Italy’s strategy for reforms

E’ del mese scorso il documento pubblicato dal Mef dove vengono riassunti i lavori di questi ultimi due anni. Si comincia con le riforme istituzionali, per poi concludere con le linee guida sulla legge di stabilità varata a fine anno.  Il timetable presentato dal Ministero dà l’idea dei lavori terminati, di quelli in corso d’opera e di quelli previsti per fine legislatura. Ma soprattutto viene stimato, su aiuto dei dati dell’Ocse, il peso per ogni riforma su Pil e crescita. In breve, si considera che la riforma del lavoro produrrà entro 2020 circa 0.6 punti di Pil, la riforma della Pa e della giustizia lo 0.5, la riforma della scuola lo 0.3. Tutto sommato gli stessi dati che stima l’Ocse nel 2015 sul rapporto che ci riguarda.

Viene dato grandissimo rilievo al Jobs act e a tutto ciò che prevede, si spazia dalle tutele aggiunte per maternità, agli incentivi per le assunzioni, alla semplificazione dei contratti e ovviamente al nuovo contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti. Su licenziamento e articolo 18, come si poteva immaginare, neanche una virgola.

Sulle politiche sociali viene descritto il gran lavoro fatto in parlamento: la previsione del piano nazionale per povertà e inclusione sociale previsto nel testo della legge di stabilità, veramente è un piano triennale; il fondo speciale alla lotta per la povertà aumentato di 600milioni nel 2016, e che raggiungerà 1 miliardo nell’anno prossimo; il fondo per la non auto-sufficienza ristabilito (il precedente governo lo aveva azzerato) a 150 milioni per quest’anno. Mancano (stranamente) il famigerato bonus 80euro, i 500 destinati ad alunni ed insegnanti.

Su tasse e fisco troviamo la revisione delle sanzioni amministrative e penali, decreti sull’evasione fiscale e rapporti con la Pa; semplificazione a livello internazionale con gli importanti accordi firmati per elusione del segreto bancario all’estero, e il relativo rientro dei capitali; la riorganizzazione (in ordine di spending review) delle agenzie fiscali; ovviamente l’abolizione su Imu/Tasi prima casa; riduzione dell’Ires nel 2017 del 24% (nel 2014 Irap venne ridotta del 10%) e il super ammortamento sui macchinari. Più politiche fiscali che non lotta all’evasione fiscale, ma nel complesso bene.

Pubblica amministrazione: ovviamente si rifà al testo (ddl Madia) di agosto 2015, si elencano misure su semplificazione e eliminazione della burocrazia (che detta così a grandi linee, serve solo a coprire degli spazi bianchi); la razionalizzazione delle partecipate, come da legge di stabilità 2015 (caposaldo di un certo Cottarelli); non poteva mancare l’elogio all’Anac sul suo ruolo centrale contro la criminalità e l’illegalità; l’agenda di semplificazione, con risultati a dir poco scarsi (la nuova carta d’identità elettronica se la vuoi la paghi, l’introduzione del Pos dove le imprese ci devono pagare le commissioni, la digitalizzazione del paese…dico solo che siamo ultimi in europa); sulla corruzione ci si rifà al testo del maggio scorso che prevede l’incremento delle pene, il recupero totale della somma elusa e la re-introduzione del falso in bilancio(cancellata da Gov. Berlusconi) con sanzioni penali da 3 a 8 anni.

Finanza e debito pubblico: primo punto è la ristutturazione del debito interno, ricordando che dal gennaio 2015 regioni e governi locali hanno rinegoziato crediti vs lo stato di circa 16miliardi, permettendo un risparmio in termini di deprezzamento di circa 1.1 miliardi; vengono introdotti 100 milioni per nuovi investimenti pubblici, ma soprattutto è previsto lo sforamento del patto di stabilità, con sanzioni minori in casi avvenuti già nel 2014; sui pagamenti dei debiti della Pa vengono aggiunti 2 miliardi al fondo destinato alle regioni, 850 milioni per le provincie a statuto speciale (ad oggi non sono ancora stati tutti dovuti, siamo circa al 60%); per quanto riguarda ancora la spending review si citano manovre come efficenza delle regioni sotto il piano di riduzione del deficit, il loro contributo al budget, la riorganizzazione delle strutture della Pa, l’estensione dell’uso dei costi standard, e l’efficienza delle partecipate; si conclude con il “privatisation plan” dove vengono menzionate sostanzialmente le svendite delle aziende statali, si prevede che nel periodo 2016-2018 queste potrebbero pesare sul Pil circa lo 0.5%.

