Dio salvi i partiti

Non avevo proprio previsto di parlarne, in realtà oggi volevo dedicare questo ultimo spinoff dell’anno (anche se solo il sesto appuntamento di questa categoria da poco introdotta nel mio blog) per parlare di nuovi progetti, di tanti pensieri che, si voglia o no, si è quasi obbligati da fare a fine anno. O per motivi religiosi o per contabili (difficilmente combaciano) questi ultimi giorni dell’anno gli si dedicano spesso a fare il punto, tracciare le linee, rivedere cosa è andato cosa no.

Ma la cronaca di questo ultimo weekend ha preso il sopravvento e dunque, eccoci qua.

Lungo tutta l’Italia abbiamo avuto prova in questi tre giorni, a partire da venerdì, di come la politica italiana sia in grave, irreversibile crisi. Partiamo dal nord, a Milano il sindaco Beppe Sala, neo sindaco dell’ala renziana del Pd (ora possiamo dirlo ufficialmente), si sospende dalla sua carica dopo aver ricevuto una lettera dalla procura che lo informa di essere iscritto tra la lista di indagati per questioni relative all’Expo 2015 (ricordiamo, Sala era il Commissario speciale dell’esposizione). E’ un gesto importante perchè di solito accade il contrario: prima di veder dimettere un soggetto pubblico indagato in un qualsiasi processo (indagato, non colpevole) passano giorni; nei casi più probabili comunque non si dimettono neanche quando risultano colpevoli. Dunque, sembra un gesto lodevole no? A riprova della sua completa innocenza, sicuro di quello che fa, decide di sospendere la sua carica dalla cura della cosa pubblica; spesso i cittadini lo chiedono, anzi lo gridano (Dimissioni, dimissioni !!). Ma al contempo ci si è resi conto di un piccolo problema. Milano, la seconda città più popolosa d’Italia, al momento è senza sindaco; sì c’è il vicesindaco che lo sostituisce, ma sostanzialmente è ferma. Tutti si sono come illuminati e hanno cominciato a dire “E mo?”. Tra chi ha continuato ad urlare al complotto dicendo “Si è sospeso perchè sa già che finirà in galera !!” e chi “E’ tutta scena solo perchè ora il M5S garantisce la legalità nel paese”, si distinguono alcuni soggetti che piuttosto invitano il sindaco a riprendere le sue funzioni immediatamente. Stranamente, soprattutto opposizioni, minoranze, correnti e chi più ne ha più ne metta. Insomma, come la fai la sbagli. Io quando ho letto la notizia ho pensato: però, un sindaco che non ha un gran passato da uomo politico, tanto meno “di partito”, quando vede la sua persona, la sua stessa immagine a rischio pensa prima di tutto per sè non tanto per chi rappresenta. Forse fare il politico, il sindaco in questo caso, non è così semplice perchè a volte bisogna fare anche delle cose che tu in quanto persona umana non vorresti fare. Ma Beppe Sala non è solo un italiano, è un sindaco, è un politico legato da un rapporto di fiducia prima con il consiglio comunale, poi con i cittadini e non ultimo per importanza col partito con il quale si è candidato. Ognuno di questi rapporti necessità di essere ravvivato, tenuto in considerazione e, si spera, rimanere in acque tranquille diciamo. Lui però ha preso la sua scelta e gli altri, dopo, hanno commentato. C’è chi ha fatto il contrario, e il stimo Beppe Sala non per il tipo di scelta, per come l’ha presa.

Muovendoci un paio di chilometri in giù, verso il meraviglioso sud del nostro paese, arriviamo alla capitale. Roma. Ora, io non mi voglio soffermare a parlare di fatti giudiziari perchè onestamente non ne conosco bene le vicende, e anche perchè non mi piace scriverne. Vorrei commentare qui con voi ciò che è accaduto nel post-avviso di garanzia a Marra. Allora, è compito, dunque non solo diritto, del sindaco di scegliersi la sua squadra di “governo”, ma come abbiamo detto prima sia Sala che Raggi sono non solo liberi (primi) cittadini, ma anche membri di un soggetto politico (così mettiamo d’accordo tutti) e  devono rendere conto anche a quest’ultimo del loro operato. Soprattutto all’interno del M5S questo punto è molto complicato perchè non chiaro. Si era partiti dal “chi viene indagato deve dimettersi e smettere di fare politica”, passando per “noi siamo l’unico possibile cambiamento per il paese, di tutti gli altri partiti non ci si può fidare, loro hanno rovinato il paese” per arrivare a “*Taldeitali ha fatto ciò, ora vedremo come porci rispetto a questo, il direttorio/Grillo valutera/nno”. Ho già affrontato il lack democratico del MoVimento che tanto incita la democrazia plebiscitaria (se volete sapere come la penso lo trovate qui) dunque non mi soffermerò nello specifico e non mi ripeterò. La domanda che mi pongo rispetto a quanto accaduto è: Come è possibile che un soggetto che non è MAI passato per nessun elezione, nemmeno la più banale magari all’interno di un congresso o di una riunione ristretta, possa avere il potere maximo di indicare ai membri del suo “MoVimento” (legittimamente vincitori di un elezione dunque) cosa fare? Voi direte, beh accade ovunque anche negli altri partiti. E sapete una cosa? Avete perfettamente ragione. Ma è proprio questo il punto, i partiti sono la miglior forma per garantire una democrazia di qualità perchè si basano sul rapporto di fiducia con i loro iscritti/elettori. Perchè è vero che anche Renzi ha fatto forti pressioni su alcuni membri del Pd, è vero che Berlusconi ha “aiutato” qualche amico all’interno ed all’esterno del suo partito nella sua personale carriera politica; ma questi due soggetti sono stati eletti, sono passati per un processo democratico. Qui siamo di fronte ad una cosa che non è mai successa nella storia repubblicana del nostro paese, e non è una cosa banale: un personaggio, il fondatore, di un soggetto politico decide su tutto e tutti senza dover rendere conto di quello che fa. E la cosa che più mi fa timore è che a chi vota M5S questo va bene. “Serve un arbitro” sento dire, sì ma come si controlla il controllore? Ritorniamo alla base della questione di costruzione di stato democratico e ricominciamo a parlare di dottrina politica e filosofia? Perchè se dovessimo fare ciò questo comportamento sappiamo tutti come si chiama: dittatura, o volendo essere più leggeri “democrazia illiberale”.

Stamattina ho guardo in streaming in l’Assemblea Nazionale del PD a Roma, un confronto democratico, aperto dove chi si era iscritto a parlare aveva il diritto di dire quello che voleva, e dove alla conclusione si è votata a maggioranza la relazione del Segretario eletto attraverso le primarie di partito.

La maggioranza decide, questo è forse il principio base della democrazia. Non scordiamocelo mai.

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Autore: riccardo_msc93

Class 93, stronger supporter of rationality. Federalist, political animals. Student by choice, Bac in Technique of informatics business administration, graduated in Political science, now postgraduate student in International Relations at University of Turin. Writing, reading and interested in politics, economics and society. Ph for passion. Looking for new large issues, trying to surprise me. Again.

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