Giovani cercasi

Dal primo post sul nuovo formato “Journal”nel quale ho parlato di universitari in italia, (qui trovate il link https://point500.wordpress.com/journal-view/) ho cercato di approfondire la tematica in quanto parte di quei numeri. Devo dire che con gli assist di Almalaurea e dell’ultima pubblicazione dell’Istat “#Giovani” (l’hastag non me lo sono inventato io, si chiama davvero così) è stato relativamente semplice reperire un pò di numeri per farsi un idea. Come dico sempre, le statistiche vanno interpretate certo, dobbiamo ricordarci che quando si leggono dati demografici si tratta sempre di persone e il concetto stesso di quantità è molto relativo. Detto questo, possiamo cominciare.

Sul sistema informativo “#GIOVANI”, che potete trovare sul sito dell’Istat, si possono confrontare e leggere dati relativi al numero unità presenti in ogni paese Ue di quanti giovani lavorano, studiano, quanti vanno al teatro piuttosto che al cinema, quanti fumano, quanti pagano un affitto. E’ un portale attraverso il quale si può capire meglio quale sia il paese a misura di “giovani” e nel quale loro si trovino meglio. Io mi sono concentrato sull’aggiornamento dei dati relativi al 2015 (alcuni in realtà al 2014), aggiungendo gli ultimi dati di “Almalaurea”, sul nostro di paese. Cominciamo prima di tutto col dire quanti sono. I giovani dai 15 ai 24 anni in Italia, nel 2015, rappresentano il 9.8% della popolazione, se vogliamo allargare la classe fino a comprendere i 34enni il numero arriva al 21.1%. I ragazzi dai 18 ai 24 anni che abbandonano gli studi sono il 15%, la media Ue è dell 11%; mentre quelli tra i 25 e i 34 anni che hanno conseguito un diploma sono il 73.8%, la media europea è dell 83%; volendo farci del male andiamo a vedere quanti ragazzi( si fa per dire ragazzi) tra i 30 e 34 anni hanno una laurea di primo grado (triennale): il 24%, la media europea? Il 38%. Il tasso di disoccupazione dei giovani tra i 15 e i 34 anni è del 39.2%, quello di occupazione del 66.6%. Il 28% di quelli che lavora dopo aver conseguito una laurea ha una formazione superiore rispetto a quella richiesta dal proprio lavoro (fenomeno denominato “mismatching”); Il Sole 24 ore ne aveva parlato circa un mese fa, è di Datagiovani il grafico qui riportato. Nel 2014, dati Almalaurea sta volta, ad un anno dalla laurea, si guadagna intorno ai 1000euro. Facendo quattro conti, ci vorrebbero circa, siamo ottimisti, 5 anni per recuperare buona parte dell’investimento universitario fatto su se stessi. Da tutto questo ne deriva che non solo siamo il paesscuola-lavoro.pnge europeo con la quota più bassa di iscritti all’università( anche in questa classifica siamo ULTIMI), ma che l’impegno economico immenso richiesto per sostenere gli studi, per non parlare effettivamente dell’impegno pratico, (su questo, consiglio a tutti di leggere sull’ultimo numero della rivista Il mulino questo articolo secondo me fondamentale per cominciare a farsi un’idea di cosa voglia dire veramente studiare all’università, in Italia http://www.rivistailmulino.it/news/newsitem/index/Item/News:NEWS_ITEM:3197) beh…non convenga. Particolare da non dimenticare,Almalaurea ci ricorda che la media di età dei laureandi alla triennale sia circa di 25 anni. chart.pngQuindi, pochi giovani, pochi di questi studiano, chi lo fa termina in ritardo o lascia prima di concludere il percorso, e chi finisce si ritrova con buona probabilità o senza lavoro o con un lavoro per il quale non ha studiato (questo non solo vuol dire che lo stato ha speso soldi in una formazione che non produrrà nel settore di competenza, ma anche che chi invece ha studiato proprio per quella mansione, si ritrova senza niente) e per giunta, sotto pagato e con un contratto, quando c’è, senza garanzie alcune.

 

Quali sono le conseguenze di tutto questo? Fondamentalmente due: chi non ne può più, se ne va, e chi resta è condannato a vivere una vita di compromessi. Partiamo col parlare dei primi. Il 34% degli under40 negli ultimi due anni è scappata (penso sia il verbo migliore da usare) dall’Italia. Per fare un esempio, nel 2014 sono stati 101mila le persone emigrate dal nostro paese. La maggior parte di loro ha scelto mete come Londra, la Germania, la Francia. In termini di spesa pubblica, dato che sembra un argomento in voga ultimamente, vuol dire aver regalato 23 miliardi in giro per il mondo. Il fenomeno dei “cervelli in fuga” vale più di due “bonus-80 euro” per intenderci. La maggior parte di loro non pensa di tornare il Italia, ha una vita soddisfacente, un reddito stabile, alcuni addirittura una casa a meno di 5 anni dal loro arrivo. Denunciano un welfare sano, se pur in difficoltà ultimamente, una qualità della vita ottima, condizioni lavorative più flessibili e stabili (per farsi un idea, consiglio a tutti “Contro la miseria” di Giovanni Perazzoli). Per quelli che restano beh, penso bastino due dati: il 38% degli uomini dai 30 ai 34 anni vive con almeno un genitore, e il 29% dei single sono a rischio povertà.

Andrei anche avanti con inserire dati su dati, numeri, condizioni economico-sociali. Ma la pratica del masochismo non mi appartiene. A parte gli scherzi, guardando questi dati da giovane e da studente, posso solo dire che rappresentano la realtà in tutto e per tutto. Personalmente non sono in grado di dire cosa si potrebbe fare o dove è stato l’errore, non tanto perchè non ne ho le competenze, ma perchè penso che questa situazione, come la maggior parte dei problemi italiani, non sia stata risolta quando si poteva ancora salvare il salvabile ed ora sia semplicemente irrisolvibile. D’altrode dicono che siamo il paese che non cambia mai.

Forse più che sognare, dovremmo limitarci a sperare.

 

 

Qui trovate il link al sito dell’Istat: http://www.istat.it/it/giovani

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Autore: riccardo_msc93

Class 93, stronger supporter of rationality. Federalist, political animals. Student by choice, Bac in Technique of informatics business administration, graduated in Political science, now postgraduate student in International Relations at University of Turin. Writing, reading and interested in politics, economics and society. Ph for passion. Looking for new large issues, trying to surprise me. Again.

2 thoughts on “Giovani cercasi”

  1. Noto che chi legge i tuoi articoli si limita a mettere un “mi piace”, le analisi pur nella condivisione intimidiscono anche me. In questo caso è una ricerca che avrei desiderato fare e non ho fatto, ma i tuoi dati mi conciliano con la mia pigrizia che non mi consente di riordinare le idee.

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    1. Prima di tutto grazie per il commento, fa sempre piacere sapere cosa ne pensano gli altri. Più che ricerca è lo definirei un modesto riassunto di alcuni indicatori. La pigrizia nel ricercare dati colpisce anche me credimi. Per sconfiggerla…uso Twitter !

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