Fratture sociali

Li chiama così Stein Rokkan. Si tratta delle frontiere dove i partiti hanno storicamente deciso di schierarsi. Bisognava decidere se stare a fianco allo stato, o alla chiesa; si trattava di decidere se scegliere il centro, o la periferia. O ancora, capitale o lavoro. Chissà se oggi sarebbe d’accordo nell’introdurre una nuova linea di frattura sociale.

In realtà non è nulla di nuovo, anzi, volendo riprendere quelle che già esistono, quella centro-periferia è perfetta e odierna al nostro caso. Ma c’è altro secondo me. Una nuova linea di frattura sembra essersi aperta e vede competere partiti senza radici storiche ben definite e/o molto mobili stare “con” o “contro” la globalizzazione. Il discorso è complesso è si rischia di parlare del nulla; la finanza, i poteri forti, i mercati. Tutte grandi storie che ci raccontano per darci un “ordine mondiale”, che al momento non c’è, e demonizzare i loro avversari politici. Ma, principalmente, volevo soffermarmi su un aspetto di questa frattura: quello che sembra delinearsi un conflitto tra partiti “europeisti” e “euroscettici”. I nomi non mi convincono ma, si sà, ormai la lingua e le parole che utilizziamo gli scelgono i mass media. Per cui, sorvoliamo.

Cos’è un partito europeista dunque? E perchè esistono partiti euroscettici? In realtà non si tratta di una linea di pensiero, l’Ue non è un principio, è un progetto politico. Molto più concreto del socialismo per intenderci. Quindi perchè la maggior parte dei partiti si stanno cominciando a schierare lungo questa linea di frattura? Io credo, prima di tutto, per dare un ordine. La società ha drammaticamente bisogno di un ordine, le persone hanno bisogno di riconoscersi in “persone che la pensano come me”, e “nemici”. E  a quanto pare, l’unico aspetto politico che ancora fa suscitare emozioni forti nella società è parlare di Europa. Forse perchè, in un modo o nell’altro, ci sentiamo tutti chiamati in causa, forse perchè ognuno di noi ha un idea diversa di cosa sia l’Europa e come vorremmo che fosse. Sta di fatto che non si tratta più di decidere se stare con chi difende i diritti delle minoranze, o quelli degli imprenditori. Si tratta di dire Sì all’euro, si tratta di decidere se passare ad un livello di amministrazione sovra-statale. I partiti euroscettici hanno un campo aperto dove muoversi. Predicano più controllo da parte degli stati, dicono che il progetto europeo è fallito, vogliono riportare le scelte politiche a livello della cittadinanza. Li chiamano populisti perchè parlano di popoli, suppongo. Perchè garantiscono risposte facili a questioni complesse, perchè le persone che li votano sono spesso poco informate, vengono da passati difficili spesso al di fuori della società, e si sono visti cambiare il mondo senza poter dire la loro e senza che nessuno li difendesse. In realtà, chi potrebbe dire di non essere a favore delle questioni del popolo? Il popolo siamo noi, noi esponiamo le nostre domande alla classe politica che dovrebbe fare i nostri interessi. Dunque, essere populisti tutto sommato dovrebbe essere un complimento. Corretto?

No. O meglio, non solo i nostri interessi. Non è solo cambiata la società, il modo di fare politica, le fratture sociali, i partiti. E’ cambiato il mondo. E così è cambiata la nostra responsabilità quotidiana. Mi chiedo, è ancora sensato parlare di popoli e di “potere statale” se pensiamo che se in Francia domattina decidessero di cambiare le leggi relative al controllo delle scorie delle centrali nucleari e fosse legale gettarle nel mar adriatico? Era una richiesta dei cittadini francesi, i loro rappresentanti non hanno fatto altro che rispondere alla richiesta. Ma le conseguenze non le pagano solo i francesi. Ora, è un esempio estremo, ma, spero, rende l’idea che non esistono più frontiere da ormai molto tempo. Tutto quello che noi facciamo (e non facciamo) non si riflette solo in Italia, negli italiani, e sulla politica italiana. Ma sull’Europa, sul mondo intero. E quindi, chi dovrebbe scegliere il governo italiano? A quale popolo i politici dovrebbero rispondere?

