decisione? Pro o contro l’Europa ? Onestamente, ci sono poche alternative, i partiti oggigiorno si scontrano molto poco in tante questioni e tanto in un utopico futuro. E questo, che vinca uno o l’altro, non fa bene alla democrazia.

Il Pd per vincere dovrà dire la verità, il futuro è ambiguo e oscuro, ma non ci sono altre alternative che andare avanti. Insieme.

“Matteo” Pascal

Pirandello mi scuserà, spero, ma non ho saputo resistere.

 

C’è una cosa di cui sono profondamente certo, non solo nella politica, ma nella vita quotidiana in generale, ed è che ognuno di noi in un modo o nell’altro interpreta un ruolo. Quante volte abbiamo fatto finta di non sapere una cosa, o di non dire la nostra su un argomento essendo consapevoli del fatto che gli altri erano spudoratamente contrari; o ancora, quante volte non abbiamo fatto qualcosa che noi riteniamo normale, o giusto, per timore di essere giudicati. Tutti teniamo un certo atteggiamento quando ci relazioniamo con altre persone, a casa, da soli, siamo noi.  Il tutto è estremizzato quando si deve interpretare un personaggio pubblico. Che si tratti di un attore, di un imprenditore, di un politico, o semplicemente di una persona momentaneamente in voga nel momento la questione fondamentale è avere dei punti di riconoscimento che 1 dimostrino che siamo autentici, e 2 marcano il fatto di essere diversi da tutti gli altri.

Io penso questo del cosiddetto renzismo. La camicia bianca con le maniche tirate su abbinata ai jeans blu, le slides informali e semplici in qualunque tipo di contesto, il repertorio di termini ripetitivi. In realtà non è niente di nuovo, per esempio, ricordate Tsipras? Il suo elemento distintivo è il fatto di non indossare la cravatta. Pensiamo a Marchionne, si parla in questo caso addirittura di moda del maglioncino nero semplice con una camicia comune. La dialettica? Beh, Prodi ci ha vinto le elezioni parlando “da professore”. Tutte queste personalità hanno utilizzato le loro apparizioni per far vedere sempre più concretamente che il loro modo di essere era diverso da tutti gli altri. Che loro avevano stile, che non copiavano, che erano originali. Ed ha sempre funzionato.

Con Renzi ha funzionato di più. Sembra semplice detta così, uno potrebbe anche dire sii te stesso, alla fine ognuno è diverso, perchè non potrebbe funzionare? Il fatto è che non è importante ciò che dimostri di essere, ma ciò che la gente vorrebbe che tu sia. Renzi è stato un mago del travestimento perchè ha fatto esattamente ciò che la maggioranza delle persone non si aspettava da un uomo di centro-sinistra (tant’è che è sempre stata in discussione la sua posizione politica). Ricordo una delle prime interviste fatte da Fazio da neo-presidente del Consiglio quando alla domanda sul jobs act rispose “Ai sindacati non gli sta bene? Noi lo facciamo lo stesso”. Il pubblico si sarebbe strappato le mani, per quasi un minuto le stesse persone che probabilmente dopo qualche mese sarebbero scese in piazza per scioperare contro la riforma, lo hanno applaudito. O lo scalpore degli elettori di Forza Italia e del centro-destra quando venivano intervistati che dicevano “Io ho votato Renzi alle primarie perchè mi sento vicino a quello che pensa”. Erano anni che un leader, nel vero senso della parola, non riusciva ad ottenere consensi sia da un lato che dall’altro. Berlusconi ci riuscì solo in una parte della sua esperienza politica, per la maggior parte del tempo fece proprio il contrario ma nello stesso identico modo.

Dunque qualcuno si chiederà, “e perchè non ha funzionato”? Io credo che uno dei motivi fondamentali sia stato il fatto che Renzi, secondo me, ci credeva davvero in quello che faceva. Secondo me lui era estremamente convinto che un lavoro mobile avrebbe garantito ai giovani un accesso più veloce e semplice all’occupazione, un accelerazione dell’economia. Io credo che lui era veramente convinto che sarebbe riuscito a modificare il bicameralismo paritario. E io credo che tutto questo non lo pensasse per fare i suoi interessi, o per essere rieletto. Lui lo faceva perchè pensava a una comunità che avrebbe vissuto meglio. In fondo è quasi sempre stato così, già da sindaco di Firenze (ricordo un intervista di Pif di parecchi anni fa) si parlava di lui come una novità. Una persona giovane, fresca, che se aveva da dire qualcosa la diceva, che faceva umorismo. Ricordate il discorso nella notte del referendum? “Non ce l’ho fatta e allora la poltrona che salta è la mia”. Non stava interpretando un ruolo, non era nè il segretario del Pd nè il Presidente del Consiglio a parlare. Era Matteo Renzi, l’ex scout che era diventato uno dei sindaci più amati d’Italia.

L’errore che lo ha sconfitto è stato quello di mantenere una posizione che forse nemmeno lui voleva. Io sono convinto che fosse consapevole degli errori che aveva commesso e che stava commettendo, ma il suo ruolo gli impediva di fermarsi e cambiare approccio. Ci ha provato, ricordate gli scarsi risultati del 2015 nelle regionali? O le più recenti sconfitte brucianti delle comunali del 2016? Non era l’autentico Renzi, cercava un nuovo consenso, provava a battere nuovi sentieri. Le cose non facevo che peggiorare. Più cercava di uscirne più veniva inghiottito dal declino della fiducia del suo partito, e della cittadinanza in generale. Sebbene io non sono del tutto convinto di questo, vedremo tra un mese alle primarie se davvero “Renzi non ha il partito con lui”; è innegabile che lasciare nel dimenticatoio il ruolo da Segretario, relazionarsi con arroganza e difetto verso gli altri leader politici avrebbe causato anche un fronte di disaccordo. Che Matteo Renzi sappia vincere, non ci sono dubbi; c’è da capire se ha saputo perdere. I veri campioni si dice che non sono quelli che vincono sempre, ma che si rialzano ad ogni caduta. Staremo a vedere.

A me più che della segreteria renziana del Pd, o del suo modo di essere mi preoccupa molto di più il nulla attorno a lui. L’unico corpo intermedio rimasto in Italia è il Pd. Il Pd che copia la compagna elettorale di Macron, quello che blocca il paese perchè non è d’accordo con le sue stesse regole di statuto, quello che litiga sul Congresso e si scinde. L’imperfetto partito di centro-sinistra è l’unica cosa che ci divide da un Governo comandato da Beppe Grillo. Nel resto dei paesi europei si evince una linea di frattura inedita nell’arena politica nazionale degli stessi, la linea di frattura dei corpi intermedi, non solo dei partiti, pro o contro Ue. La narrazione dei fatti europei nel nostro paese è ridotta all’osso, è imperfetta e sta creando una società disinformata, mobile, impaurita. Tutto quello di cui l’Italia, non l’europa, non ha bisogno.

Il mio auspicio? Matteo, indossa la maschera e sali sul palco.

 

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