“Conoscere, prima di deliberare” L. Einaudi

 Onestamente non ricordo quando questa citazione, in che ambito e in che giorno, sia stata pronunciata. Non credo abbia molta importanza, è una di quelle frasi alle quali si possono aggiudicare tutti i significati che si vuole. La sua profondità farà sì che verrà utilizzata solo quando necessaria. E’ il titolo di questo articolo (precedentemente in realtà ne aveva un altro) perchè ritengo opportuno affrontare il controproblema che ci troviamo di fronte oggi. Viviamo in un periodo storico nel quale i limiti della libertà sono praticamente inesistenti. Negli anni precedenti ci siamo impegnati a far sì che qualunque muro, di mattoni, di idee, di pregiudizi cadesse. Senza pensare alle conseguenze però. Eravamo tutti d’accordo su cosa si dovesse fare: libertà era la parola d’ordine. D’altronde dopo 2 guerre mondiali nell’arco di 40anni come poteva non essere così. Tutto sommato così è. E fatalità, nel momento in cui principi come la libertà sono quanto meno riconosciuti (non garantiti purtroppo) in quasi tutte le parti del mondo, la democrazia sembra non continuare il suo percorso. Mi spiego, stiamo assistendo ad un evidente difficoltà di governo nella quale da un lato c’è chi mette in primo piano i diritti individuali, e chi dall’altro quelli mondiali. E diciamoci la verità, sono in conflitto queste due linee di pensiero. Io voglio più terreno per la mia fattoria, ma la società globale mi impone di non egemonizzare la produzione, di avere un occhio di riguardo all’inquinamento, allo sfruttamento della terra. E’ un esempio, ma più che valido per capire che non abbiamo idea di cosa sia giusto. Se 30anni fa era giusto <abbattere il Muro>, oggi cos’è giusto? Tutto, che vuol dire che non lo è niente. Perchè ognuno ha la sacrosanta libertà di giudicare cosa sia giusto rispetto agli altri. E come garantiamo diritti individuali a 7 miliardi di persone? O meglio, chi li garantisce, sempre che sia possibile? Proprio in questi giorni, in assenza di altri, ho cominciato a guardare una serie Tv inglese vecchia di uno o due anni intitolata “Utopia”, parla di questa società segreta che per affrontare la crescita mondiale e i problemi ad essa collegati propone una risposta cinica e allo stesso tempo efficace: indurre la sterilità del 95% della popolazione attraverso un farmaco. Le soluzioni ai problemi ci sono ovunque, spetta “solo” capire come individuarli, quali adattare, in che modo applicarli. Questi compiti, spettano alla politica. La politica già, ma quale? Perchè le cose sembrano essersi complicate anche in questo campo. C’è la politica locale, quella regionale, quella nazionale, quella sovranazionale, quella globale. Pensiamo all’Onu per esempio, il suo Consiglio di sicurezza, l’organo con più poteri all’interno del macromondo delle Nazioni Unite, è composto da 5 membri permanenti. Perchè? Chi lo ha deciso? Ancora, perchè a 5 anni dalla sua nascita l’Onu decide di dividere uno stato su un parallelo (il caso-caos della Corea) e in un altro ambito “crea” (a me questa parola fa molto riflettere) uno stato dal nulla? Con che competenze, con che rappresentatività? Il deficit democratico del quale ci lamentiamo tanto in Europa è circoscritto se cominciamo a pensare a tutti gli altri livelli di governance superiori, o che collaborano, con l’Ue. Garantito, come minimo, è il rapporto tra rappresentante dello stato e cittadini, si spera, da elezioni libere. Ma parliamo delle multinazionali, di queste benedette “lobbies” (ma voi sapete cosa sono le lobby?), delle Ong organizzazioni che non sono a scopo di lucro vero, ma che obiettivo hanno?, delle fondazioni, delle federazioni di Banche. Sono tutti enti privati che sono a tutti gli effetti parte delle relazioni internazionali in quanto attori. Il mondo come lo conosciamo si è decisamente complicato, e con esso anche, più che i problemi, le soluzioni. Deve andare bene a tutti, almeno alla maggioranza. Se siamo in democrazia rappresentativa. E se non lo siamo? Che democrazia vogliamo? Tutte queste domande, questioni, riflessioni vengono prima dei dibattiti, prima di prendere una posizione, prima di prendere le decisioni. Quello che più mi affascina della politica è che non esiste una cosa certa, perchè per ogni mossa che facciamo c’è dietro una tesi, un ragionamento, un principio. E solo successivamente un processo che porta quell’idea ad avere vita. Che poi potrà essere modificata, aggiornata, stracciata dopo un giorno perchè ci si accorge che non funziona. E’ tutto in movimento non c’è niente di certo. C’è solo un modo per diminuire il rischio di fare una cazzata, in parole povere. Conoscere. Studiare. Pensare. Interrogarsi. Tutto questo sembra non vada più di moda. Perchè fare queste cose se c’è già chi le ha fatte? Basta ascoltare gli altri. Perchè devo chiedermi cosa è giusto, la maggioranza la pensa così vorrà dire che è giusto, vivo bene, storia chiusa. Il paradosso della nostra società è che viviamo in un mondo che più complicato di così non si può, mentre noi tendiamo alla semplificazione estrema di tutto. La democrazia sta regredendo perchè poche persone decidono per molti, questo dobbiamo mettercelo in testa. E il problema non è di certo la qualità delle decisioni prese da quei pochi. Conoscere è la soluzione. Ma per conoscere ci vuole tempo, la conoscenza non ha un limite. E’ un processo che inizia, si rinnova, si arricchisce, e poi va lasciato a chi ci segue. Per essere veramente liberi, così come lo intendiamo noi, fino al punto di non ledere la libertà degli altri, bisogna conoscere.

Bisogna conoscere, prima di deliberare.

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Autore: riccardo_msc93

Class 93, stronger supporter of rationality. Federalist, political animals. Student by choice, Bac in Technique of informatics business administration, graduated in Political science, now postgraduate student in International Relations at University of Turin. Writing, reading and interested in politics, economics and society. Ph for passion. Looking for new large issues, trying to surprise me. Again.

5 thoughts on ““Conoscere, prima di deliberare” L. Einaudi”

      1. Ho trovato il suo articolo molto stimolante e l’ho letto due volte. Le segnalo un capitolo iniziale dei ‘Limiti dello sviluppo’ il famoso rapporto dei primi anni settanta in cui si riflette proprio sulle implicazioni dell’ambito delle nostre conoscenze sui comportamenti individuali e collettivi, una cosa è vivere in una valle isolata delle alpi senza radio e senza giornali e una cosa è accedere alla stampa, alla televisione e ora ad internet. E la nostra nevrosi stiamo diventando onniscienti ma sempre più impotenti rispetto ai problemi che occorrerebbe risolvere. In questo quadro la democrazia dell’agorà greca si rivela sempre più inadeguata a gestire il mondo della nostra città del nostro continente, del pianeta. Conosciamo sempre di più, o almeno pensiamo di conoscere sempre di più ma possiamo decidere sempre di meno .. o almeno crediamo di decidere ma inutilmente.

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      2. Ti ringrazio di aver letto il mio articolo e mi limito ad invitarti a leggerne altri. Detto questo, il testo richiamato lo conosco solo perchè citato in libri universitari. Approfondirò con piacere !

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