“Tra Brexit e Compromessi”

 

Se ricordate a inizio anno mi ero dato delle priorità. Essere più presente, fare una calendarizzazione più ottimale, scrivere di più insomma. E aggiungere qualcosa. E’ stata lanciata la pagina ufficiale su Facebook, e sono state introdotte delle novità. Prima su tutte la serie “Chimere“, con l’obiettivo di sconfiggere falsi miti, bugie, e panzane pazzesche, come li chiamerebbero quelli di Pagella Politica.

Oggi, ho il piacere di introdurre un’altra novità di questo blog. Mi sono chiesto molte volte cosa questo spazio significasse fondamentalmente per me, quale fosse lo scopo dei contenuti che pubblico. E credo che uno dei motivi principali sia quello di dire la propria opinione, condividerla con chiunque voglia leggerla, dibattere, confrontarsi. Ma sarebbe residuo, sarebbe come una cosa a metà, lasciare che solo io usi questa piattaforma. Ecco perchè ho pensato, perchè non creare una Categoria specifica di articoli dove chiunque possa dire la sua opinione, il suo punto di vista, la sua idea in questo spazio? E’ così che è nata l’idea di PointofOthers (notare la mia bassissima fantasia), garantire uno spazio, dare la voce a chi vuole condividere qualcosa.

La prima persona che contribuirà col suo contenuto si chiama Tatiana (tatiana.popolla@gmail.com), ha 23 anni, e studia Relazioni Internazionali a Torino.

Come si dice in questi casi, lascio tutto lo spazio che merita a lei.

 


Qualche giorno fa un amico mi ha chiesto “Ti va di scrivere qualcosa, qualcosa sull’Europa, sull’integrazione?”, ed essendo io una novellina di “Point of view”, mi sono sentita innanzitutto lusingata per la  fiducia riposta in me e allo stesso tempo leggermente preoccupata per il compito assegnatomi. Mi domandavo “Di cosa parlerò?”, “ Quale argomento dell’integrazione, giacché l’Integrazione europea è un processo talmente ampio che è impossibile rendergli giustizia in poche righe, anche volendo prendere in esame periodi di tempo delimitati?”, “E se invece parlassi di attualità Europea?”. Insomma, molti quesiti e poche risposte. Ho deciso allora di aprire un file Word, iniziare a scrivere e capire quale fosse l’argomento europeo che catturò maggiormente la mia attenzione nel corso dei miei quattro anni di università e non solo.

Ed eccoci qui, a parlare di Brexit&Co, tema caldo, ricorrente, all’ordine giorno ormai dallo scorso 23 giugno: tema sul quale si fanno speculazioni, ipotesi, congetture, talvolta inutili, a mio parere.

Vorrei fare una premessa specificando che, al momento della mia Laurea in Scienze internazionali, dello sviluppo e della cooperazione, decisi di scrivere una tesi sul ruolo del Regno Unito durante la prima fase del processo d’integrazione, ovvero dalla creazione della CECA, sino al fallimento di quel progetto che ancora oggi rimpiangiamo, la Comunità europea di difesa,  e la conseguente nascita dell’Unione dell’Europa occidentale, nel 1954.

Avendo analizzato a fondo l’atteggiamento britannico in quel periodo di tempo delimitato, posso affermare che il risultato del Referendum di giugno non è stato una sorpresa. Per quanto sperassi che il popolo inglese mettesse da parte la propria tendenza all’isolazionismo, forse mossa anche una sorta di sentimentalismo europeo, l’esito non fu inaspettato. Già nel 1975, dopo la firma del trattato di adesione del ’72, gli inglesi furono chiamati alle urne con il medesimo quesito del 2016: « Should the United Kingdom remain a member of the European Union or leave the European Union? », con la differenza che allora si citavano le esistenti Comunità Europee e non l’Unione, creata con Maastricht. In quell’occasione, il 67,2 % del popolo del Regno Unito si schierò a favore della permanenza dello United Kingdom all’interno delle Comunità, il 67,2 %!!! Mi sono interrogata a lungo su questo dato, soprattutto nel post-referendum, e posso dire di essere d’accordo con alcune teorie che sostengono che, all’epoca di tale referendum, furono le congiunture internazionali e la convenienza economica i fattori rilevanti che spinsero gli inglesi ad avvicinarsi al disegno comunitario. La fine della convertibilità del dollaro, la crisi petrolifera, l’attrattiva che poteva giocare un mercato unico europeo che permettesse di eliminare barriere al commercio infraregionale, il problema dei flussi migratori che  ancora non si poneva, e nemmeno si poneva quello del welfare esteso ai cittadini europei residenti nel Regno Unito da almeno 5 anni. La teoria dell’opportunismo britannico è in voga ormai da tempo e, per certi versi, i casi dei due referendum possono essere considerati da manuale. Basti pensare alle motivazioni sopra elencate per quanto riguarda quello del 1975, e basti pensare al discorso dell’allora Premier M. Thatcher che quindici anni dopo con la celebre frase “NO NO NO”, in risposta alla proposta Delors di dotare l’Ue di un set istituzionale più democratico, e non solo, la successiva decisione di Mayor di uscire dallo SME, aprendo così la strada all’opt-out dalla moneta unica. Per ciò che concerne la cosiddetta “Brexit” ed annesso referendum, essi infatti sono arrivati dopo due anni di negoziazioni UK-UE in cui l’allora Premier David Cameron cercò di giungere ad altri opting-out, non senza difficoltà e diatribe in seno agli organi comunitari.

