Chimere

Uno dei mille modi per riassumere l’anno appena passato è  post-verità. L’Oxford English Dictionary l’ha eletta come parola dell’anno. In poche parole, da quel che mi pare di aver capito tra l’altro, si tratta di una non-verità. Solo che ci piace di più. La si individua soprattutto su citazioni e commenti di personaggi pubblici, soprattutto politici, che affermano una determinata cosa (una bugia a tutti gli effetti) dicendo quello che “la gente vuole sentirsi dire”. A quel punto la forza della post-verità è così profonda da incardinarsi in ognuno di noi e chiunque provi a dimostrare il contrario, con fatti reali alla mano, non riceverà attenzione. D’altronde viviamo nell’era dell’immediato. Tutto adesso e subito, il passato è noioso, il futuro non possiamo deciderlo noi. Siamo rassegnati e dunque ci godiamo il momento senza farci troppe domande. Anzi, insinuiamo che chi cerca di darci informazioni complete e ragionate stia cercando di corromperci con informazioni false, urlando alle più bizzarre teorie complottiste che ci possano venire in mente; magari insultandolo dandogli del saputello. Lasciamo fare la maggior parte delle nostre scelte a algoritmi e ci facciamo influenzare da qualunque tipo di post sui social network. Una cosa la guardiamo però, anzi sembra essere l’unico motivo di vita, più importante dell’ossigeno. I “like”. Dobbiamo piacere, dobbiamo essere interessanti, vogliamo essere al centro dell’attenzione. Subito, tutto, ora. (Se volete guardarvi una gran bella serie su temi del genere vi consiglio vivamente “Black Mirror“).

Giovanni Sartori, il politologo più importante del nostro paese, e uno dei più importanti del mondo, scrisse: . Quello che mi piace di più di quello che studio è che bisogna pensare. Non esiste quasi mai una cosa certa, neanche le definizioni. Spesso cambiano rispetto a cosa si sta parlando, ognuno definisce qualcosa in modo diverso. Mi affascina il fatto che in politica ogni volta che si raggiunge un traguardo non lo si può considerare tale, ma un nuovo inizio. E’ tutto un processo incardinato nell’altro. Cambiare una piccola cosa può sconvolgere tutto. Si tratta di farsi capire, di battersi per la propria idea, di relazionarsi con gli altri, di imparare sempre qualcosa di nuovo. Non esiste una condizione “benchmark”, dipende tutto dalla situazione, dalla posizione che hai, da qual è il tuo obiettivo, contro chi sei in competizione. Insomma, il contrario della post-verità e dell’immediatezza. E’ per questo che ho deciso di dedicare un intera categoria di articoli nuova chiamata “Chimere”. Fino a un anno fa non sapevo neanche cosa voleva dire, l’ho letta in un libro di un economista, William Easterly. Si tratta di una figura mitologica, un insieme di parti animali diverse. L’uso quotidiano di questa parola viene associato sostanzialmente ad un illusione si qualcosa che si pensa potrebbe funzionare, ma che in realtà non funzionerà mai. Nel mio piccolo vorrei dimostrare quanto si possa imparare da ogni occasione, quanto soddisfacente e positivo sia potersi fidare di se stessi perchè si è investito del tempo per capire, cercare, ascoltare, analizzare una determinata cosa per poter essere sicuri di cosa si pensa, di cosa si dice. Il mio primo articolo di quest’anno lo vorrei dedicare alle Chimere da sfatare.

  • Fatta l’Italia, bisogna fare gli italiani“, quante volte ci siamo sentiti parte integrante di questa frase? Quante volte ce l’hanno chiesta di imparare nelle interrogazioni e quante volte ci sembrava corretta. Su una cosa abbiamo, quasi, tutti sbagliato. Ebbene fatta l’Italia bisogna fare gli italiani non è farina del sacco di Massimo d’Azeglio (che comunque non è Carlo Azeglio Ciampi, ex presidente della Repubblica). Sempre più storici, e ancora più politologi, hanno individuato l’origine della frase in uno scritto di Ferdinando Martini. Non citato da D’Azeglio, gli si è attribuita la personalità della frase. Erroneamente. Forse un esempio prematuro di post-verità? Alla fine che ci frega sapere chi era Ferdinando Martini?
P.s. Per chi volesse saperlo: chi è Ferdinando Martini.