Altri temi affrontati sono ambiente, l’implementazione legislativa, la giustizia, la scuola. Insomma se qualcuno si sta chiedendo cosa questo Governo ha fatto in questi anni, consiglio vivamente di leggere il documento ( si trova sia in inglese che in italiano).

http://www.mef.gov.it/documenti-pubblicazioni/altri-documenti/index.html

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Le 12 fatiche di Ercole

Il 2015 ha dimostrato come oramai l’unione europea sia un attore fondamentale nel mondo di oggi. E ancora di più, ha dimostrato la sua incapacità. Attenzione però che quando attribuiamo all’europa la colpa di un immobilismo decisionale, o semplicemente di politiche errate, la stiamo attribuendo a noi stessi. Fondamentalmente stiamo parlando di un istituzione internazionale formata da stati, i quali, volontariamente hanno ceduto parte della loro sovranità a questa. Forse ce lo dimentichiamo un pò troppo spesso questo passaggio, ma l’Italia è il terzo stato per rappresentanza nel Parlamento europeo (che poi gli eurodeputati rappresentano i partiti europei, non tanto lo stato di appartenenza), siamo il terzo paese per peso di voti (meccanismo particolarmente complesso) in Consiglio dell’unione europea. Insomma, se qualcosa non và in Europa in parte la colpa è anche nostra. Il meccanismo di derogare “la patata bollente” ad un altro soggetto considerato esterno, lontano da noi, è un’ottima mossa politica che però non garantisce una delle regole fondamentali sulla quale si basa una buona democrazia: l’accountability, la responsabilità dei governanti e del loro operato davanti i governati. La maggior parte delle volte vedo proprio questo, sentiamo dire “l’europa ce lo ha imposto”, “i burocrati europei fanno solo gli interessi delle multinazionali”, “l’europa non è la maestra e non ci deve dare i compiti per casa”. Volendo questa potrebbe essere considerata una forma di populismo a tutti gli effetti che difatti viene abbracciata da ogni politico, appena può usufruire dell ‘alibi europeo.  Nulla toglie in ogni caso che oltre ad esserci un deficit democratico nella struttura, l’ultimo anno ha avuto un impatto disastroso sull’Ue. Immigrazione e sicurezza sono stati i due punti deboli, oltre all’onnipresente problema economico rappresentato l’anno scorso dal quasi-default greco.

Ma, andiamo con ordine:

-Schengen: Accordo da sempre sostenuto dai paesi membri, è uno dei pilastri dell’unione europea in quanto permette a tutti i cittadini ue, e terzi, di circolare liberamente all’interno degli stati firmatari. Non solo, vieta controlli sistematici alle dogane ed abolisce le frontiere interne (quelle tra paesi ue). La cittadinanza, la libertà di movimento è uno dei principi fondamentali di ogni cittadino, inalienabili (tant’è che si può espellere un immigrato ma non un cittadino). Viene considerato fondamentale in quanto il primo segno distintivo di un soggetto. La cittadinanza è il carattere più importante di uomo ed il punto di forza su cui basarsi per tutte le altre politiche. Garantire una patria, dei diritti per tutti, la libertà…questo era il sogno europeo, risorgere dopo aver toccato il fondo. Oggi tutto questo sembra assai banale, qualcuno addirittura vorrebbe tornare indietro, ma la realtà è che a uomini come Schuman, De Gasperi, Spinelli, Monne, Spaak dobbiamo tutti qualcosa.

Sebbene l’accordo iniziale è datato 1985 e conta solo tre firmatari (Benelux, Francia, Germania), è solo nel 99′ che entra a far parte ufficilamente in un testo giuridico (il trattato di Amsterdam). L’Italia vi aveva aderito nel 90′. Tornato alle cronache per le tristi vicende che da circa un anno riempiono i nostri canali d’informazione, è notizia degli ultimi giorni che molti stati, in primis Francia, hanno reintrodotto controlli sistematici alle frontiere. In realtà, questo l’accordo lo prevede eccome, viene specificatamente disciplinato che gli stati membri possono re-introdurre controlli alle frontiere per un periodo limitato di tempo, per cause come sicurezza nazionale, o flussi migratori incotrollati. Sembra quasi che i nostri predecessori avessero visto nella sfera di cristallo quello che da un anno siamo abituati a vedere, a conferma di come i trattati europei non solo garantiscono il pieno rispetto della sovranità interna degli stati, ma fanno del punto debole dell’europa, il loro punto di forza: se da un lato

