Se qualcosa può andar male, lo farà

 

Dopo una notte buia e tempestosa come direbbe Snoopy, è il momento di fare il punto. Anche se tutto sembra molto chiaro ci sono aspetti che a me personalmente non tornano, e penso sia giusto provare a spiegarli.

Ieri si è riscritto un pezzo di storia, per essere più corretti, il 50% dei cittadini italiani ha scritto un pezzo di storia. Questo è il primo dato da cui vorrei partire. E’ abbastanza preoccupante valutare che l’affluenza è calata ovunque di circa 7-10 punti percentuali. Se al primo turno ci si era stabilizzati su un modesto, ma sufficiente, 60/63% ieri i dati sono chiarissimi: 50%. Un cittadino su due ha espresso il suo voto. In termini assoluti, in alcune città, vuol dire che si è assistito praticamente ad un plebiscito per alcuni candidati che per esempio hanno raggiunto il 60% dei voti, vuol dire dominio assoluto. Dove? Beh, tanto prima o poi bisogna parlarle, a Roma per esempio. L’altro motivo per cui ieri si è scritto un pezzo di storia è grazie al M5S, Virginia Raggi è la prima donna, e il sindaco più giovane, della storia della Capitale. Ha vinto doppiando il proprio avversario. Insomma non c’è storia, il Pd e Giachetti hanno voluto attendere, nella speranza che quel 33% si alzasse timidamente, ma niente da fare. Al comitato facce tirate e deluse. Non so quanti avessero davvero l’ambizione di riuscire a vincere una partita così difficile, con circa 10 punti di distanza era già tutto scritto due settimane fa. Affluenza a Roma che cala di 7 punti spaccati. Unica nota positiva, il Pd prende più voti del primo turno, ciò vuol dire che la macchina del ballottaggio si era messa in moto, contro tutti però è difficile farcela. Dopo l’affermazione di Salvini-Meloni “Voteremo M5S” era prevedibile che sarebbe stata dura. Ed è andata proprio così, la Raggi fa da partito pigliatutto e vince. Vedremo al momento della composizione della giunta se qualche “favore” dovrà essere restituito. In ogni caso, l’azzardo del leader del Carroccio potrebbe anche non essere piaciuto ai suoi iscritti. Ma insomma, queste sono le dure regole del ballottaggio (chiamato, anche da me, erroneamente secondo turno: attenzione, il secondo turno del semipresidenzialismo francese prevede una SOGLIA per l’ingresso al secondo turno, ovvero è previsto che ci siano anche tre forze politiche al secondo turno, non è obbligatorio ci sia un ballottaggio). Su Roma, non c’è altro da rilevare se non la mossa suicida del Pd di, uno, sciogliere  una giunta solo perchè non era di comodo al Governo; e due, indire elezioni dopo 4 mesi di Tronca a cui poco importava amministrare con le pinze per non ferire il Pd. Elettorato debole, tanta sfiducia, e un Movimento appoggiato dagli avversari. Chi è causa del suo mal pianga se stesso.

C’è una sfida simile a quella di Roma, con le posizioni inverse. Si pensava. Torino, la città rossa da 25 anni arrivava al ballottaggio con il Pd sopra il M5S, che aveva raggiunto un risultato impressionante toccando il 30%, con circa 9 punti di vantaggio. La destra qui era inesistente, la Lega non arriva al 5%, Forza Italia non contava niente. Qui la sfida era tra i due: la giovane e l’esperto; il vecchio e il nuovo, la donna e l’uomo. Fa sempre effetto quando un sindaco non viene riconfermato. Lo fa ancora di più, quando il suo avversario (avversaria, specifichiamo) parte indietro e arriva fino al 54% dei consensi. Chi dice che a Torino si parla di “voto radicato” e cose del genere sta mentendo. Nessuno poteva mai pensare che Fassino avrebbe perso il ballottaggio, nessuno a parte gli iscritti del M5S a quanto pare. E’ l’unica città in cui la partecipazione cala di poco, circa 3 punti, e nella quale le strategie della destra di votare i pentastellati (che comunque, prima o poi dovranno spiegarmela) non avrebbe fatto grande differenza. Di nuovo, il Pd sembra affossarsi da solo sull’incapacità di avvicinare voti al suo partito. Qui c’è la vera sconfitta del Partito Democratico, Torino doveva essere vinta. L’unica spiegazione plausibile sembra essere una cittadinanza stanca del solito piatto pronto. Quando si è avuto la possibilità di scegliere tra qualcosa di nuovo, se pur con qualche rischio, e la riconferma, ripetiamolo, per la quarta volta, dello stesso colore di un amministrazione, si è voluto optare per il disperato bisogno di novità. Poco importa come Fassino abbia amministrato la città (bene, a mio avviso), e secondo me poco ha a che fare col fatto che l’elettorato abbia voluto “punire” il proprio partito, sebbene il Pd sia bravo a farsi gli sgambetti da solo, quel 45% conferma che chi aveva votato Fassino, lo ha riconfermato. Insomma fin qua, due storie diverse, ma due vittorie sempre e solo per il Movimento. Da non sottovalutare che comunque la vittoria più inaspettata dei pentastellati arriva con un candidato, volendo usare un eufemismo, “extra-movimento”, con un passato ben preciso e un immagine distaccata da quell’urlo di Onestà che tanto vuol dire ma poco convince. Di nuovo, il sindaco deve prima di tutto convincere, e in questo caso sembra proprio che i torinesi abbiano scelto il candidato piuttosto che la macchina che vi è dietro. Ultimo appunto, a Novara, dove il Pd arrivava primo al primo turno, l’affluenza cala di 8 punti e il Centrodestra ribalta la situazione vincendo. Due battaglie diverse, due sconfitte.