Il Referendum è stato quindi, a mio avviso, la manifestazione di un’attitudine poco europea che da sempre caratterizza il Regno Unito, tanto la pubblica opinione, quanto l’establishment. I governi britannici, anche i più europeisti, hanno sempre tenuto le scarpe un po’ dentro e un po’ fuori dall’Europa, intimoriti da quello che un’Unione più stretta, più sovranazionale, avrebbe potuto comportare e dalle limitazioni,  a detta loro, che avrebbero dovuto subire.

A livello di opinione personale, il problema della Brexit non è la Brexit in quanto tale: l’Europa è nata senza il Regno Unito, e senza il Regno Unito può continuare ad esistere. Il problema è che la Brexit crea un precedente, un precedente le cui ripercussioni sono già tangibili all’interno di altri governi europei, che minacciano uscite dall’eurozona e preferenze per un’Europa intergovernativa che non vada oltre l’attuale livello di integrazione. Il problema è il compromesso: aver permesso al Regno Unito (e non solo) di poter avvalersi della posizione di “mezzo dentro e mezzo fuori” non ha portato a nulla di buono, la percezione di poter godere di una membership privilegiata i cui tratti troppo asimmetrici rispetto agli altri paesi membri hanno contribuito a rendere la partecipazione al progetto europeo una ricerca di compromessi tra i vari interessi nazionali. Il compromesso è il problema e la moderazione che esso comporta ancor di più. L’Europa di oggi ha bisogno di tutto tranne che di compromessi, di mezze misure. Il problema è che le mezze misure sono diventate la regola, all’interno di un sistema istituzionale che, si dica quel che si voglia, ha raggiunto un livello d’integrazione regionale mai raggiunto da altre integrazioni. Le mezze misure sono la regola perché purtroppo considerate l’unico mezzo per raggiungere obiettivi nemmeno pienamente delineati, per raggiungere “qualcosa”, perché non c’è altro modo per far si che il livello d’integrazione avanzi se non quello di mettere d’accordo 28 (o 27 ?) voci. Ciò che mi chiedo è: se la tattica dell’estremismo carismatico di tutti questi fantasmi populisti ed euroscettici sta funzionando così egregiamente, perché l’estremismo pro-Europa non prova ad indirizzarsi al popolo europeo con la stessa enfasi ? Perché le stesse élites europee non prendono posizioni determinate e risolute in merito all’avanzamento del processo d’integrazione, ma si limitano a pubblicare libri bianchi privi di qualsiasi piano d’azione specifico per il futuro ? Si, il Libro bianco di Junker è sicuramente di facile comprensione per qualsiasi cittadino europeo, poco burocratizzato, ma è anche davvero carente di qualsiasi indicazione su quale debba essere la linea che l’Ue deve seguire nei prossimi anni. Il libro è si leggibile da tutti, ma non dice niente, non prende posizioni, il libro è un compromesso. I cittadini europei si trovano di fronte a qualcosa che possono comprendere, ma che non da loro la percezione che esista davvero un piano per uscire dalla fase di stallo in cui l’Ue si trova. E siamo di nuovo qui, dinnanzi trionfo delle mezze misure, senza un piano preciso, e con alle porte un evento, le celebrazioni per i 60 anni dalla firma dei Trattati, che si pensa abbia i requisiti necessari per dare all’Unione Europea l’impulso di cui necessita.

Personalmente, ciò che vorrei vedere è l’impegno reale, il rifiuto dell’Europa dei compromessi, vorrei vedere un’Europa in grado di agire, in grado di rispondere alla Brexit, agli euroscettici e ai populisti con forza, chiarezza, determinazione ad andare oltre l’”Europa in panne” descritta da Bauman. Vorrei un’Europa all’altezza di chi ancora ci crede.

Il mio account di WordPress/Gravatar: riccardo_msc93
La fanpage di Point of View su Facebook: Pointofview500
Tutte le Info sul blog le trovate qui: info
Contatti e tutto quello che c'è da sapere di me: Contacts - About
Il mio account di Twitter: Riccardo_msc93
Il mio account di Instagram: riccardomsc
Il mio blog e account di Tumblr dedicato alle mie foto: Uncharted


Per qualunque tipo di richiesta, la mia mail è: moschettiriccardo@yahoo.com
PointofView by Riccardo Moschetti
Annunci

Autore: riccardo_msc93

Class 93, stronger supporter of rationality. Federalist, political animals. Student by choice, Bac in Technique of informatics business administration, graduated in Political science, now postgraduate student in International Relations at University of Turin. Writing, reading and interested in politics, economics and society. Ph for passion. Looking for new large issues, trying to surprise me. Again.

1 thought on ““Tra Brexit e Compromessi””

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...