Tutti e Nessuno

Oggi, domenica 15 gennaio, è la giornata internazionale dedicata al migrante e al rifugiato. E’ come se fosse la giornata della pace, o quella dedicata ai bambini. O la giornata internazionale della lotta alle malattie rare, agli sprechi. Insomma non è una cosa decisa da un comitato al quale si da un contentino e un giorno su 365 scendono in piazza coi gazebi a manifestare la loro intenzione. Eppure personalmente non sento minimamente il tema della giornata. In realtà neanche nei restanti 364 giorni mi preoccupo della questione. Spesso nella società di oggi siamo così abituati ad avere certe sicurezze che ci dimentichiamo delle cose ovvie. Come avere una casa, sapere (nei limiti) di poter uscire in tranquillità e tornare la sera dalle persone alle quali si vuole bene, possedere qualcosa al sicuro. Sono piccole cose ma insieme suppongo creino quella cosa che noi di solito chiamiamo “stabilità”. Non è una cosa essenziale ce la creiamo noi, per necessità. Tutti in genere ragioniamo attraverso l’idea del “se mi conviene lo faccio, sennò no”. E se converrebbe fare, piuttosto che non fare? Se converrebbe veramente spendere due minuti del proprio tempo a pensare al perchè esista una giornata internazionale dedicata a chi se ne va dal proprio paese, non per volontà ma per costrizione? Insomma, e e se ai nostri diritti così come li conosciamo, quelli che tanto ci animiamo a difendere, i cosiddetti diritti “universali”, corrispondessero realmente dei doveri?

Porsi questa questione, ovvero se non agisco sono colpevole, mette in discussione il concetto stesso del diritto e di giustizia. Per fare un esempio banale è come se potessimo essere arrestati se non compissimo il nostro dovere. Sarebbe un limite alla nostra libertà in quanto un “dovere” è una cosa diversa da un “obbligo”. Ma se esistesse il “dovere” di limitare lo spreco di cibo? Se esistesse il “dovere” di intervenire nei conflitti armati per limitare i danni alla popolazione civile? Vorrebbe dire che non esisterebbe il “diritto” di non fare ciò. E questa si può chiamare libertà? Mi chiedo sempre più spesso tutte queste cose perchè, a prescindere dal fatto che sono, come ho detto prima, domande così banali che non ci poniamo mai in quanto le riteniamo superate; anche perchè vedo sempre più persone farsi molte domande su quello che accade attorno a noi. Viene messa in discussione perennemente l’operato di chi ci governa, viene messo in discussione l’integrità dei media in un paese, viene messo in discussione l’ordine mondiale, i farmaci, le malattie, le teorie economiche. Siamo molto restii ad accettare qualcosa che altri affermano con certezza, e con prove soprattutto. Non so perchè alcune persone siano arrivate a questo punto, ma la cosa che più mi terrorizza è che queste persone, benchè abbiano accesso alle prove che escludano la possibilità di altre risposte alle loro domande, comunque continuino ad affermare la “loro” verità. Quella reale non è bella, non è quella che vogliono loro, non possono deciderla. Vedo un sempre più bisogno di intervenire nelle questioni, anche quelle che non conosciamo minimamente solo per poter dire di aver partecipato in nome della “democrazia” al processo decisione di quella determinata questione. Dimenticandoci della nostra integrità, dei nostri doveri, dei nostri limiti. La prima cosa che facciamo è giudicare in una società dove l’apparenza non solo è l’unica cosa che conta, ma, e questo sì ce lo dimentichiamo tutti, inganna.

Paolo Coelho scriveva «Il mondo cambia con il tuo esempio, non con la tua opinione.»

 

 

 

 

 

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Autore: riccardo_msc93

Class 93, stronger supporter of rationality. Federalist, political animals. Student by choice, Bac in Technique of informatics business administration, graduated in Political science, now postgraduate student in International Relations at University of Turin. Writing, reading and interested in politics, economics and society. Ph for passion. Looking for new large issues, trying to surprise me. Again.

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