Il problema dei partiti che noi chiamiamo populisti, euroscettici o come ci pare è che non hanno un avversario. E che anzi, quando ce l’hanno è così stolto da giocare il loro gioco. E perdere. La realtà è che i partiti populisti hanno cambiato modo di far politica, hanno usato egregiamente i nuovi canali di influenzare l’informazione per dare al cittadino solo la loro versione. Creare una società mal-informata, impaurita, predicando una soluzione che viene dal passato (e dunque per forza di cose non realizzabile) fa del male a tutti. E’ imbarazzante che il modo in cui tutti gli altri partiti competono con quelli populisti sia usando le loro stesse tecniche. Oltre la cultura politica, il marketing elettorale, la civicness, viene prima di tutto l’impatto che una persona ha con l’attore politico. Se non vede nessuna differenza, quale sceglierà secondo voi? Quello che suggerisce calma e sangue freddo e attenzione al contesto internazionale; o quello che da un idea chiara, veloce, sicura, immediata, che non ha nessun motivo (per quello che ne so) di non funzionare? Ancora meglio se magari detta da un uomo giovane, intraprendente, che vada contro corrente, che non sia politically-correct, che incardini nella sua posizione la soluzione. Non importa se buona o no. E’ un po’ come la post-verità, non importa sia vera, è quello che voglio sentire, decido io cosa sia giusto o no. L’abbiamo creata noi questa società. E ora ne stiamo pagando le conseguenze.

Brexit a parte (si tratta di discorso troppo lungo, dedicherò un articolo in particolare), voi avete mai visto un partito che si ponesse come alternativa alle  critiche che i partiti populisti pongono? Dicono che l’euro sia una moneta che non va bene; qualcuno ha detto in contrario? Dicono che l’Europa non funziona, qualcuno afferma che sia stato un miracolo di ingegneria costituzionale? Dicono che la globalizzazione ha avuto più effetti negativi che positivi, c’è qualcuno che ha quanto meno provato a dimostrare che (a parte che non si può andare indietro nel tempo) la maggior parte delle volte, chi afferma questo usa un telefono costruito in Cina, con un software americano, attraverso un social network che mette in relazione il mondo intero? E’ questa la lotta alla “casta“, è questa la politica che “deve andare a casa“, sono questi i concetti da “rottamare“. Non si tratta di destra, sinistra, centro, estremismi, si tratta di far capire ai cittadini che chiedono più partecipazione che prima di decidere, bisogna conoscere. E’ un nostro dovere, perchè se qualcuno non lo fa, ci rimettono tutti, non solo lui. Perfino gli economisti hanno dovuto ammettere che un amministrazione che investi nell’istruzione, a educare la sua società, a organizzarla attivamente, a ridurre le disuguaglianze garantisce una crescita economica più equa. E costante.

Domani in Olanda si voterà per il nuovo governo. Come da prassi, c’è un partito euroscettico che se vince promette di uscire dall’euro e dall’Unione stessa. E’ abbastanza forte e viene dato, sebbene appena al 15% dei consensi, se non il primo il secondo partito del paese. Ma, vedremo, io non credo vincerà. Il populismo sta diventando “la casta” dei giorni nostri. E’ un’altro effetto negativo al quale dobbiamo adeguarci, oggigiorno le cose passano di moda in brevissimo tempo. Così i rottamatori diventano materiale riciclabile, i populisti clown da circo. Il trend di consenso di questi partiti ci dicono una cosa se li associamo ad altri dati, le persone sono disposte a votarli fino al punto in cui qualcuno non dimostra che loro stessi stanno parlando di fuffa. Del nulla. Che le prove che portano sono incomplete e spesso campate in aria. Che non funzioneranno. Se l’Europa è il problema, affrontare il mondo da soli non è proprio la miglior aspettativa. Sono voti e consensi di scontento, questi populisti non fanno altro che incanalarli in voti per un partito politico. Non hanno idee, non hanno principi. Sono un insieme di cazzo e vaffanculo che però se dovessero raggiungere l’arena politica potrebbero destabilizzare il già drastico e sottile equilibrio mondiale nel quale viviamo.

E’ un caso, mi chiedo, che Macron l’uomo non appoggiato da nessun partito per la Presidenza francese è in testa ai sondaggi (anche del primo turno ora) perchè parla di Europa? E’ un caso, che il Pd di Matteo Renzi ha preso il 41% dei voti alle elezioni europee?

 

Di cosa ha bisogno il popolo europeo? Di un futuro.

 

 

 

 

 

 

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Autore: riccardo_msc93

Class 93, stronger supporter of rationality. Federalist, political animals. Student by choice, Bac in Technique of informatics business administration, graduated in Political science, now postgraduate student in International Relations at University of Turin. Writing, reading and interested in politics, economics and society. Ph for passion. Looking for new large issues, trying to surprise me. Again.

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