Saper vincere

Onestamente non pensavo che i tedeschi ci sapessero fare con le caricature. Mi sa che sono diventati competitivi anche in quello.

Comunque, ci siamo ! Tonight is the night. La notte elettorale, la notte in cui la democrazia moderna più antica del mondo vota il suo Presidente, l’uomo più potente (fuori) USA. Ho un pensiero molto critico del modello governativo statunitense, condivido molto poco del suo funzionamento e non sono d’accordo su molte cose. Ma gli Stati Uniti sono gli Stati Uniti. Stiamo parlando del paese che, fino a prova contraria, è ancora (per pochissimo) il leader del mondo così come lo conosciamo. Fare comparazioni con quanto accaduto nel 2008 ha del paradossale. Obama  è stato un pezzo di storia per questo paese, al di là degli innumerevoli successi e progressi ottenuti, e degli evidenti limiti di un presidente con una maggioranza talvolta debole, talvolta zoppa. Queste elezioni sono tanto importanti quanto lo erano le precedenti, e sembra essersene accorti solo ora. Il problema dunque non sono le elezioni. Ma i candidati.

Sono rimasto stupito di come si  è parlato di politiche più nelle primarie dei rispettivi partiti che successivamente. La vera battaglia è sembrata essere il candidato della propria fazione. Un’assurdità se ci pensate, ma le cose sono andate così. A sinistra soprattutto dove si è aperta una vera e propria spaccatura che checchè se ne dica, non si è mica richiusa. Sanders ha si dato il suo endorsement alla Clinton ma perchè sa bene come funziona la competizione elettorale in un partito. Sanders ha saputo perdere. La Clinton saprà vincere? Ma soprattutto, chi ha votato Sanders è veramente sicuro di votare per i democratici? E se non, per chi? L’astensione potrebbe fare la differenza? Lo vedremo solo stanotte. Dall’altro lato c’è del paradossale. Il non-candidato, il non-politico vince e stravince su tutti. Stravolge qualunque avversario con le sue frasi semplici, che vengono dal profondo dell’orgoglio americano. Trump rappresenta perfettamente gli USA che sono stati tali: un paese dove puoi fare così tanti soldi da rischiare di diventarne presidente. Ma le cose sono cambiate, gli USA di una volta non ci sono (anche per errori dei repubblicani) e il suo sogno di “fare l’America grande di nuovo” non può avverarsi. Eppure i voti li ottiene eccome. Forse proprio per questo, forse la gente è nostalgica del passato, forse la gente non vuole un politico come leader, forse la gente è così disorientata da tanti cambiamenti e processi in atto che dice basta. Trump lo ha capito, e diciamocelo, ci sono grandi possibilità che domani sia lui il presidente degli Stati Uniti. Il punto forte della sua avversaria si è rilavato essere il punto debole: sembra assurdo ma se da un lato Trump non parlava di politica, semplicemente perchè non sa farla; dall’altro la Clinton ha dovuto evitare di parlarne perchè la maggior parte degli elettori democratici non è che siano proprio d’accordo con le sue priorità. Tanto meno con ciò che lei rappresenta. Tutto sommato se ci pensate anche Obama era qualcosa di nuovo, di diverso. La Clinton è un po’ come i Bush dei democratici.

Sta di fattto che questi sono i candidati. Che siano capaci o meno lo si vedrà solo col tempo, chi vincerà intanto lo sapremo stanotte. Sta di fatto che una cosa è certa, mai come in questi giorni la politica ha perso. In tutti i sensi. Chissà se ci voglia davvero uno “straniero” per far capire che senza siamo persi. Tutti.

Io se fossi americano voterei Jill Stein.

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Autore: riccardo_msc93

Class 93, stronger supporter of rationality. Federalist, political animals. Student by choice, Bac in Technique of informatics business administration, graduated in Political science, now postgraduate student in International Relations at University of Turin. Writing, reading and interested in politics, economics and society. Ph for passion. Looking for new large issues, trying to surprise me. Again.

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