4 conti

Tra un elezione e un sondaggio, ci siamo dimenticati tutti che siamo a fine anno. E fine anno vuol dire solo una cosa, oltre che black fiday per i regali di Natale. Bilancio.

Per un ex studente di ragioneria prima e scienze politiche dopo, che si tratti del bilancio della piccola azienda o dello stato poco importa, è il momento di fare quattro conti. Questa volta non analizzerò la legge di stabilità. Ho messo da parte qualche articolo interessante che mi sembrava giusto citare.

  • Pil. Ormai più essenziale dell’ossigeno per i governi di oggigiorno. Non se ne sente più tanto parlare, forse perchè ci si è resi conto, finalmente ma non credo, che non si può valutare gli sforzi economici e l’andamento di un paese da un numero percentuale (che, ricordo, aumenta anche in casi non propriamente positivi, ad esempio una maggiore spesa per la sicurezza dovuta magari ad un aumento della criminalità). In ogni caso, prima o poi mi leggero il libro di Stiglitz uno degli economisti che critica di più il sistema di valutazione del Pil. Sta di fatto che è il primo numero che si guarda per quasi ogni cosa. Per investimenti, per credibilità internazionale, per tutto. Per noi quest’anno è molto altalenate, e già questo non è una buona notizia. Il Pil e la conseguente ripresa economica non sembrano andare nella direzione prevista il precedente anno da governo, Istat e Mef.Si è arrivati addirittura ad una crescita zero nel secondo trimestre del 2016. Gli ultimi dati però danno un po’ di fiducia, si è rilevato uno 0,3% nel terzo trimestre dell’anno. Lo 0,8/0,9% del 2015 di certo non ci si aspettava che desse gdp per person.pngun’accellerata evidente nell’esercizio corrente, ma la velocità “lumaca” che ha preso il nostro paese durante tutto il corso dell’anno la si è vista non solo nella produzione, ma nella stabilizzazione, nel migliore dei casi, della fiducia dei consumatori, nel numero degli occupati. Come dico sempre, se guardiamo in casa nostra come minimo cresciamo, poco ma cresciamo. Se guardiamo l’eurozona…meglio non guardare. Questa per esempio è una tabella della rivista “Economist” che analizza i dati della Commissione circa il Pil pro capite, ovvero il valore della produzione (nomgdp-growhtinale) diviso per la popolazione del paese in uno stesso anno, ovviamente. Dato moooolto relativo, ci mostra il nostro paese, popoloso non dimentichiamolo, circa a metà classifica. Ma non temete, nel grafico sotto torniamo terz’ultimi. Anzi, volendo essere pignoli penultimi. Viene mostrata la differenza percetuale di Pil nell’ultimo anno, e noi siamo quelli che siamo cresciuti di meno, appunto, meno dell’1%.

 

  • Quello che più si contesta al governo, non solo il nostro, è che la visione delle politiche economiche sia di breve durata. Non a “lungo termine” come dovrebbero invece tendere. Tutto sommato questa affermazione è vera, guardando le scelte attuate dal Ministero e governo la maggior parte delle spese dello stato, come per esempio l’introduzione di più benefici per rianimare i consumi sono efficaci, sì, ma in un tempo limitato. Ricordate i famosi 80 euro? Oltre a non aver più di tanto aumentato i consumi (se siamo in deflazione tra l’altro la gente non spende proprio) non ha migliorato più di tanto il reddito delle famiglie che lo hanno ricevuto. I 10 miliardi che lo stato ha destinato a quella spesa sono stati utilizzati per una politica economica di breve termine. Non voglio affermare che si sia trattato di una “mancetta elettorale” l’ho difesa quando il governo l’ha emanata, la metto in dubbio ora, ma non si può nascondere in una famiglia di due componenti (che ovviamente rientrassero nello status di beneficiari) 160 euro in più al mese ci entravano. Anche il Pil è soggetto a queste “forecast”, previsioni. Anzi, la maggior parte delle volte le previsioni del Pil (di solito triennali) sono quasi più importanti dei risultati correnti. Questo perchè, come detto e stradetto, nella componente “Pil” ci sono tante cose che possono alzare o abbassarne il valore in momentaneamente. La situazione in Italia l’anno scorso era: un anno concluso a ribasso rispetto alle previsioni, ma comunque con un risultato quanto meno positivo; delle previsioni che hanno risentito del (non)traguardo ma andavano nel senso di migliorare la situazione attuale. Dunque uno scenario positivo. Le cose quest’anno sono un po’ più complicate, la flessibilità economica ottenuta l’anno precedente non ha dato i risultati sperati, richiederla non è impossibile, ma non rispettando le previsioni, e vedendo quelle aggiornate più basse delle precedenti, la negoziazione Commissione-Governo si fa più intricata. Tant’è che la Commissione prevede che sia nel 2017 che nel 2018 l’Italia non crescerà più dell’1%. Sebbene il risultato sia vada nella direzione corretta, non può sostenere una crescita economica fatta di investimenti, iniezioni di liquidità nell’economica locale o in generale di esposizione economica per lo sviluppo del paese. Ancora una volta, le cose sembrano più lunghe e complicate.

gdp forecast 17.pnggdp forecast 18.png

Annunci

Autore: riccardo_msc93

Class 93, stronger supporter of rationality. Federalist, political animals. Student by choice, Bac in Technique of informatics business administration, graduated in Political science, now postgraduate student in International Relations at University of Turin. Writing, reading and interested in politics, economics and society. Ph for passion. Looking for new large issues, trying to surprise me. Again.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...