Cronache di ipocrisia contemporanea

 

Questo luglio 2016 non ha avuto molti spunti per essere ricordato come mese “estivo”. Ricordo i calendari che guardavo da bambino, magari sul diario della scuola, che raffiguravano giugno, luglio e agosto con immagini del mare, di alberi di un verde acceso. Ti ricordavano che l’estate è bella e va goduta. Altri tempi, e non solo per me. Questo di luglio è stato un mese sporcato da troppo sangue, provocato da azioni violente, poco importa in realtà da chi e perchè, che non ha precedenti nel cosiddetto “mondo occidentale”. Eccola la prima ipocrisia, se le vittime sono vicine a noi l’hastag #prayfor… è d’obbligo. Se oltrepassiamo il confine immaginario che pensiamo ci divida dal “mondo medio-orientale”, poco importa. Quelli muoiono sempre, mica si può sempre essere tristi e condannare attentati un giorno sì e l’altro pure.No?

Cambiamo discorso. Seconda ipocrisia, questa ha una storia ben radicata all’interno dell’humus sociale della nostra nazione. Sembra più considerabile una skills che ogni politico che si rispetti deve dimostrare al momento opportuno però. L’ultimo mese di lavoro alla camera, prima della pausa estiva (mi sono sempre chiesto cosa diavolo volesse dire “pausa estiva”, quindi il paese si ferma? Quindi il legislatore non legifera più per 30 giorni? Quindi? Ma soprattutto PERCHE’???) è stato movimentato a dir poco. I temi che tengono campo sono sempre gli stessi bene o male: archiviato il discorso elettorale di giugno, e, in parte, quello più complesso, di certo non trattabile solo in casa nostra, del fenomeno Brexit si torna a vedere la politica “de noaltri”:  arriva il rischio di bocciatura del referendum sulla riforma costituzionale (che poi, quando dovrebbe arrivare? inizialmente si diceva ottobre, adesso la prima settimana di novembre, come al solito incertezza su incertezza). In pratica la maggioranza, che ricordo avere al suo interno anche un opposizione a quanto pare (che poi, se non sei in maggioranza e neanche in opposizione, ma dove cazzo sei?), comincia a prendere seriamente lo spauricchio del default, un tipico della politica italiana, d’altronde, questa legislatura sta durando per fino oltre la media, che volete di più! Si cambia modulo di gioco dunque: non più “Se perdo vado a casa”, ma “Importante sostenere il progetto di riforma, non il Governo”. Ora io dico, ma se questa frase magica la si fosse detta un mese fa? In ogni caso, a braccetto dell’assetto istituzionale, si sà (anzi no, una marea di “esperti” continuano a dividere le due cose, sbagliando) troviamo la legge elettorale e indovinate un po’ cosa c’è sul tavolo per una bella revisione? A (momento in cui scrivo) 26 giorni dalla sua entrata in vigore e senza essere MAI stata applicata, si parla già di modifiche. E poi mi chiedo perchè la gente mi insulta quando dico che studio Scienze politiche.

Arriviamo così, dopo questa piccola carrellata, che io più che altro definirei sfogo (anche perchè non accorgendomi, sono circa 15 giorni che non scrivevo niente (tranquilli Journal viene aggiornato settimanalmente)), alla terza ipocrisia di cui vorrei parlare, che poi sarebbe l’argomento sul quale vorrei concentrarmi. La droga. Non sto scherzando, ieri tra i lavori parlamentari si discuteva nientepopòdimeno della proposta di legge sulla “Legalizzazione della coltivazione, della lavorazione e della vendita della cannabis”. Io la prima cosa che ho pensato è stata: ma ve li immaginate senatori di 80anni e passa parlare di canne? In ogni caso, arriviamo al merito. Il ddl, firmato da circa 220 deputati, di qualsivoglia casacca, vorrebbe dunque introdurre la legalizzazione soft, non liberalizzazione (citando il “Corriere della Sera “già stata in varie forme sperimentata in Olanda, Spagna, Portogallo, Germania, Svizzera, Repubblica Ceca e Regno Unito”), dell’uso, vendita e coltivazione della cannabis. Come scrive il giornale “La stampa“, in pratica “Se la legge passasse, ad un maggiorenne sarebbe lecito tenere in casa quindici grammi di marijuana. Fuori casa, di grammi potrebbe portarne in tasca cinque. La stessa persona potrebbe coltivarne sul terrazzo o in giardino qualche piantina, al massimo cinque”. L’ultimo appunto, sul testo che ha avuto appena un giorno di dibattito alla camera (le ferie sono vicine, poverini capiteli dai) che mi sembra giusto aggiungere, e non di poco conto: ” lo Stato potrà autorizzare soggetti privati a coltivare la marijuana e venderla in locali dedicati. I proventi ricavati, saranno destinati al Fondo nazionale di intervento per la lotta alla droga”, così si legge sul Sole 24 ore.

