Sessantaquattro

 

E presto Sessantacinque verrebbe da dire. Non mi riferisco al mio voto di maturità (benchè molto vicino (un po’ più alto)) ma al Sessantaquattresimo Governo Italiano in 70anni di storia. Scritti, i numeri danno un significato diverso dal mio punto di vista, ma onestamente leggere 64/70 rende abbastanza bene la gravità della situazione.

Paolo Gentiloni, quello che aggiungeva il martello nella firma sull’iniziale “P” (tutto vero eh) è presidente del, questo direi che lo si è capito, Sessantaquattresimo Governo. Formato in appena due giorni l’Esecutivo è stato quasi tutto riconfermato. Ci sono delle piccole novità. Dolorose per chi ha votato Pd. Ancora di più per chi non lo ha fatto. Angelino Alfano (in inglese “LittleAngel”) cambia banco e da Ministro degli Interni passa a sostituire lo stesso Gentiloni come appunto Ministro degli Affari Esteri, il suo posto vacante lo prende Minniti; Valeria Fedeli diventa Ministro dell’Istruzione; Luca Lotti, ex sottosegretario alla Presidenza diventa Ministro dello Sport e Anna Finocchiaro sostituisce Maria Elena Boschi come Ministro per i Rapporti col Parlamento. Ecco, il problema è qua. Per i più interessati alla questione, il problema potrebbe anche essere che il partito di centrodestra “fuoriuscito” dall’ex ala berlusconiana, che ha preso il 4% alle ultime elezioni nazionali, è membro della maggioranza. Ancora. Ed ha tutt’ora ben due ministeri. L’Italia è anche quel paese dove vince chi ottiene il 4% e perde chi prende il 35%. Nulla di nuovo potrebbe dire qualche lettore “datato” (comunque giusto per la cronaca l’Italicum si imponeva di cancellare anche questi scenari scandalosi). Ma venendo ai problemi odierni dicevo, il tasto dolente è il ruolo affidato alla Boschi. O meglio, il fatto che lei sia ancora là. Perchè si può anche dire di No (non solo con una matita (NON SI CANCELLA TRANQUILLI) su una scheda elettorale) quando si forma un Governo “di responsabilità”.

Errore politico netto, pieno. Così come è stato sacrosanto il gesto, non scontato, di Renzi che un’ora dopo i primi risultati ha annunciato le dimissioni, lo stesso ci si aspettava dalla Boschi. Matteo Renzi ha fatto quello che ha detto, come sempre del resto. Maria Elena Boschi no. E questo non si può cambiare in campagna elettorale, non è discutibile è una di quelle cose che porta solo ad una conseguenza: perdere voti. Ed è quello che inevitabilmente accadrà. Dopotutto, i cittadini possono essere ignoranti, ma se trattati da fessi poi cominciano anche ad aver ragione a votare “con la pancia”. Tralasciando il fatto che il centrosinisitra italiano è la miglior fazione politica in circolazione in grado di affossarsi da sola, la crescente possibilità che il Pd perda le elezioni, indipendentemente da quando avverranno, cominciano ad essere multiple. Il congresso è in vista e l’aria è molto più tesa di quello che sembra. C’è chi è ancora rimasto alla notte del 4 dicembre, ci si chiede se per chi ha scelto il No ci sarà ancora posto. Domanda ridicola. Ci sarà il dibattito sull’analisi del voto, sullo scontro del centrosinistra e della sinistra-a-sinistra-del-centrosinistra. C’è la questione della legge elettorale. Fatta, votata, mai adoperata. In Italia accade anche questo, si lavora e si approva una legge elettorale che non si userà mai. Bisognerà gestire il mercato di ipocrisia che sarà presente tra i parlamentari dem che ora cercheranno di far approvare una proporzionale che svantaggi, ovviamente, l’unico avversario presente nell’arena politica di oggi. Avversario di tutti tra l’altro. Attore politico che impegnato a criticare “l’uomo solo al comando”, non si rende conto che è circa lo stesso se preso in gruppo (senza considerare, ribadisco, che Beppe Grillo non ha affrontato neanche mezza elezione). Non riuscendoci verrà fuori una legge elettorale che cercherà di arginare la sconfitta del Pd, facendogli perdere ancora più voti. E’ questo lo scenario più probabile. Per quanto riguarda gli affari interni del partito non ho una proiezione ben definita, non ancora. In ogni caso, va detto e sottolineato che si può non essere di centrosinistra, si può non votare Pd ma l’unico, l’unico partito in Italia che garantisce democraticità, trasparenza alle scelte politiche interne è, appunto il Partito Democratico. Non esiste altro attore politico, dal locale al nazionale che possa dire ciò, eppure farebbe tanto bene alla nostra democrazia. Così come farebbe bene un’opposizione, non un pollaio di deputati che grida, sbraita, fa disinformazione senza alcuna indicazione e senza scopo.

A me in ogni caso, quello che mi mancherà più del Governo Renzi non è Renzi stesso, o la Boschi, o l’Italicum. E’ la scelta di dare agli affari esteri finalmente l’importanza che meritano. E’ la scelta di provare a prendersi uno spazio nella bagarre del sistema internazionale. Quella che, forse, ci meriteremmo. Quella che, di sicuro, perderemo ora sia in quanto a credibilità sia in quanto ad azione effettiva di politica estera. Qualcuno lo dimentica ma l’anno prossimo a passare per le urne saranno Francia, Germania, Olanda…e Italia. Forse, dico forse, un governo che si occupasse attivamente di rapporti internazionali ci farebbe anche comodo.

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Autore: riccardo_msc93

Class 93, stronger supporter of rationality. Federalist, political animals. Student by choice, Bac in Technique of informatics business administration, graduated in Political science, now postgraduate student in International Relations at University of Turin. Writing, reading and interested in politics, economics and society. Ph for passion. Looking for new large issues, trying to surprise me. Again.

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