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Area Schengen oggi

subiamo ancora oggi una particolare lentezza normativa, dall’altra questo ci ricorda che è solo trovando un accordo comune che questa istituzione ha un senso. Insomma personalmente non sono molto colpito o impaurito da questa scelta. Mi preoccupa l’incessante immobilismo dei nostri leader, i continui e inconcludenti Consigli dei ministri, l’incapacità di un parlamento (il nostro unico vero canale diretto con l’Europa) di non schierarsi verso una posizione comune. A riprova di questo, il pessimo risultato arrivato dalla scelta della Commissione sul ricollocamento dei migranti. Italia e Grecia sono accusate di non garantire controlli necessari agli “hot spot”, gli altri sono accusati da questi di interferire con le manovre della Commissione. Ancora una volta, si è deciso di non fare. Nessuna conclusione a livello europeo, ma lasciare che la tanto richiesta sovranità degli stati facesse il suo. E i risultati ripeto, li vediamo tutti. Così come inconcludenti sono i risultati delle politiche di controllo alle frontiere esterne, di immigrazione, di siucrezza comune. Le vere grandi sfide di questo millennio le stiamo perdendo, e attenzione, non a favore di un controllo da parte dei singoli stati, ma semmai come conseguenza tutto questo porterà a una confusione normativa che ricadrà sapete su chi? Noi. Immaginatevi di voler passare il week-end prissimo a Vienna, senza Schengen dovete essere dotati di un passaporto. Volete comprare qualcosa dall’Olanda? La frontiera potrebbe fermare il pacco e non farvelo mai arrivare. Volete esportare qualcosa? Tasse e dazi doganali. Una vacanza a Parigi? Se siete stati ultimamente in medio oriente potrebbero dirvi di no. Insomma, forse ci dimentichiamo della libertà e dei diritti che qualcuno ha pensato che dovevamo avere.

-politica di immigrazione comune: La specificità del caso europeo sulle politiche di libera circolazione dei cittadini ue/extra ue è che sono basate tutte sul libero commercio e il libero movimento per attività lavorative, o di studio. L’idea iniziale era cancellare i limiti al commercio e al libero spostamento. Qui la cittadinanza, il senso di appartenenza a una comunità centrano poco. Eliminare controlli alle frontiere facilitava i movimenti e questo avrebbe fatto crescere le economie. Non esiste un’altra area nel mondo, grande come questa dove la libertà di movimento è garantita in questo modo. Il problema è che poi queste politiche non sono state aggiornate. La giurisprudenza (in continuo mutamento tra l’altro) riguardante i cittadini terzi, le frontiere esterne, tempi di residenza, documenti necessari, riconoscimento di particolari status manca e mai come oggi si sente questa assenza. Le linee guida sono espresse dai relativi codici e regolamenti, ma viene lasciata libertà normativa agli stati. Ancora una volta, una non-decisione. Durante l’anno appena concluso, dopo

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In blu, più la Danimarca, gli stati che hanno approvato il Regolamento di Dublino II

molti appelli lasciati senza risposta, la Commissione ha previsto il superamento, almeno temporaneo, del contestatissimo regolamento di Dublino (in vigora dal2013, approvato dal 2003…dieci anni, non aggiungo altro) il quale sancisce che il primo stato membro nel quale il soggetto entra deve prendersi cura della sua registrazione e della richiesta di diritto d’asilo (viene anche fissato un termine, 12 mesi). Sempre ai sensi del regolamento, se una persona che aveva presentato istanza di asilo in un paese dell’ue attraversa illegalmente le frontiere in un altro paese, deve essere “restituita” al primo stato. E’ proprio questo che ha creato le note difficoltà dell’Ungheria quando quest’estate si è vista arrivare migliaia e migliaia di immigrati irregolari nel proprio paese senza aver la possibilità di ricollocarli. Un pò quello che è accaduto a Lampedusa ed altri porti del sud Itala per circa 10 anni. A fine agosto quindi si decide di congelare questa norma, e al consiglio dei ministri dell’interno successivo si stabilisce finalmente il principio del ricollocamento dei migranti. Con questo meccanismo non solo si scopre, per chi non si era prima d’ora informato, che l’Italia per esempio è uno dei paesi con meno richieste di asilo politico, e di immigrati in generale, ma inoltre si realizza che per anni non si era rispettato il diritto di libertà di un soggetto terzo che arrivava in europa, cosa che UNHCR denunciava anni. Quindi, non solo confusione normativa, ogni paese ha propri tempi per la valutazione delle richieste, ma i costi e la gestione di questi flussi venivano scaricati solo sugli stati frontiera. Il ricollocamento si basa quindi su dati economici e sulla percentuale di richiedenti asilo all’interno dei paesi membri. A dicembre, sono stati ricollocati 272 richiedenti asilo tra Grecia e Italia, su circa 120mila. Dei 775 agenti previsti per la cooperazione nel pattugliamento delle frontiere ne sono arrivati metà. Unici dati positivi sono prima l’eliminazione di “mare nostrum” e la gestione completa (quindi anche economica) dell’ue sotto l’agenzia “Frontex” e  successivamente il suo potenziamento; e la “clausola migranti” che la Commissione ha garantito ad ogni paese per poter ricorrere ai propri sforzi. Noi l’abbiamo usata come copertura in legge di stabilità (una delle poche non temete, il resto è praticamente tutto deficit).

