COUNTDOWN

Si sta per concludere, diciamocelo…finalmente la campagna elettorale per il referendum costituzionale di ormai settimana prossima. Tra 7 giorni saremo chiamati alle urne per votare, e poi si aprirà il vaso di Pandora dei “non-vincitori” e dei “non-vinti” (per sapere come la penso, qui trovate il mio articolo dedicato). I sondaggi, chiusi a inizio di questa settimana (che poi…perchè?) danno in netto vantaggio (netto intendo 3/4% di gap) il fronte del NO. Dal mio punto di vista penso che sarà proprio questo a prevalere, e penso che il disagio più grande che dovremo affrontare post-4dicembre sarà scegliere tra elezioni anticipate, di certo non una novità per questo paese, e sinceramente anche la cosa più giusta, o un cambio di governo. O la “terza via”. Che in quella siamo bravissimi noi. Ovvero che Renzi resti dove stà, tutto sommato se la scelta deve essere perdere le elezioni tra 3 mesi o tra 2 anni, a questo punto ha anche senso andare avanti. Nel frattempo in casa Pd ci sarà il congresso del partito, possibile capolinea per il segretario/premier. Insomma, ancora non è arrivato il 4 dicembre e tutti parlano del dopo elezioni. Si vedrà.

A me ha particolarmente deluso, tanto per cambiare, la qualità del dibattito politico e pubblico rispetto al quesito referenziale. Oltre alla classica giungla di dichiarazioni-frecciatine dei due fronti, i media hanno solo ultimamente riportato il dibattito a livelli comprensibili di “politically correct”. Ancora una volta si è preferito da un lato non spiegare i veri motivi del perchè la politica fa qualcosa; dall’altro lato si è fatto un minestrone di polemiche che poco centravano con la materia e su quelle si è deciso di puntare il proprio dissenso alla riforma. Se da un lato è evidente il problema comunicativo di chi ci governa, parimenti abbiamo un ipocrisia generale di soggetti che sulla base della regola “il nemico del mio nemico è mio amico” hanno coltivato alleanze ed accordi. Ma anche questo non mi sorprende, nella politica italiana è un must allearsi con chi precedentemente, o successivamente dipende, ci si era fortemente scontrati. Forse quel senso di non responsabilità, di non coerenza viene proprio da questo. Ma mi sembra anche che proprio chi si lamenta del maltrattamento di questi principi sia poi colui che in piazza, almeno in questa occasione, ci è sceso. In ogni caso, tra accozzaglie, disposto combinato, dittatori, scrofe e giuristi che, non si sa bene per quale motivo, si improvvisano leader di correnti si è arrivati all’obbiettivo comune di tutti: far riconoscere l’elettore in qualcosa, non importa cosa. Quando sei in presenza di una crisi di legittimazione e di fiducia l’importante è trovare qualcosa a cui attaccarsi, non importa se non abbia nulla a che fare con l’argomento in questione.

L’unica cosa che mi sento di dire è: se dovete votare male, non fatelo.

 

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Autore: riccardo_msc93

Class 93, stronger supporter of rationality. Federalist, political animals. Student by choice, Bac in Technique of informatics business administration, graduated in Political science, now postgraduate student in International Relations at University of Turin. Writing, reading and interested in politics, economics and society. Ph for passion. Looking for new large issues, trying to surprise me. Again.

2 thoughts on “COUNTDOWN”

    1. Io per primo fatico ad accettare questa frase ma, votare è un diritto, non un dovere. Se qualcuono dovesse esercitare il suo diritto in malo modo farebbe del male a tutti. Forse a questo punto l’astensione non dico sia da promuovere, ma quanto meno da tenere in considerazione. In ogni caso i primi che dovrebbero informare gli elettori sono i partiti, e non lo fanno.

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