Spostiamoci di circa 150 km e arriviamo in Lombardia. Queste elezioni sono strane perchè sembrano andare in tutt’altro modo di come si penserebbe l’elettorato reagisca. Dico questo non solo alla luce di Roma e Torino, ma anche di quanto, e soprattutto, di quanto accaduto nella regione più produttiva d’Italia. Vince il Pd. Vince il Pd a Varese, partendo da sconfitto al primo turno, vince il Pd a Milano con quel punto e mezzo che conferma la differenza decimale tra Sala e Parisi data molto probabilmente dalla grande differenza della squadra. In tutta la sera non c’è mai stato il rischio di sorpasso, il Pd ha amministrato il poco vantaggio, per dirla in gergo calcistico, e ha portato a casa una vittoria non scontata, e tutt’altro che semplice. Qui accade il contrario di quanto accade a Torino, con il M5S fuori gioco subito, azzoppatosi da solo, i cittadini premiano il buon governo di Pisapia votando un candidato extra-partito, un candidato renziano si può dire, che nonostante le poche differenze col suo avversario, nonostante le tante polemiche sulla sua scelta calata dal cielo più di un anno fa, ora è sindaco di Milano. Parisi, l’uomo che era riuscito subito nell’intento di far convergere tutti su di lui, poco gli importava veramente di unire il centrodestra, non è riuscito nella raccolta dei voti del “centro”, andati a Sala, ancora peggio è andata quando ha provato a guardare da altre sponde che gli hanno chiuso la porta in faccia. Con un affluenza abbastanza stabile, Milano è l’unica vera vittoria del Partito Democratico. O meglio, di Renzi.

Tanti problemi anche per il vice-segretario Serracchiani, nonchè Governatrice del Friuli. A Pordenone e Trieste il centrodestra non solo era arrivato davanti al primo turno, ma conferma tutti e due i risultati vincendo. A Trieste vincono anche di misura. Qui fa molto la posizione della Lega, in quanto il M5S non sembra aver voce in capitolo. Stesso risultato in un’altra regione, la Liguria, dove a Savona il centrodestra vince e convince. Col 10% in meno di affluenza il Pd perde anche qua, la regione tradita dalla “sinistra più a sinistra” circa un anno fa. Le note positive, ma non troppo, per la sinistra arrivano ovviamente spostandosi in Emilia. Merola conferma il risultato di due settimane fa e vince a Bologna, lo stesso accade a Ravenna (Rimini era stata vinta al primo turno dal Pd). Positive ma non troppo perchè il distacco col quale Merola vince è a dir poco preoccupante, di nuovo, in una città in cui il M5S è presente ma poco influente, la battaglia classica destra/sinistra sembra non essere così scontata perchè lo scarto è inferiore ai 10 punti. Segnali di debolezza anche nella terra rossa cominciano a farsi vedere.