La vera grande sfida dell’unione europea sarà nel futuro prossimo avere una voce comune, muoversi compatta nelle proprie decisioni solo così potrà assumere responsabilità e serietà di fronte alle sfide mondiali che dovremmo affrontare. In questo, la Politica Estera di Sicurezza Comune sta facendo molto. Dopo il suo rafforzamento nel 2007, il ruolo dell’alto rappresentante (ad oggi ricoperto dalla nostra Federica Mogherini) è diventato uno dei più autorevoli ed importanti. Anche se ancora l’assenza in molti tavoli diplomatici si fa sentire, si sta giungendo ad una politica estera condivisa, non imposta. I temi, le sfide del mondo dalla lotta al terrorismo, non di certo nuova, al clima passando per i cambiamenti demografici del mondo, necessitano una visione il più condivisa possibile ed il più sostenibile possibile. E se c’è un soggetto che può fare ciò questo è l’Unione Europea. Gli stati dimostrano la loro continua incapacità nell’affrontare problemi globali, tutte le altre istituzioni sono vincolate ad accordi, interessi di chi detiene in un certo momento il controllo economico e finanziario di tali, non ci rendiamo veramente conto della potenza dell’Ue intesa come unico soggetto. Insomma come ha detto Wolfagang Munchau nel suo articolo del “Financial Times” di qualche giorno fa :

“Once you take a step back, the multiplicity of crises begins to look less accidental.”

La realtà è che se guardiamo indietro nel tempo, ci accorgiamo che abbiamo superato situazioni molto peggiori di quelle di oggi e gli scenari che qualcuno racconta catrastofici, sono semmai un’opportunità. E l’Unione Europea è la nostra migliore opportunità.

2016: l’anno dei valori

 

“Se il 2015 è stato l’anno delle riforme, il 2016 sarà l’anno dei valori.” Matteo Renzi

Una delle frasi pronunciate da Matteo Renzi alla conferenza di fine anno di qualche giorno fa. Dopo le manovre più sostanziose promesse dall’esecutivo il Governo ,almeno sembra, cambia tabella di marcia e al ritorno dei lavori, 11 gennaio in parlamento e 15 gennaio Cdm le priorità sul tavolo saranno “gli arretrati” del 2015: Unioni civili, a aprile l’ultimo sì prima del referendum per il ddl Boschi, ius soli, il pacchetto di decreti attuativi della riforma della Pa, legge su capolarato e lavoro nero; ed ancora giustizia, sanità, terzo settore. Di lavoro ce n’è tanto insomma. Ovviamente ipotizzando che la legge di stabilità sia approvata dalla Commissione in primavera, che i dati dell’economia e del lavoro continuino il loro trend positivo. Ah, dimenticavo poi gli appuntamenti elettorali a Maggio in città non del tutto indifferenti come Milano, Torino, Roma, Napoli, Salerno, Bologna, Trieste, Cagliari, Crotone e tante altre. Checchè ne dica lui, il 2016 sarà un anno fondamentale per il Governo e per il Pd.

Nel mentre di una crisi economica e finanziaria, in un anno in cui si è votato il Governo ( di nuovo) e un referendum, la Grecia approva a Dicembre anche la legge sulle unioni civili, così da lasciare l’Italia l’unico paese in europa a non avere una copertura normativa sull’argomento. Giravano voci, più per tranquillizzare l’ala più a sinistra del Pd, che si riuscisse a calendarizzarle nei lavori parlamentari dell’anno passato. nuovo-800x540A quanto pare non ci sono riusciti. Ora si reclama vendetta e dopo il testo del ddl Boschi, arriverà in aula anche il testo sulle famigerate unioni civili e ius soli. Cambiamenti importanti, ideali che la sinistra italiana ha sostenuto e su cui si è battuta (perdendo) molte volte nella storia. Adesso però tutto sembra andare nel verso giusto, quale modo migliore di cominciare l’anno approvando finalmente un provvedimento che mette d’accordo tutta l’ala sinistra della Camera? Beh, il problema è che non tutti sono d’accordo. La maggioranza c’è, ma il testo non è completo, le opposizioni sono sul piede di battaglia e sembra che una vittoria facile si stia tramutando in qualcos’altro di cui il Governo non ha molto bisogno. Personalmente, reputo scandaloso e una restrizione de diritti umani non aver ancora previsto questa norma, non di sinistra ma di civiltà. Per quanto riguarda lo ius soli la letteratura è lunga, gli esempi tanti. Io non capisco perchè un bambino che nasce in Italia non debba essere Italiano.

