Il dopo-referendum

Liberati i seggi, finite le polemiche (sta volta veramente troppe), concluse le dirette (Mentana domina sempre e comunque), ma soprattutto ora che si hanno i dati ufficiali completi sul territorio nazionale, ho pensato di scrivere un paio di righe su quanto accaduto domenica.

Devo dir la verità che anche questa volta ero molto vicino al lasciar perdere. Non tanto per indifferenza del risultato, più per non essere parte di chi su questo referendum ci ha surfato le onde della politica. Gli italiani sono un popolo di surfisti. No, non intendo il surf che si fa sulle onde nelle spiagge chilometriche della California o in Australia, intendo il “surf the net” anglossassone, il girovagare in internet nella ricerca di ciò che si sta cercando. Il più delle volte trovando tutt’altro. Penso che tanti di quelli che volevano sapere di cosa riguardava il referendum di domenica abbiano surfato in internet, magari sui social, il mare più insidioso dove potersi addentrare con la propria tavola. Il più pericoloso.

Ma prima i risultati: domenica 17 aprile si sono presentati alle urne 15,4 milioni di elettori, il 31% degli aventi diritto al voto. Di questi, l’85% ha votato “SI”, il 14% “NO, in una sola regione, la Basilicata, è stato superato il quorum (fatalità); 7 le provincie dove hanno partecipato più del 40% degli aventi diritto. Direi che affermare che è stato un fallimento vuol dire ammettere la verità. A quanto pare questo, fa molto clamore, ma i numeri non mentono. La vita di questo referendum è stata a dir poco tortuosa, dal passaggio alla Consulta che ha lasciato solo questo quesito valido, fino alla lotta politica tutta interna al Pd. Delle 9 Regioni che lo hanno proposto (i referendum abrogativi possono essere promossi da cittadini, presidenti di Regione, parlamentari etc…) ben 8 sono governate dal Partito Democratico. Un controsenso verrebbe da dire. Al momento del dibattito, le cose hanno preso una cattiva strada: dopo le accuse da parte dei promotori di un tentativo di “sabotaggio” sostenendo che i media si siano occupati poco dell’argomento, si è passati allo scontro. Dico “promotori” perchè a quanto pare, assieme agli 8 Governatori del Pd e il Governatore della regione Veneto Zaia, Lega Nord, si sono uniti compatti tutte le altre forze politiche. L’opposizione in poche parole. A quel punto, il tutto è degenerato. Se nei mesi precedenti non c’è stata un’opportuna informazione, l’attenzione mediatica si è accesa solo quando questo referendum è diventato un arena politica enfatizzando ancora di più il conflitto tra “renziani” e “minoranza dem”. Tutto abbastanza italiano insomma. Sul merito, niente. Non si è mai capito in maniera limpida cosa trivellassero queste trivelle, perchè proprio entro le 12 miglia (che poi, quanti di voi sanno quanti km sono?), l’indotto economico che gira attorno a questa attività, i rischi ambientali, cosa vuol dire concessione, cosa sono le lobby dei petrolieri (??????) etc etc… Tante domande, niente risposte. Ce la siamo presa con i politici, con i giornalisti. E poi, una volta letti i dati dell’affluenza, con noi stessi. Dare la colpa a tutti d’altronde, vuol dire non darla a nessuno. Neanche a nominarla la parola affluenza che subito viene in mente la dichiarazione di Matteo Renzi. Allora, qui mi fermo un attimo e ammetto che personalmente non riesco a pensare che libertà voglia dire poter fare, ma anche NON fare qualcosa. Sulla Costituzione Italiana c’è scritto che votare è un DIRITTO. Scrivo questo anche se sono molto combattuto a riguardo, io penso francamente che si deve andare a votare ogni volta che si è chiamati a farlo, sulla Costituzione c’è anche scritto che la DEMOCRAZIA appartiene al POPOLO. Insomma, la cosa è al quanto complessa. Anche se non condivido assolutamente la posizione di chi non abbia votato, sono liberi di non farlo. Io avrei voluto avere non solo risposte alle domande di sopra, ma anche sapere quanto e come le 9 Regioni promotrici del referendum rispettino l’ambiente, investano sulle risorse rinnovabili, proteggano il territorio, si occupino di politiche ambientali per loro cittadini. Io avrei voluto poter partecipare al dibattito magari su scala nazionale attraverso una consultazione, avrei voluto esporre le mie idee, avrei voluto assistere ad una presa si posizione (con chiare motivazioni) da parte dei partiti su questo argomento , magari ancora meglio se votata in un’assemblea, sentiti gli iscritti. Questa sì che per me è la democrazia, la politica. Tutto quello che è stato, e che sono convinto sarà, questo referendum, non ha avuto minimamente niente a che fare con questo.

Eppure, ho votato.

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Autore: riccardo_msc93

Class 93, stronger supporter of rationality. Federalist, political animals. Student by choice, Bac in Technique of informatics business administration, graduated in Political science, now postgraduate student in International Relations at University of Turin. Writing, reading and interested in politics, economics and society. Ph for passion. Looking for new large issues, trying to surprise me. Again.

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