In realtà io non volevo parlare del testo o del dibattito (che ripeto non c’è stato ancora, è estate!!!!) relativo all’introduzione del ddl. Se avessi voluto farlo, avrei iniziato dicendo prima di tutto che 1 sarei favorevole; 2 il motivo principale sarebbe togliere potere e denaro alla mafia. Ho detto prima che la considero un ipocrisia. Perchè io penso che un rappresentante delle istituzioni, dunque un deputato della Repubblica qualunque, quando argomenti la sua contrarietà al decreto perchè “la droga fa male” sia un ipocrita doc. Non intendo dire il contrario, la droga fa male, lo dico anche io, e non vedo perchè bisognerebbe consumarla, a meno che non sia somministrata da un medico, mi sembra ovvio. Non è così ovvio, quindi, il perchè l’alcool sia un monopolio di stato, eppure fa male. Non è così ovvio, quindi, il perchè il tabacco sia un monopolio di stato, eppure fa male. Tutto sommato, io non ho mai visto somministrare a un medico un pacchetto di sigarette, o un gin-lemon, mi sbaglio? Ma forse è come per i morti nel medio-oriente, a noi non ci interessa, nel “nostro mondo” fumare è una pratica socialmente accettata, bere ancora di più. Poco importa se ammazzi qualcuno per strada, lo piangerà uno sconosciuto qualunque. Io non la penso così. Io penso che se uno stato volesse essere coerente, e non ipocrita, dovrebbe rendersi conto che il monopolio (già in sè discutibile come pratica) su articoli nocivi alla salute, mi viene in mente il gioco d’azzardo anche, va semplicemente contro niente di meno che le sue radici. Proteggere i cittadini. Garantire una qualità della vita elevata. Sono libertà individuali. Dunque, seguendo questa linea più dura, qualcuno potrebbe dire “e allora la carne? Anche quella fa male se mangiata in quantità o se proveniente da animali non curati”. Giusto. Quindi mammastato non può “proteggerci” da ogni male. Soprattutto per il fatto che noi, fino a prova contraria, siamo liberi di fare quello che vogliamo. E’ un po’ come la questione dell’antifragilità di Taleb. Se vuoi rendere qualcosa forte, devi esporlo ai rischi, solo così diventerà antifragile. Se è discutibile il monopolio sulle sigarette, se è discutibile il monopolio sull’alcool, se è discutibile concedere la licenza di vendita di alimenti a luoghi squallidi, se è discutibile costruire una centrale elettrica vicino ad una scuola elementare, se è discutibile legalizzare la cannabis…perchè non lo è vendere eroina? Perchè non lo è permettere di morire a chi chiede di farlo? Chi decide cosa è o non è giusto per gli altri? E soprattutto, a questo punto cos’è e dove finisce veramente la libertà personale?

A me piacerebbe vivere in un paese dove la gente è libera di fare quello che gli pare, e proprio perchè viene garantita questa libertà non eccede tale regola NON scritta, spesso molto più radicate nella società e rispettate di ferree normative imposte dalle assemblee elettive. Ma mi rendo conto sempre di più che il mio sogno parla, non di un ipocrisia, ma ormai di un utopia.

Qui si possono trovare i lavori parlamentari relativi al procedimento e alla discussione del ddl legalizzazione della cannabis: http://www.camera.it/leg17/522?tema=legalizzazione_della_coltivazione__della_lavorazione_e_della_vendita_della_cannabis

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Autore: riccardo_msc93

Class 93, stronger supporter of rationality. Federalist, political animals. Student by choice, Bac in Technique of informatics business administration, graduated in Political science, now postgraduate student in International Relations at University of Turin. Writing, reading and interested in politics, economics and society. Ph for passion. Looking for new large issues, trying to surprise me. Again.

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