Libero

Mi avvalgo anch’io di questo diritto di fare ciò che mi pare e piace, di vivere la vita di emozioni, di fare cose senza tanto pensarci, di essere “pazzo”. Mi chiedo che senso abbia dire tutto ciò, ma non credo di trovarlo; sono quello che sono perchè i miei genitori mi hanno sempre insegnato che, valutando un’attimo le circostanze ovviamente, bisogna sempre esprimere la propria opinione. Bisogna sempre provare a far valere la propria posizione, ad essere un traghettatore non un traghettato insomma. Questo spesso mi ha messo in posizioni, che potrei chiamare scomode; alla fine è molto più comodo e socialmente accettato non dire nulla, farsi i fatti propri, magari farsi una risata e coprirsi un’occhio, a volte due, con una mano e continuare a vivere la propria vita. Ma che senso ha mi chiedo? Viviamo in una comunità, credo che se riusciamo a migliorarla anche solo di un pezzettino ne possiamo giovare noi, come tutti gli altri. Ma chi lo deve fare? Essere giudicati è una bella rogna diciamocelo, tutti evitiamo spesso di far vedere alcuni nostri lati in modo da difendere il nostro specchio col quale ci mostriamo. E’ perfettamente umano, siamo fatti così, non esisterebbe l’intimità con una persona, amico/a o partner sennò. Eppure, ora che viviamo in una società dove non importa ciò che fai o chi sei, ma quanto sei bravo a dimostrarlo e a farti piacere agli altri; perchè nascondersi? Mi sembra stia accadendo il contrario, cambiamo noi rispetto a cosa piace agli altri. Mi chiedo se ne valga la pena. Mi chiedo: ma ora che puoi difendere tutte le tue azioni dietro il “sono libero/a di fare ciò che mi pare”, ora che giustifichiamo tutto con il “si è giovani solo una volta”, ora che ripetendo ciò che sentiamo in giro affermiamo che “la vita fa schifo, me ne frego”, ora che conta solo (diciamoci la verità tutti, è triste ma è così dobbiamo ammetterlo a noi stessi)quante reazioni riusciamo a strappare agli altri dietro un pc, un telefono, uno schermo di qualunque tipo di misura…ma che ci resta? Ora che abbiamo la possibilità di fare tutto quello che vogliamo, quando vogliamo, dove vogliamo, come vogliamo senza rendere conto a niente e a nessuno, ora che viviamo per noi e solo la nostra vita. Dovremmo essere le persone più felici del mondo. O no? Tutte queste libertà, questi diritti li chiamerei, sono sacrosanti e sono la conquista delle nuove generazioni. Siamo stati in grado di abbattere ogni tipo di barriera sociologica, non esiste più una cosa preconfezionata ora possiamo veramente diventare e fare quello che ci sentiamo di fare e diventare. A me tutto questo spaventa, oltre che trovarmi contrariato. Perchè, vedete, è fantastico non rendere conto di niente di ciò che facciamo a nessuno, sentirsi liberi, fare la propria vita e basta. Ma io trovo ancora più bello dedicare la propria vita a qualcosa, essere disponibili per dare una mano a chi non ha la fortuna di poter fare quello che vuole, esistono queste persone, forse non sono “social”, ma sono attorno a noi. Io credo che tutto ciò che facciamo, è si un sacrosanto diritto, ma è per forza di cosa un dovere. Mi spiego, dietro ogni azione che facciamo, noi dobbiamo prenderci la responsabilità di quell’azione. Dobbiamo essere consapevoli di ciò che facciamo per un senso di responsabilità verso chi subirà quell’azione. Ogni scelta che facciamo comporta non fare qualcos’altro, ogni volta che decidiamo di mettere davanti i nostri interessi e le nostre priorità non mettiamo davanti quelle degli altri. Giusto, sacrosanto, mica si vive per gli altri direte voi (e dico anch’io in parte). Ma non è proprio questo ciò che fa di noi una comunità? Occuparsi l’uno dell’altro senza pregiudizi? Essere un esempio per qualcuno, dare una mano, mettersi al servizio di chi non da solo a volte non ce la fa, aiutare. E’ questo che mi fa sentire vivo a me. E’ dire “Io oggi ci ho provato, il mio ce l’ho messo” per provare a migliorare le cose. Non sarà sicuramente divertente come fare ciò che ci piace, ma non vivremmo forse in una realtà migliore se tutti noi impiegassimo anche solo un pezzettino del nostro tempo e delle nostre energie per gli altri? Non importa chi, per chi ne ha bisogno. Non è forse più importante rendersi conto che, se io non mi preoccupo di una cosa, lo farà qualcun’altro a sua discrezione, e se, mettiamo caso, se ne occupassero così poche persone, potremmo ancora considerarci così liberi come sbandieriamo al vento di essere? Non siamo forse schiavi di poche persone che ci danno giusto quei quattro stimoli per dire che nella nostra vita possiamo fare ciò che ci pare, così loro possono continuare a occuparsi di tutto il resto di cui non ci occupiamo? Non penso sia divertente, non lo è affatto. E’ una bella rottura di palle pensare alle cose, occuparsi dei problemi, provare a capire come sistemare una cosa che non funziona, avere responsabilità verso gli altri. E’ molto più semplice farsi gli affari propri. Ma è veramente questa la vita che vogliamo vivere? Nasconderci dietro le difficoltà? Far fare agli altri ciò che non ci va a noi?. Ma come si fa a non provare a cambiare le cose se non ci piacciono? Ma come si fa a criticare se non si propone un’alternativa concreta? Ma come si fa a dire di essere liberi se poi non sappiamo nemmeno da cosa deriva tutta questa libertà e la usiamo per colmare il nostro ego mostrandoci al mondo, per giunta per ciò che spesso non siamo. Ma come si fa a pensare di non contare niente e ridursi a fare ciò che tutti gli altri, miserabilmente, fanno? Ma come si fa a conformarsi a ciò che la gente fa e piace? Ma come si fa a non porsi dei dubbi, a mettere in discussione ciò che ci circonda, a dire “e se…” Ma come cazzo si fa a sentirsi liberi se ci limitiamo a fare solo e soltanto quelli che ci va di fare? E’ veramente questa la via per essere felici, liberi, indipendenti?

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Autore: riccardo_msc93

Class 93, stronger supporter of rationality. Federalist, political animals. Student by choice, Bac in Technique of informatics business administration, graduated in Political science, now postgraduate student in International Relations at University of Turin. Writing, reading and interested in politics, economics and society. Ph for passion. Looking for new large issues, trying to surprise me. Again.

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