 

  • Pagella politica è un progetto italiano che nasce nel 2003 sul web. Lo scopo è quello di importare nel nostro paese la pratica del “Fact-checker”, tradotto: colui che verifica. Verifica cosa chiederete voi? I politici, o meglio quello che i politici dicono. E’ un semplice riscontro con dati affidabili e veritieri per dimostrare se ciò che i politici dicono e affermano. Un modo sano di informazione libera. Il sito ultimamente gode di grandi views e verso la fine del 2016 è stato lanciato un contest del tutto singolare: Votare la “panzana” come dicono loro, più grande del 2016. Ha vinto Beppe Grillo quando affermò che “I musei vaticani sono di proprietà del Comune di Roma”. Ha dovuto chiedere scusa al Vaticano in persona.
Qui il link al fact-checking: https://pagellapolitica.it/dichiarazioni/7537/i-musei-vaticani-e-il-comune-di-roma

 

  • Secondo l’IMR (International Migration Report) delle Nazioni Unite del 2015, nel mondo si possono contare almeno 244 milioni di migranti. Ovvero di persone nate in un paese diverso da quello in cui risiedono. Sono un po meno della popolazione degli Stati Uniti (318milioni) ma l’idea è quella. Parlo di Stati Uniti perchè sono il paese nel mondo che ospita più migranti in assoluto: 47 milioni. Nella classifica di “provenienza” dei migranti sono ugualmente, ma se prima erano al primo posto ora la situazione si capovolge: in un ipotetica Top 20 gli USA sono ultimi circa un numero vicino a 3 milioni di persone che emigrano dagli States. Il paese da cui provengono il numero più alto di immigrati è l’India (16 milioni) (che è comunque molto meno di quello che, io per esempio, ci si aspetterebbe se si considera la popolazione indiana 1,2 miliardi); al secondo posto il Messico (12 milioni) e il podio lo chiude la Russia con 11 milioni di persone fuori dalla patria. I dati di questo paese risultano interessanti anche per un altro motivo: troviamo lo stesso paese, nella stessa posizione nella classifica di “concentrazione” dell’immigrazione: in Russia ospita 12 milioni di immigrati. L’Italia ?Il nostro paese ospita 6 milioni di migranti internazionali.
Dati, articolo e infodata li trovate qui: http://www.infodata.ilsole24ore.com/2016/03/14/lo-scenario-globale-dellimmigrazione-nel-mondo-ci-sono-244-milioni-di-migranti-41-in-piu-dal-2000/

 

