Quando il segno più non basta

 

Torniamo a parlare di dati economici nazionali. Devo ammettere che è da un po’ che non ci scrivo qualcosa per la difficoltà di interpretazione. Non tanto dei numeri, interpretabili certo, certificati dal nostro Istituto di Statistica, attraverso la nota mensile di giugno, quanto per il fatto che non li trovo difendibili, scusabili, se dovessimo andare a praticare un po’ di masochismo andando a compararli con quelli degli altri paesi Ue, tralasciando i paesi benestanti tra l’altro. Sta di fatto che per capire come un paese reagisce alle congetture internazionali, per qualcuno meno di un anno fa, unico motivo di crescita del nostro paese,  e soprattutto per valutare in concreto l’azione del governo sull’economia (un po’ di sana accountability non fa mai male a nessuno) non ci resta che vedere gli indici nazionali che abbiamo tutti, bene o male, cominciato ad imparare.

Dopo la notizia-scandalo (in positivo), della crescita del meridione e dei suoi occupati, sempre l’Istat certifica ben altri numeri. Partendo dal fatto che la crescita di circa 1% del Pil rispetto all’anno prima del meridione non copre minimamente le percentuali negative di questi ultimi anni, anche l’occupazione (+ 1.5%) ha un suo perchè: estate. Non solo quella, certo, siamo d’accordo. Ma una buona parte. A parer mio le uniche vere pillole positive sono semmai la crescita del comparto agricolo +7%, e in quello delle costruzioni +1.4%. In generale crescono quasi tutti i comparti, quello commerciale, quello dei trasporti, delle telecomunicazioni, a parte quelli più produttivi: finanza e professionisti. E’ comunque un risultato positivo, successivo ai cosiddetti “patti per il sud”, piani di investimento che governo e regione decidono di impegnarsi a sottoscrivere (in realtà è un po’ come dire che il governo, fortemente spinto dalla Commissione europea, ha dato una bella pacca sulle spalle alle regioni meridionali per dire “spendete sti benedetti fondi europei decentemente, sennò tocca a ridarglieli”).

Fatta questa piccola premessa per questi insoliti dati del sud, torniaoccupati-dis.PNGmo a parlare a livello nazionale di economia e andamento del lavoro. Occupazione e disoccupazione sembrano cominciare finalmente a stabilizzarsi su un tasso di crescita, basso, ma appunto, stabile. In realtà bassissimo dato che per questo mese, l’unica cosa certificare è che 24mila donne in più hanno un lavoro, per il resto tutto resta “stagnante”. L’occupazione “cresce” se vogliamo proprio usare questa parola, dello 0.1% rispetto al mese scorso. Restiamo comunque oltre la media Ue per quanto riguarda il tasso di disoccupazione (11.5% il nostro, circa il 10% la media). Non c’è molto altro da dire se non confermare che la lenta crescita dell’occupazione, unico vero dato economico che certifica chi realmente stia lavorando e chi no, non fa altro che rappresentare un paese ancora in difficoltà, che sebbene incentivi, sebbene una moderata e bassa crescita della produzione, un clima quanto meno non apocalittico sopra di noi, e, va detto, un buon lavoro da parte del parlamento sulla semplificazione e buon funzionamento della macchina amministrativa dello stato, cresce troppo poco. Non basta il “+” affianco ai numeri.

Il secondo dato che analizzo, correlato in buona parte col primo, è sui consumi delle famiglie. Perchè se il motore di un paese sono le imprese, la benzina è tutto quello che rappresenta il movimento di denaro, le transazioni, insomma il mercato. Il nostro paese, da anni, è famoso per avere uno dei tassi di risparmio più alti come minimo del continente. Noi non ci fidiamo, siamo quelli del “meglio i soldi sotto il materasso che in banca”, anche se in parte chi dice questa frase più che impaurito, è ben cosciente che è meglio non far sapere a nessuno, lo stato in primis, quanti soldi veramente possiede. Dunque i dati qui riportati andrebbero valutati anche sotto questo aspetto, truffaldino, ma che esiste in una società di imprenditori come è l’Italia. In ogni caso, mi limito a dire che l’Istat rileva che nel primo trimestre di quest’anno il reddito LORDO (ingigantitelo quel lordo) è aumentato dello 0.8% rispetto al mese scorso; e, di conseguenza, anche i consumi. No scherzo, giusto perchè noi italiani siamo coerenti, aumenta il reddito e aumenta la propensione al risparmio che si stima essere dell’8.8.% del reddito lordo disponibile dalle famiglie. Piccolo break, questi dati, ma non solo questi, sono abbastanza espliciti per chi cerca di definire la politica degli “80 euro”, un incipit al consumo. Semmai, quei pochi che sono prop.rispoarmiorimasti dall’aumento, che non è stato a causa degli 80 euro, delle imposte locali, sono andati proprio ad aumentare il risparmio delle famiglie. Si potrebbe definirla “politica distributiva” in quanto non si è capito bene a chi questa manovra sia effettivamente “costata”, ma questa cifra come sappiamo non è andata a tutti. Aggiungo anche che oltre al bonus 80euro classico, sono stati varati il “bonus bebè”,e quello per i 18enni. Peccato che stanziando meno soldi, si poteva varare il reddito minimo, presente in tutta Europa. Proposto dal M5S. Direi che non c’è bisogno di spiegare perchè non è stato varato. Ultimo dato, questo solo in parte, correlato con la propensione al risparmio, è l’inflazioinflaz..PNGne. Problema non risolvibile a livello nazionale, in quanto manovre sull’inflazione toccano anche politiche monetarie, di competenza dell’Ue. Sostanzialmente non cambia nulla rimane statica sullo zero-virgola. Piccola, ultima, annotazione, al contrario di quello che si potrebbe pensare inizialmente, l’aumento dei prezzi è sintomo di una buona economia, in quanto con la deflazione, o un inflazione praticamente inesistente, situazione quest’ultima attuale, i consumatori aspetteranno sempre di più che i prezzi si abbassino ancora, nel frattempo il mercato non gira, domanda e offerta non si incontrano, o si incontrano ad un punto così basso da abbassare la stessa inflazione, e il circolo vizioso ricomincia. Per ogni altro approfondimento, o se volete informarvi attraverso un canale molto più tecnico di quello che è questo blog non posso far altro che rimandarvi a Sole24ore ; Istat.

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Autore: riccardo_msc93

Class 93, stronger supporter of rationality. Federalist, political animals. Student by choice, Bac in Technique of informatics business administration, graduated in Political science, now postgraduate student in International Relations at University of Turin. Writing, reading and interested in politics, economics and society. Ph for passion. Looking for new large issues, trying to surprise me. Again.

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