(Dis)unione

 

Quando una cosa è costruita male, non funziona alla perfezione. Penso per esempio ad una bicicletta con una ruota curva. Va avanti, si può usare, corre, ma non può darti il 100%. Il fatto è che più si usa la ruota curva più questa si curverà fino a spezzarsi. A quel punto o la si butta via o si cambia ruota. Penso a questa metafora quando leggo e mi informo di Europa. Inutile scrivere <ultimamente>, ma da sempre, da quando si decise che l’Ue avrebbe dovuto combattere per il primato nell’ordine mondiale si sapeva che, sebbene goda di personalità giuridica (dal 2009), questa deriva dall’accordo di tutti e 28 (ancora 28). Il Consiglio europeo, quello in cui si riuniscono i capi di stato o di governo, decide la maggior parte dell’agenda e delle linee guida con la tecnica dell’unanimità. Ricordate le nottate di qualche estate fa per discutere sulla Grecia? Qualcuno non era d’accordo e si è fatta pressione fino a che quel qualcuno non ha ceduto. Con questo metodo le conseguenze sono due: a) si evita di prendersi delle responsabilità, non solo il Consiglio europeo manca di accountability primaria, essendo un organo elettivo di secondo grado sostanzialmente, ma soprattutto vince il più forte. E’ un ordine nel disordine dove si sa già che il risultato finale sarà un accordo tra gli interessi dei più forti a discapito di chi dovrà accontentarsi e giocare per perdere. Per assurdo potrebbe accadere che Cipro voti in maniera opposta a tutti i gli altri e blocchi il lavoro del Consiglio finchè non si convinca Cipro a votare come gli altri. Ma a Cipro non conviene assolutamente fare una cosa del genere, sa bene che più si ostinerebbe a mantenere la sua posizione, più l’accordo finale andrebbe a suo discapito. Insomma, così non vince nessuno. Di sicuro, perde l’Europa come credibilità e sistema di governo. In realtà una cosa del genere è appena accaduta: la Vallonia, una delle due regioni che compongono il Belgio (l’altra è la culla dei fiamminghi), ha deciso che non firmerà a favore del CETA Canada-Europe-Trade-Agreement. Cerchiamo di intenderci. Per ovviare all’unanimità, e per screditare sia il SEAE (Servizio Europeo per l’Azione Esterna, una specie di “Ministero degli affari esteri dell’Ue), che lo stesso AR (Alto Rappresentante per la Politica Estera e di Sicurezza Comune) Federica Mogherini, gli accordi, i trattati, le

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Fonte: Borderlex

modifiche delle carte fondamentali devono essere approvate dai parlamenti di tutti i 28 paesi membri. Nel 2004, la Costituzione Europea non vide luce proprio perchè Irlanda e Francia votarono contro; in quell’occasione due paesi decisero per tutti. Il parlamento belga è composto di rappresentanti dei Valloni e dei Fiamminghi, i primi hanno deciso che non approveranno l’accordo. Giusto per capire di cosa stiamo parlando attraverso i numeri, il grafico quì affianco rappresenta senza tanti giri di parole il “peso” delle esportazioni e delle importazioni delle Vallonia con il Canada. Lo 0,45% ha deciso per il restante 99,55%. La credibilità di un sistema che porta a queste conseguenze è pari allo zero. Per salvaguardare la sua di credibilità, il Canada ha giustamente deciso di non riprendere i negoziati del trattato per non rischiare un flop ben più grave stile TTIP – Merkel. Ci tengo a sottolineare che il TTIP così com’era strutturato non mi convinceva, ma in un mondo globalizzato, connesso, dove ogni altro obiettivo secondario avviene solo con dialogo, attraverso le relazioni internazionali è da autolesionisti non perseguire un unione economica/finanziaria non europea, ma mondiale. L’Ue è un ibrido che con tutti i suoi problemi interni ha però capito e concettualizzato questo costrutto. La si è dotata di istituzioni e modalità che le permettono di essere un attore internazionale fondamentale per il progredire di ogni altro stato nel mondo. Questo a volte sfugge alla gente comune ma per come stanno le cose al giorno d’oggi, non firmare un accordo, non relazionarsi con un attore (statuale, privato che sia) vuol dire indebolirsi. Essere amici di tutti (e quindi di nessuno) è più importante di qualunque altra cosa in un momento di transizione mondiale dove, fondamentalmente, si è alla ricerca di un leader che nelle epoche precedenti si è sempre avuto.

Tralasciando la Brexit, penso che rileggendo le righe sopra sia ben chiara la mia posizione e ciò che penso, la questione degli accordi commerciali non è l’unica nella quale il sistema Ue ha difficoltà. Magari fosse l’unica. Siamo in autunno quindi ragion vuole che la prima cosa che viene in mente è la finanziaria. Peggio, il Patto di stabilità. Quest’anno le cose non sono andate proprio come governo, ma anche Commissione, speravano. Il lavoro non è aumentato tanto quanto si pensava, il Pil è rimasto più stazionario del previsto, la fiducia in imprese e mercato si è stabilizzata. Paradossalmente ci è andata meglio l’anno scorso. Con la chiusura della “Balkan route” poi sono tornati gli sbarchi in massa. E, come non citare il disastro del terremoto nel centro Italia. L’incontro a Ventotene di agosto organizzato da Renzi stesso, ma anche i precedenti coi paesi mediterranei, vanno proprio nella strada di rendere consapevole un Ue che non è in grado di occuparsi di questa questione. Perchè qui decidere all’unanimità è impossibile. C’è stata Bratislava, ma un nulla di fatto. Tant’è che il nostro premier, giustamente dal mio punto di vista, ha voluto esternare tutto il suo disappunto. Non perchè gli interessi dell’Italia non si stanno facendo, ma perchè gli interessi dell’Europa sono guidati da un autista tedesca che da un lato perde consenso, dall’altro incontra sempre più difficoltà a mantenere la sua leadership nel continente. E’ molto facile finire in derive complottiste/fantasiose, ma è innegabile che la potenza tedesca, in un sistema come quello vigente in un organismo intergovernativo del Consiglio europeo (e non solo) abbia evidentemente cercato di realizzare i propri interessi a discapito dell’Ue e degli altri 27.

Scrolliamo gli ultimi mesi dell’Ue: crisi greca? Risolta dalla Germania + Bce (il FMI aveva una proposta ma i cittadini greci hanno votato No al referendum dovendo successivamente adeguarsi a quella tedesca, più o meno uguale a quella a cui dissero no); andiamo avanti, crisi migranti nell’est Europa? Germania apre a 1 milione di siriani; TTIP? Germania dice stop ai negoziati. CETA e Brexit sono le sconfitte dell’Europa, e un po’ quelle della Germania.

Siamo sicuri di volere questa Europa, ma soprattutto, chi lo deve decidere? Che si necessiti di una riforma è pacifico, ma come la facciamo? A queste domande, purtroppo, al momento non sanno rispondere nè da Bruxelles nè da nessuna segreteria di governo degli, ancora, 28 paesi membri.

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Autore: riccardo_msc93

Class 93, stronger supporter of rationality. Federalist, political animals. Student by choice, Bac in Technique of informatics business administration, graduated in Political science, now postgraduate student in International Relations at University of Turin. Writing, reading and interested in politics, economics and society. Ph for passion. Looking for new large issues, trying to surprise me. Again.

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