Altro punto è quello sul capolarato e lavoro nero. Dopo (finalmente) l’approvazione del reato di omicidio stradale, e il decreto sugli ecoreati (dopo un paio di multe da parte della Commissione per il non adeguamento) sarebbe il caso di giungere anche a questo, qualcuno potrebbe dire banale, provvedimento. Tra l’altro il tempo gioca a favore; Lavoro-in-agricolturaExpo ha aperto grandi tavoli di discussione sulla nostra qualità dei prodotti, si è messo in primo piano importanti discussioni rimaste nell’ombra da troppo tempo. In più i dati favorevoli dell’export e il famigerato TTIP hanno alzato l’asticella dell’interessamento all’argomento. E ancora, fresco fresco, l’accordo raggiunto a Parigi sulla salvaguardia dell’ambiente. Insomma un buon lavoro da parte del Governo e un interessamento globale sulla questione hanno creato i giusti incentivi a continuare su questo passo. Speriamo sia così.

Veniamo al tasto dolente: elezioni amministrative e referendum sulla riforma del Senato. Sicuro il primo, ipotetico (anche se poco probabile la bocciatura in seconda lettura alla Camera) il secondo. Il 2016 sarà un anno fondamentale, siamo a metà legislatura del Governo Renzi, tre anni che il Pd governa e vince in ogni campo. Il Partito Democratico oggi governa 15 regioni, ha una maggioranza parlamentare fortemente superiore di quella richiesta (gruppo parlamentare, non considero la “maggioranza”), nel 2014 è stato il partito più votato in 28 paesi dell’europa. 1227506-elezioniNel 2015 il trend è un pò calato, almeno così sembra (perdonate il mio scetticismo per i sondaggi ma vanno presi con le pinze). Fiducia e intenzioni di voto hanno lasciato da molto tempo la soglia del 40% arrivando rispettivamente a circa 29% la prima e 32% la seconda. E, cosa da non sottovalutare, questo esecutivo si posiziona tra i più longevi della nostra storia esattamente al nono posto ,dato abbastanza fine a se stesso dato che il più longevo è stato quello di Berlusconi durato 3 anni e 10 mesi. (Se volete approfondire: http://www.governo.it/i-governi-dal-1943-ad-oggi/i-governi-nelle-legislature/192). Insomma, le cose sembrano andare bene fin ora. Le sfide che quest’anno riserva per il Pd non sono facili e potrebbero determinarne una sconfitta non indifferente. Gli ultimi dati, provenienti da Spagna e Francia, non sembrano molto ottimistici; la spaccatura all’interno del Pd di alcuni fuoriusciti (che ha già fatto perdere una regione) potrebbe procurare un auto-sgambetto molto doloroso. Sul piano delle amministrative le partite più difficili sono Roma, Milano e Napoli. Il clima anti-politica che si è creato nella capitale favorisce il M5S e all’interno del Pd romano ci sono segni di disaffezione da dopo la vittoria di Marino alle primarie. A Milano si apre di nuovo lo scontro renziani-gufi, dopo il “No” definitivo di Pisapia a ricandidarsi, il nome che si sente di più è quello dell’ex commissario unico di Expo2015 Giuseppe Sala, che col Pd non si è ancora capito molto cosa centri. A Napoli, beh non è una novità che de Magistris sia in contrasto acceso col modo di governare del presidente del Consiglio, anche se le sue faccende con la gisutizia potrebbero compromettere la sua integrità.

renzi-boschiL’altra partita si gioca sul referendum sulla riforma del Senato, previsto dalla nostra carta Costituzionale per l’avanzamento dell’iter legislativo. Tutto sommato siamo a buon punto. L’11 gennaio ricominceranno i lavori con questa unica priorità, e in primavera circa il testo passerà all’approvazione in seconda lettura alla Camera. La non-eliminazione del Senato è il punto debole del testo (viene in mente la non-eliminazione delle Provincie, noi in Italia siam fatti così) e quello su cui la maggioranza subirà più attacchi. I numeri per ora ci sono, staremo a vedere. Inutile ribadire, tra l’altro lo ha già fatto lui, che questa riforma è la colonna portante del suo esecutivo. La stampa estera poi sostiene questa riforma in maniera piuttosto convinta, assieme al Jobsact e la riforma della Pa viene considerato un passo essenziale per la crescita e lo sviluppo del paese.

Insomma, di certo c’è che in quest’ anno non ci annoieremo.

