Giugno calling

Tra qualche giorno inizia il sesto mese dell’anno. Quasi per tutti giugno equivale a dire vacanze, le scuole finiscono, i nostri programmi televisivi preferiti si interrompono, la nostra routine comincia piano piano ad adeguarsi alle temperature estive, le domeniche ci si sveglia presto per andare in una spiaggia sudata, piena di persone tutte li per lo scopo che non riusciranno a cogliere: un po’ di sano relax. Giugno per me quest’anno rappresenta il primo (mezzo) traguardo di questo blog, e l’inizio della conclusione di un lungo percorso che sono sicuro sarà solo il trampolino di partenza. Beh, e poi a giugno ci sono le amministrative. Ne ho già parlato recentemente ma l’altro giorno guardando i sondaggi americani tra i candidati del democratic party ho letto un interessante articolo di come estrapolare informazioni importanti dai dati sul gap tra i due contendenti (non ricordo dove lo avessi letto, purtroppo non posso linkarvelo). Allora mi sono detto, dato che tentar non nuoce, provo anch’io a fare una piccola previsione di come potrebbero andare queste elezioni nella città più importante d’Italia: Roma (anche perchè a Bologna, Napoli, Torino a meno che nei prossimi giorni non accada qualcosa di tragico,  i risultati sono bene o male quelli evidenziati dai sondaggi, addirittura in due di queste città il secondo turno potrebbe anche non esservi). Comunque, lo ritengo un bell’esercizio di analisi, e soprattutto, dato che qualcuno me lo ha fatto notare (lo ringrazio vivamente, consigli e commenti sono sempre graditi), mi sbilancerò nell’ affermare quale potrebbe essere il risultato e, personalmente, quello che ritengo migliore.

A un anno dalle amministrative che hanno interessato gran parte delle regioni tutte, a parte Liguria, Veneto, Lombardia (non toccata dalla tornata elettorale) sono amministrate dal Pd, ci si ritrova a ri-occuparsi di elezioni. Nelle regionali le pressioni delle segreterie centrali hanno avuto un forte peso, tralasciando le preferenze di voto locali (cosiddette subculture), la situazione politico-sociale, l’obiettivo era vincere. Per le comunali di quest’anno la posta in gioco è valutare la salute degli iscritti. Ecco che le primarie per scegliere il candidato, e successivamente la campagna elettorale a specchio, incentrata soprattutto sulle periferie, di Giachetti e Sala (candidato a Milano) vanno proprio in quella direzione. Recuperare lo strappo tra la base del partito, sofferente e strozzata dalle decisioni del Segretario-Premier, è il primo obiettivo del Pd. E, tutto sommato, questo non vuol dire per forza vincere le elezioni. Anzi, una sconfitta a Roma secondo me dovrebbe quasi essere auspicata. Alcune volte perdere è la cosa migliore che possa capitare. Andiamo con ordine, i sondaggi a una settimana (poco più) dal primo turno danno Raggi e Giachetti distaccati di poco, i numero però tendono per la candidata M5S. Sarebbe la vera prima esperienza grillina in una piazza così importante che qualcuno è arrivato a dire che “A Roma, nessuno vuole governare”. A me sembra che Virginia Raggi di voglia di fare il sindaco ne abbia e anche tanta, ma soprattutto è il suo MoVimento che spinge per lei. Avere un sindaco nella capitale risolleverebbe direttorio e comico da un momento alquanto complicato. I casi Pizzarotti e Nogari non hanno certo giovato all’immagine del M5S, tant’è che in nessun’altra città sono dati così alti, al chè sorge un dubbio che davvero il Movimento 5 stelle sia più uno “sfogatoio elettorale” che una concreta alternativa nel gioco della politica. Il voto di protesta rischia di essere l’unico vero motivo per cui lo si sceglie, e manco a dirlo, questo è il peggior modo di mettere in pratica una democrazia. A questa domanda si potrebbe avere una risposta dalle intenzioni di voto del primo turno. Grazie a Dio, per le comunali esiste il doppio turno da tempo e la possibilità del voto disgiunto. Attraverso questa pratica, l’elettore ha più margine di movimento perchè al primo turno potrebbe votare “lo sfidante” da battere al ballottaggio. Ecco a cosa serve un partito per esempio, mobilitare una massa di persone e appoggiare un candidato solo per farne perdere un altro, avere strategie elettorali sulle quali poter contare. In poche parole, con il suo isolazionismo il M5S può sperare solo che molti disaffezionati della politica votino per loro, oltre che i loro sostenitori ovviamente. Ma di flussi “in uscita” non ne ha, e ad avere tutti contro se stessi non è facile vincere. E’ qui il gap dove i sondaggi inceppano, chiedere per chi votare è diverso che chiedere per chi NON votare. Alla prima domanda si risponde dando il voto al proprio partito, o a quello che più ci rappresenta; alla seconda, si risponde tenendo conto dell’avversario che potrebbe impensierire di più, a chi si vuole mettere fuori gioco e per  fare ciò non è escluso, anzi è auspicabile, che ci si coalizzi. La coalizione ha senso se si ha un avversario comune, se il partito col quale ci si coalizza ha una buona fetta di voti e se quello che chiede in cambio è più o meno negoziabile. A questo gioco il M5S non vi partecipa. Come andrà? Al primo turno prevedo uno stacco piuttosto netto del M5S su Pd, da un lato, e dall’altro un avvicinamento tra Marchini e Meloni (non ne ho accenato sopra perchè a spiegare la teoria suicida del centro-destra a Roma ci voleva un articolo a parte, qui basta dire che non avevano le capacità per vincere e il teatrino delle “gazzebbarie” e ritiro candidature è stata solo una mossa mediatica). Dunque al secondo turno, al ballottaggio per intenderci, è piuttosto probabile che andranno Raggi e Giachetti. Ed è piuttosto probabile che, sebbene qualcuno dica che voterebbe M5S “pur di non votare il Pd”, io prevedo una vittoria proprio del Partito Democratico, con una differenza di qualche punto percentuale proprio per il ragionamento fatto sopra. Non solo nel Pd esistono già “nuovi” elettori provenienti da realtà non di sinistra, ma la capacità del partito di “offrire qualcosa in cambio”, prima di tutto la vittoria, ai cosiddetti dissindenti e a tutto quello che c’è più a sinistra del Pd stesso è la qualità che fa vincere un elezione a doppio turno. Se così non dovesse andare, tutto sommato per il Pd si eviterebbero una marea di problemi. Intanto si sfaterebbe il mito che con Renzi il Pd vince (lo ha sempre fatto fin ora), ma soprattutto potrebbe interpretarsi come attore di opposizione in un palco scenico molto più ampio di quello che è un normale consiglio comunale. Da opposizione potrebbe punzecchiare la Raggi in ogni sua mossa falsa e con la capacità mediatica che ha un partito di maggioranza in parlamento, e complessivamente nel paese il più votato, sarebbe come dire che ha già vinto le prossime elezioni. Non nascondo che sarei molto curioso di vedere il M5S all’opera, così tanto che se fossi cittadino romano, quasi quasi lo voterei.

 

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Autore: riccardo_msc93

Class 93, stronger supporter of rationality. Federalist, political animals. Student by choice, Bac in Technique of informatics business administration, graduated in Political science, now postgraduate student in International Relations at University of Turin. Writing, reading and interested in politics, economics and society. Ph for passion. Looking for new large issues, trying to surprise me. Again.

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