(IN)decisione

La maggior parte delle volte si perde circa per due motivi: può capitare di aver giocato male, e allora lì c’è gran poco da fare; oppure può capitare che semplicemente il tuo avversario sia più forte, più preparato e abbia più chanches. In politica, la stragrande maggioranza delle volte, vuoi perchè non si vuole ammettere la sconfitta, vuoi perchè bisogna salvarsi le penne (anche se “la poltrona” sarebbe più adeguato), le sconfitte elettorali vengono fatte ricadere sempre nella seconda.

Ma se fosse vero? Quando qualcosa non va per il meglio ci si aspetta un cambiamento, ma se fosse tutto il resto il problema, se fosse lo scenario nel quale competiamo che non ci permette di eccellere?

L’analisi della sconfitta deve partire da un principio ben chiaro: Non sempre è colpa tua.

I risultati sono abbastanza chiari di quest’ultima tornata elettorale per le comunali. Prendendo in considerazione solo i risultati delle città con più di 15mila abitanti (1 per la legge elettorale utilizzata, 2 per semplificazione) non c’è molto da spiegare: 5 anni fa la sinistra amministrava 82 comuni, con più di 15mila abitanti (non lo ripeto più), da oggi (ieri) 58. Perde terreno ovunque tranne che al Sud. Chi ci guadagna di più è, per forza di cose, il centro-destra che vede quasi in tutti i suoi candidati l’asse Forza Italia, Fratelli d’Italia, Lega Nord e qualche altra lista decisamente più trascurabile.

Prima di tutto va detta una cosa, ancora una volta il sistema elettorale vigente per l’elezione dei comuni sopra i 15mila abitanti è e rimane il miglior sistema elettorale che esista sul territorio italiano. Una bella copia del semipresidenziale francese che garantisce maggioranza ferrea a chi vince il ballottaggio. Funziona proprio perchè vince il centro-destra. Cosa che, a livello nazionale, mi stupisco che ci sia bisogno di dirlo, non può fare. Non c’è convergenza sulle politiche, non c’è un patto sul candidato premier unico, non c’è unità nelle agende. Ma, soprattutto, non c’è la legge elettorale che lo permetta. Le regole del gioco sono fondamentali per definire il risultato finale, e bisogna saper giocare per vincere. Ecco perchè per il Pd, la cosa più logica da fare è fare finta che non sia successo niente. Salvare il salvabile. Limitare i danni di una, evidente, digressione sulle intenzioni di voto da qui a tutta l’estate, dopo il lento ma progressivo recupero rispetto ai 5stelle. Che, ancora più inutile sottolinearlo, sono gli unici veri sconfitti di queste elezioni. 8 Comuni per la prima forza politica, così sembra, del paese è un risultato quanto meno scandaloso.

Non va fatta nessuna assemblea nazionale, o scissione o che altro. Il Pd deve capire che i suoi candidati hanno perso perchè non potevano vincere. I flussi elettorali dimostrano bene che, quei pochi che sono andati a votare al secondo turno, hanno optato per la lista di cdx. La domanda che sorge spontanea è: un elettore medio che vota 5stelle, cosa pensate abbia votato, nel caso in cui lo abbia fatto, tra una lista di partiti nazionalisti e i “Piddini”?

Il nemico del Pd non è il centro-destra. Il nemico del Pd è quella fetta di elettorato che rischia di aggirarsi su una cifra come 15milioni di voti che si rifiutano a prescindere di votare il Partito Democratico. Non c’è storia, non c’entrano qui le politiche, le manovre, i risultati ottenuti. E’ una scelta di principio. E’ quello l’elettorato da recuperare, non c’è bisogno di fare alleanze a sinistra, tanto meno a destra. E’ un gioco a perdere. Va fatta la cosa più difficile di tutte. Togliere elettorato a Beppe Grillo. Il “centro” occupato da questa fazione politica non ben definita non è mai stato nella contesa dei partiti se ci fate caso. Tutti, destra e sinistra, non hanno neanche mai provato ad approcciarsi a chi votava il M5S. Sono rimasti lì, in balia di chi gli diceva fesserie e li riempiva di balle. Ed ecco il risultato.

Non si tratta di vincere o perdere, si tratta di non volersela giocare. E finchè ci si rifiuterà anche solo di confrontarsi, si perderà.

Il male minore? Perdere ma farlo bene, e proporsi come unica alternativa per un governo di maggioranza. Dopotutto, abbiamo deciso noi di arrivare a questo. Il 4 dicembre scorso.

 

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Autore: riccardo_msc93

Class 93, stronger supporter of rationality. Federalist, political animals. Student by choice, Bac in Technique of informatics business administration, graduated in Political science, now postgraduate student in International Relations at University of Turin. Writing, reading and interested in politics, economics and society. Ph for passion. Looking for new large issues, trying to surprise me. Again.

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