#BuonAnno

Termina così il 2015. Con le immancabili slide alla conferenza stampa di fine anno. (Stasera toccherà a Mattarella nel celebre discorso di fine anno. Sì, anche lui parla ogni tanto).
Non farò fact checking su numeri e citazioni del presidente del Consiglio, ma limitiamoci ad analizzare alcuni punti (4 per la precisione):
La prima cosa che mi è saltata all’occhio personalmente è stato un elemento che ci ha accompagnato per tutto l’anno tra discussioni, frecciatine e a volte insulti belli e buoni: i gufi. Presenti in ogni slide, vengono smentiti (tutto da vedere) passo dopo passo nella presentazione. Potrebbe sembrare sarcastico, ma è uno dei punti focali della dialettica renziana; “il gufo” rappresenta gli oppositori, anche casalinghi del Pd, che contro la positività e le larghe visioni di Renzi, vedono la realtà, diciamo in un modo diverso. D’altronde non è la prima volta che il premier gioca sulla metafora gufo = vecchia politica che fa il tifo perché “le cose vadano male”. In realtà su questo, e tanto altro,Renzi ci fonda quasi tutta la sua immagine. Inizialmente rottamatore e ora ammazza gufi. Ogni leader cerca di tenere un certo atteggiamento che lo distingua dagli altri, è una cosa sensata in effetti che si cerchi di farsi notare attraverso un segno imprescindibile, che permette alle persone di non confondersi con nessun’altro. È una semplice operazione sociologica vincente soprattutto in quest’era dove tutto dev’ essere associato a qualcosa e dove le notizie prima che siano notizie sono già trasmesse. Non nuova però. Il problema è che se ti ritrovi ad essere leader di un partito, che piaccia o no primo in Italia, e presidente del Consiglio la cosa potrebbe avere qualche effetto collaterale. E così è stato anche per Matteo Renzi. In realtà suppongo sia il suo tallone d’Achille, il motivo per cui, pirma o poi, perderà. Non è tanto una questione di potere, o di giochi di palazzo, è una semplice equazione politica: segretario del partito di maggioranza e premier non li puoi fare insieme. Per il semplice fatto che si trova in una situazione in cui bisogna scegliere cosa rappresentare, e giocoforza vince sempre il secondo. Una buona democrazia ha bisogno che ci sia dialogo, ci sia confronto tra i partiti con posizioni diverse tra le fratture sociali di un paese (poi che questo ai giorni nostri sia vero è tutto da dimostrare), ma oggi non è così, prima regola di un dialogo costruttivo sarebbe avere tutti i soggetti posti nello stesso piano. E tra l’altro in questo caso non ha molto senso andare a vedere cosa accade nel resto d’Europa, l’Italia ha una particolare cultura politica che rende questa dicotomia premier/segretario un punto sia di continuità politica che di sfavore nel lungo termine. E, proprio come dice lui, lo dimostrano i fatti: calo degli iscritti nel Pd, disaffezione a livello locale, non condivisione (per non usare un altro termine) delle politiche del Governo, sfiducia nella figura di presidente del Consiglio. Tutto questo ci porta al secondo punto…
I sondaggi: è un pò di tempo che, casualità coincide con un grave calo di questi per quanto riguarda la voce “Pd”, il premier dribla domande di questo tipo con un diplomatico “Non commento i sondaggi, non è il nostro lavoro”. Mah, sul fatto di cosa sia o no il lavoro dei “politici” io ne avrei parecchio da scrivere, diciamo che poteva inventarsene un’altra. Il fatto è che gli commentava eccome i sondaggi di quando il Pd vinceva e stravinceva alle europee2014 e ancora prima sul famoso 25% del Pd nelle politiche del 2013. Tant’è che poi c’è cascato di nuovo, e alla fine gli ha commentati lo stesso (lavoro che spetterebbe al segretario del Pd, cioè lui…) Non metterò dati, serie storiche e quant’altro sui sondaggi, intenzioni di voto, e risultati del Pd prima e dopo Renzi, col politichese vi annoierò nei prossimi pezzi. Diciamo solo che un calo effettivo c’è. Questo vuol dire un sacco di cose; in realtà le intenzioni di voto, che poi sarebbero i sondaggi, sono aria fritta. Hanno una variabilità impressionante, dipendono da stato d’animo, umore, fonti di informazione, fatti del giorno, posizione sociale e infine, solo infine, dall’appartenenza politica. Per non contare i “manipolatori” che modificano la loro intenzione, solo per dare un segnale a chi di dovere. Succede anche questo nello strano mondo della politica. Ergo, i sondaggi lasciamoli ai sondaggisti.
È però il fatto stesso che va contro Renzi, una specie di Renzi vs Renzi. Tante volte nelle sue uscite pubbliche, lui stesso specifica “da chi” risponde o tiene un discorso. Questo va contro ogni buon senso, perché creare confusione quando sappiamo ( e sa ) che la confusione di identità non giova nell’ardua ricerca del leader? Qualcuno potrebbe obiettare che già cercare un leader sia esso stesso sbagliano (nì), lui però su questo è intransibigile, che sia la riunione del Pd o il Cdm deve e dovrà rappresentare “due Renzi”.
Insomma chi è causa del suo mal, pianga se stesso.