  • Nel programma “Imagine” di uno degli ultimi giorni dell’anno (mi sembra 28 o 29 dicembre), Roberto Saviano è stato invitato a discutere dell’anno appena passato attraverso uno storytelling di sole foto. Ha toccato parecchi argomenti che sono stati al centro dell’attenzione della comunità internazionale (e nazionale). Uno in particolare mi ha lasciato allibito. Nel 1989, quando veniva abbattuto “IL” muro vi erano circa una dozzina di altri divisori sparsi nel mondo, poco importa se di filo spinato di mattoni o altro materiale. Il 2016 è stato un anno record: è l’anno nella storia dell’intera umanità in cui nella terra ci sono più muri di sempre. 65 barriere dividono qualcuno da qualcun’altro nel mondo. E la regione in assoluto che ha aumentato di più la presenza di questi muri sapete qual è ? L’Europa. Quell’idea di libera circolazione, scambio e movimento di merci persone e servizi. Viviamo in un epoca in cui letteralmente qualche passaggio di click possiamo distruggere la vita di una persona, eppure la nostra sicurezza non sembra ever subito alcun progresso. Verrebbe da chiederci cosa ne pensiamo noi. Del progresso.
Qui articolo e dati:http://www.dailymail.co.uk/news/article-3205724/How-65-countries-erected-security-walls-borders.html
  • Nel 2016 ci sono, circa, 45,8 milioni di schiavi. Li conoscete no? Quelli che non dovrebbero più esistere, quelli che vengono privati di diritti e libertà senza un motivo. Insomma, gli schiavi dai. Vengono chiamati “modern slaves” perchè evidentemente i termini e i modi in cui vengono schiavizzati sono cambiati col tempo. Più della metà di questi “modern slaves” vive in 5 paesi: India, Cina, Bangladesh, Pakistan, Uzbekistan. Due di questi, India e Cina, fanno parte del G20, forum dei paesi  più industrializzati del mondo. Per il progresso produttivo del nostro mondo, la libertà non è richiesta.
Qui articolo e dati: https://www.weforum.org/agenda/2017/01/45-million-people-are-victims-of-modern-slavery-here-are-five-steps-to-setting-them-free
  • Il 29 ottobre 2014 l’Ipsos Mori un forum di ricerca anglosassone, uno dei migliori e più sviluppati come minimo in Europa, ha stilato l’ Index of Ignorace. In poche parole venivano chieste ai cittadini di un paese domande su questioni nazionali abbastanza alla portata di tutti. Per esempio, la percentuale di immigrati nel proprio paese, alcune date storiche, il tipo di sistema governativo che li amministra, dati demografici. Insomma, noi diremmo “cultura generale”. I risultati finali sono molto interessanti. In media quasi nessun paese in cui è stato effettuato lo studio ha realizzato una percentuale accettabile. Ma sapete chi è risultato il primo nella lista dei paesi “ignoranti”? Il nostro.
Per i curiosi, qui i risultati e le modalità di ricerca: https://www.ipsos-mori.com/researchpublications/researcharchive/3466/Perceptions-are-not-reality-10-things-the-world-gets-wrong.aspx#gallery[m]/0/
  • Sul profilo Twitter di “The Int’I Spectator“, si possono trovare un sacco di dati interessanti. Si tratta dell’account dell’omonima rivista pubblicata dall’ IAI ( Istituto di Affari Internazionali) in lingua inglese ” The International Spectator“. E’ un profilo che con interesse e fierezza seguo particolarmente. E’ una delle, tante, dimostrazioni di come il web, i social, se usati in maniera intelligente possono farci arrivare a informazioni che faremmo viceversa fatica a trovare o alle quali nemmeno avremmo accesso. Il Tweet “fisso” sulla pagina dell Int’I Spectator oggi illustra la situazione in Syria in brevi e concisi dati: 270.000 vittime questo al momento è il bilancio del conflitto, 7 milioni di persone disperse, 4.2 milioni di rifugiati esterni, 13 milioni di persone che hanno bisogno di assistenza primaria. Le tre più grandi compagnie americane? Walmart, Exxon, Chevron. O ancora, il numero di personale militare nei paesi del medio oriente? 523.000 in Iran, 510.000 in Turchia, 438.000 in Egitto. I paesi col tasso più alto di disoccupazione al mondo? Congo 46%, Kenya 40%, Sud Africa 27%, Grecia 23%, Spagna 19%. Insomma, spero di aver dato l’idea di come in poco tempo, immediato in realtà, si possano reperire informazioni, ovviamente da analizzare e approfondire, attraverso uno dei più comuni social network. Semplicemente, gratis, subito. Anche questo è il bello della rete.

 

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Autore: riccardo_msc93

Class 93, stronger supporter of rationality. Federalist, political animals. Student by choice, Bac in Technique of informatics business administration, graduated in Political science, now postgraduate student in International Relations at University of Turin. Writing, reading and interested in politics, economics and society. Ph for passion. Looking for new large issues, trying to surprise me. Again.

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