Per il resto non c’è molto altro da aggiungere, pillole di risultati: a Napoli stra vince De Magistris, votato da 1/3 dei cittadini, a Caserta vince il Pd, a Benevento vince, e non è uno scherzo, Mastella, a Brindisi altra sconfitta della sinistra che nel primo turno era davanti, qua però la colpa non è ne del M5S nel della destra “classica”. Perchè vince il candidato di Fitto “Conservatori e Riformisti”. In un altra città dove il risultato sembrava al sicuro, arriva una sconfitta che deve far riflettere. Non esiste un trend nazionale per queste amministrative, che tutto sommato ha anche un senso, insomma non per forza il sindaco viene sempre affiliato al partito che lo appoggia, o alla maggioranza di Governo. Va detto che ci sono molti colpi di scena, e molte sorprese tutte a sfavore del Pd però. Il sistema politico sembra essere diventato tripartitico, con un centro che è un non-centro perchè il M5S non si capisce molto bene dove sia politicamente posizionato. Purtroppo per loro, l’onestà non è un polo politico. Questi risultati, che vedono appunto vincitore il Movimento, sembrano andare proprio in questa direzione, insomma al momento di governare vanno prese delle decisioni chiare e precise che daranno la vera indicazione di quale strada i pentastellati abbiano intenzione di seguire. Di conseguenza, ritorniamo a vedere il Pd nel ruolo di opposizione locale, e maggioranza schiacciante nazionale. Vedremo cosa prevarrà, soprattutto in vista del fondamentale incontro alle urne di ottobre. Se dovesse vincere il Sì, Renzi avrebbe comunque ottenuto ciò che voleva, manterrebbe prima di tutto il suo posto, e rafforzerebbe la maggioranza parlamentare. Non solo, potrebbe dimostrare che con una gestione discutibile e a masochista è riuscito a ottenere un risultato che va oltre le elezioni amministrative, oltre gli interessi partitici, oltre le segreterie. Modificare quell’assetto costituzionale che nessuno è riuscito a fare. A quel punto, poco importa del’ultimo anno e mezzo che gli resta a Palazzo Chigi, sarebbe campagna elettorale fin da subito. Anche perchè, fino ad oggi, non sembra essere stata proprio una gran mossa aver approvato questo Italicum. Potrebbe essere la prima volta che un Governo approva una legge elettorale che va a suo sfavore ! Dai risultati del secondo turno vediamo che il Pd perde quel sex apiel, quella capacità di attrazione da poli distanti. Per tanti, e diversi, motivi che non possono essere soltanto riconducibili alla gestione della segreteria nazionale o all’attività parlamentare, che io trovo egregia i deputati e i senatori del Pd stanno facendo il loro lavoro in maniera genuina. Bisogna andare più in profondità per capire come mai si è perso così male e così inaspettatamente. Dall’altra sponda, preoccupa e non è ben chiaro il comportamento della destra che preferisce votare il M5S pur di far perdere, anche quando tutto sommato non ce ne sarebbe bisogno, la sinistra. Il nemico del loro nemico, questa volta potrebbe non essere un amico. E questo Salvini & company lo stanno sottovalutando molto, anche perchè la sconfitta di Milano brucia, e brucia tanto.

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Autore: riccardo_msc93

Class 93, stronger supporter of rationality. Federalist, political animals. Student by choice, Bac in Technique of informatics business administration, graduated in Political science, now postgraduate student in International Relations at University of Turin. Writing, reading and interested in politics, economics and society. Ph for passion. Looking for new large issues, trying to surprise me. Again.

3 thoughts on “Se qualcosa può andar male, lo farà”

  1. ridicoli loro e il loro movimento. Celebrano exploit a Torino e Roma ma fanno finta di non sapere che hanno vinto con i voti di fasci e leghisti.
    Spiace per le città in sé, ma è giusto così: vediamo cosa fanno, adesso. E se troveranno ancora tutto così facile e divertente

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    1. Di certo ora il Movimento diventerà “accountable”, la sfida per il Pd sarà fare un’opposizione intelligente. Per quanto riguarda la sconfitta, beh sono le regole del ballottagio. Quando hai una maggioranza forte a livello nazionale opposizioni ti attaccano in tutti gli altri canali, poco importa quali siano. A me interessa più la qualità dell’amministrazione che non il colore sinceramente, e Torino si merita un amministrazione al Top. Per quanto riguarda Roma…è un po’ come la regola del calcio, goal sbagliato goal subito.
      P.s. Grazie del commento, sempre interessante chiacchierare !

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      1. poco importa ma in determinate situazioni (come questa, ad esempio) non è un particolare che si può omettere, tanto che a Torino al primo turno il centrosinistra vinceva sul movimento. Il ballottaggio a cosa serve? E’ inutile, è solo un passaggio dove si vota per far perdere un candidato invece che parteggiare per quello a favore.
        Ora confido in Renzi e nel PD intelligente.
        grazie a te!

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