Passiamo a qualcosa di un po’ più concreto ora: parliamo del citato 4-0 della politica contro il populismo (diventerà 5-0, uno ce lo aggiungo io), e degli indicatori economici.
Politica batte populismo 4-0, anzi 5-0: elezione del presidente della Repubblica, avvio delle riforme istituzionali, immigrazione e riforma della scuola e politica estera. Questi i quattro goal (+1) firmati dall’esecutivo renziano. Diciamo che se gli ultimi due sono parecchio in fuorigioco (e con dubbi risultati) i primi due sono stati cavolavori di, come la definirebbe Giovanni Sartori, opera di ingneria costituzionale. Sull’elezione del presidente della Repubblica c’è poco da dire: Pd vince su tutti e contro tutti. Si smette di parlare di “patto del Nazareno”, M5S ricopre la figura di outsider mentre partiti come Lega, FdI e Sel divengono praticamente inesistenti. Diciamo che è stato un eurogoal. Passiamo all’avvio delle riforme istituzionali, all’insediamento del suo Governo Renzi aveva dettato le priorità: riforma senato, riforma elettorale, riforma Pa, riforma della scuola. Beh, oggi è il 31/12 e possiamo dire che un buon 70% ( non dimentichiamo i decreti attuativi) sono stati tramutati in legge. Sul merito…ne riparleremo, ma anche qui goal regolare e palla al centro. Immigrazione, su questo punto ci sarebbe da scriverci righe e righe senza arrivare a un fine ben preciso. Quest’anno verrà ricordato, oltre che per l’estate bollente del caso della Grecia, per l’ondata di migranti proveninete dalle zone di guerra della Siria, Libano, Iraq. Diversamente da quanto accadeva in passato, le congetture internazionali hanno obbligato i migranti a cambiare “rotta” per l’Europa, passando per la “balkan route” ovvero partendo dalla Siria, passando per la Turchia, proseguendo in mare per la Grecia, su per la Serbia, attraverso l’Ungheria e la Croazia e infine per la Slovenia. Per raggiungere “la terra promessa”: Germania e paesi scandinavi in generale. Questo ha creato parecchio scompiglio all’interno dell’europa, già in difficoltà evidenti sul tagliare o meno il debito alla Grecia. Il fatto è che la maggior parte di questi paesi, di passaggio, non avevano mai affrontato un esodo di queste dimensioni…se non quando l’esodo erano proprio loro che scappavano dai regimi imposti dagli ex leader. Si comincia quindi a parlare di “redistribuzione” di “hot spot” il chè crea solo molta confusione. L’Italia in tutto questo, va detto, ha un ruolo non primario ma comunque di importanza: si fa sentire sul caso greco, unico paese assieme alla Francia (diciamocelo, più per l’obiettivo comune di dare al Pse un anima di partito europeo che non per condivisione di idee) a sostenere la Grecia sulle richieste inoltrate alla Commissione, e sul caso dei migranti riporta la sua battaglia solitaria dimostrando come, quando nel passato il problema era solo “nostro” l’Europa di certo non faceva un consiglio dei ministri ogni 2 settimane. Insomma non mi dilungo troppo ma le tanto criticate posizioni di immobilismo di Renzi ai tavoli europei tutto sommato hanno portato a casa un risultato positivo, o almeno coerete, cosa che non tutti i giorni vediamo. Concludendo, a settembre esce la bozza della Commissione sul ricollocamento dei migranti, Germania decide di accettare circa 800mila rifugiati siriani, e i paesi dell’nord-est (Polonia, Estonia, Lituania, Danimarca) si vedono costretti a sottostare a questo regolamento. Risultato? A novembre i migranti ricollocati da Italia e Grecia erano meno di 2000. Flop europeo, ma almeno noi ci abbiamo fatto bella figura. Discorso correlato all’immigrazione è il pericolo terrorismo che quest’anno ci ha dimostrato due cose: anche l’Europa non è sicura; ma soprattutto la nostra coscienza è piuttosto incoerente, a noi dei morti degli attentati, giornalieri, in Siria, Libano, Giordania “nun ce ne pò fregà”. E’ sulla dicotomia immigrazione-terrorismo che i populismi si agitano e guadagnano terreno, ma è proprio sul loro cavallo di battaglia che perdono es.elezioni in Francia, amminsitrative in Italia, elezioni in Spagna. L’ultimo goal elencato da Renzi è quello sulla scuola. Ora, mi sono dilungato un pò troppo e di parlare del decreto in sè non mi sembra il caso. Diciamo che per vedere gli effetti bisogna comunque aspettare il 2016, dato che è ancora tutto un work in progress. Potrei parlare dei fondi destinati agli insegnanti delle assunzioni, dei progetti erasmus + potenziati, dei fondi destinati alle Università, del precariato, dei poteri ai presidi, e tanto altro.Mi limito a dire che è un risultato in più per questo Governo, e che ripeto, in 4 mesi non si può dare un giudizio. Staremo a vedere, sta di fatto che io non lo considererei un goal in quanto tale.
Il 5-0 dicevo ce lo aggiungo io ed è composto da : politica europea più che estera. Il vero vanto di questo Governo, a mio avviso, è aver riportato nell’interesse nazionale il dibattito europeo e viceversa. Dalla campagna elettorale per le elezioni del Parlamento europeo, passando per il semestre italiano terminato a fine 2014, fino all’ultimo vertice sulla sicurezza,l ‘Italia ha assunto una posizione di forza rispetto al passato. Il Partito democratico è stato il partito più votato in Europa, durante il semestre alla Presidenza del Consiglio dell’Unione Europea (ricordo, il Consiglio dell’Unione Europea assieme al Parlamento detiene il potere legislativo. Questo meccanismo si è deciso proprio per permettere a tutti gli stati, attraverso una rotazione di appunto 6 mesi, di essere al centro dell’attenzione. Questo non vuol dire che l’Europa sconvolge le sue politiche ogni 6 mesi in favore di un paese piuttosto che di un altro, forse sarebbe bene ricordarlo) ha messo in risalto i suoi sforzi, determinati dall’avvio delle riforme istituzionali e dai primi risultati economici positivi, ma soprattutto ha ripreso ad esserci. Ad essere presente nei tavoli istituzionali, a discutere, a confrontarsi e a giocato la carta più importante nel miglior modo: ha eletto Federica Mogherini alto rappresentante dell’Unione Europea per la politica estera e di sicurezza comune (ruolo, dopo la presidenza della Commissione, più importante in tutta la struttura Ue, per intenderci è come se fosse il Ministro degli Esteri dell’Ue). Ancora, come ho detto prima, ci siamo fatti sentire sul caso del debito greco, abbiamo portato discussioni interne al nostro parlamento ad un livello successivo, dove sarebbero sempre dovute essere. Adesso in europa si parla di investimenti, aiuti alle fasce più deboli, ad una politica di immigrazione comune, insomma se avevamo fatto capire che qualcosa non andava ora direi che anche i ciechi lo hanno visto. Magari, chissà un pò di merito va dato anche chi questo lo ha fatto.

Ultimo ma non per importanza, parliamo di economia. Il 2015 è stato l’anno del risveglio. Come ho fatto precedentemente, anzi come non ho fatto, cercherò di parlare poco di dati, previsioni, percentuali etc etc. Se volessimo concludere in due righe diremmo: è andata bene. Sì perchè tutti gli indici economici sono in crescita rispetto all’anno scorso. La domanda che sorge spontanea è “di quanto?” Beh, qui purtroppo le notizie smettono di essere positive. Ocse rileva che siamo ultimo paese in Europa per % di crescita, Commissione aveva previsto a ribasso da ottobre le stime su Pil e occupazione. Banca mondiale e Fmi ci stroncano coi loro indici su dispersione di reddito, disuguaglianza, e ricchezza. Di nuovo, dipende dai punti di vista. Per non essere scambiato anch’io per un gufo, dico subito che è positivo che dati come produzione industriale, fiducia nei consumatori, l’export, concessione di mutui abbiano segno positivo (qualcuno potrebbe anche dire “era ora !”). Ma in soldoni il nostro paese cresce poco, e soprattutto comincia a crescere da un punto così basso che gli altri sono quasi già irraggiungibili. E’ come se nella corsa dei 100mt noi fossimo partiti 30 metri indietro e stessimo andando più lenti degli altri. Capite bene che così non va. E’ inutile fare un caso politico sugli “zero virgola” di Pil, 0.8% o 0.7% che sia è troppo poco. E’ inutile fare battaglie sindacali sul famigerato jobsact, ormai è stato fatto cerchiamo di capire come poterlo migliorare per non far sì che diventi un favore all’imprenditoria. Ancor di più è inutile parlare di qualità della spesa pubblica. Due commissari alla spending review arrivati, due cacciati. Possiamo cominciare a parlare di riduzione della burocrazia, di semplificazione, ma poi andiamo a vedere che su accessi internet, banda ultra larga e innovazione Italia indovinate un pò? E’ ultima. Easterly ci dedica una biografia intera, ed ha ragione. “Le persone rispondono agli incentivi”. Questo paese non è riuscito a creare i giusti incentivi per crescere, non lo ha fatto precedentemente e faccio fatica a credere che lo farà in futuro. E’ stato un anno tumultuoso per noi, pieno di cambiamenti, dobbiamo quindi lasciare il tempo per cui anche i numeri e le statistiche li rappresentino in pieno. Credo che prima di metà 2016 ogni tipo di valutazione è semplicemente insensata.

Il mio giudizio? Rimandati a primavera.

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