Obbligata a perdere

La bozza di questo pezzo ha avuto vita difficile. L’ho cancellata una sacco di volte, anzi vi dirò che fino a qualche minuto fa avevo inesorabilmente deciso di non scrivere e sorvolare su quanto accaduto in questi giorni, più che altro in questo ultimo mese, a Roma. Il titolo d’altronde ne è l’evidenza. A 10 giorni dopo le “primarie” del Pd, coi suoi scandali su bassa partecipazione e bluff delle schede bianche; a una settimana dopo le “gazzebbarie” della…dovrei dire destra ma non so se esista più questa parola, politicamente parlando; dopo la candidatura di Storace e Fassina, così vicini così lontani; sembra che ci siano più domande che certezze. Insomma lo scenario a 3 mesi dalle elezioni amministrative della capitale è a dir poco preoccupante. Tra la giungla di dichiarazioni, e tra quel poco di sensato che c’è da leggere, cercherò di trarne, le mie, conseguenze.
Come non partire dal Pd. Il vero protagonista di tutta questa faccenda, iniziata nel gelido autunno romano quando la giunta Marino voltava le spalle al suo condottiero, lasciandolo solo, indifeso, con l’unico brandello di vita che si nasconde in ogni uomo. La vendetta. Dalla faccenda dell’ex sindaco si sono viste un sacco di cose, oltre Mafia capitale ovviamente. Si è vista la straordinaria inefficienza del partito cittadino nel prendere una posizione compatta; la cosiddetta “base” andava un po’ qua un po’ la, come un gregge incontrollato senza padrone; con l’unica via maestra rappresentata dalla politica nazionale del segretario/premier di andare “oltre Marino”. Sembra quasi una favola, tutti ricordiamo in quel lontano 2013 Ignazio Marino “l’uomo felice” del Pd in quei giorni di gran confusione per tutto il paese; così come lo si ricorderà, solo di nuovo, dentro il campidoglio l’ultimo giorno da sindaco. Viene da chiedersi se lo sia stato anche durante questi due anni di lavoro, perché se c’è una cosa che nella politica non si può fare, è fare tutto da soli. Durante tutto il dibattito (che lascia ancora oggi lo spazio che trova) su quali fossero le colpe di Marino riguardo le implicazioni mafiose della città e non, dopo le innumerevoli testate giornalistiche, palinsesti televisivi e, personalmente, in riunioni di partito; ancora non si è giunti a nessuna conclusione. Dare la colpa a qualcuno sembra diventato difficile (quando mai è stato facile in questo paese, in effetti?). Dunque si è deciso il male minore, affondare questa storia, e ripartire da capo. Più volte ho espresso questo pensiero: “da un po’ di anni in politica si vince perché non ci sono avversari”. Mi scuserete per l’autocitazione, ma anche sta volta sembra andare così.
Arriviamo ai giorni nostri. Salvini che “interroga” i cittadini su quale candidato vogliano per sfidare Giachetti, Berlusconi (a nome di chi poi devo ancora capirlo) che candida Bertolaso, la Meloni che dopo smentite e ri-smentite si candida a sindaco, proprio ieri. Di questi, nessuno ci ha fatto una bella figura. Ne escono tutti malconci e disorientati. E pensare che la campagna elettorale deve ancora cominciare. Non poteva che non andare così, quando la coabitazione tra più forze politiche (di opposizione, non dimentichiamocelo) diventa obbligatoria, o si cambia compagno o si rompono i rapporti. Obbligati a restare uniti dopo i risultati delle urne delle politiche del 2013, confermati dalle europee 2014; l’asse centrodestra-Lega (non una novità) era troppo teso per resistere ad un altro scossone. I presagi di questa divisione si sono fatti sentire circa un anno fa, quando, più o meno come nel 2008, il centrodestra vinceva grazie alla Lega nel nord (in Veneto poteva anche non fare campagna elettorale, in Liguria si ringrazia ancora un certo Cofferati), questa sì una novità. Il voltagabbana verde è noto d’altronde. Da “ il sud non merita l’Europa” a “Basta euro” corrono meno di 10 anni, tanto per fare un esempio. Da “la Lega mai più con Berlusconi” a “Io non dico di no a nessuno” meno di 12 mesi. Il segretario del carroccio avrebbe bisogno di un team di fact-checking per evitare in futuro scivoloni del genere. Comunque, il passato è passato, ora ci sono le amministrative nelle 4 città più grandi d’Italia. Un occasione da sfruttare al 100%, ancora di più se si presentano a metà legislatura (del Pd, a due anni dalla gestione Renzi). E, ancora di più, se si pensa che fino a qualche settimana fa, le destre (userò il plurale a questo punto) avevano formato un asse compatto e ben ordinato sulla questione “stepchild”. Di fatto, una vittoria, proveniente da un’altra “destra”, che però non è all’opposizione ma nella maggioranza di Governo. Quella che tutti si dimenticano, che tutti snobbano, che tutti danno al 3%. In Italia a quanto pare col 3% si governa. Mi sto dilungando troppo. Insomma Berlusconi che non riesce più a imporre il suo diktat, Meloni e Salvini che cercano punti di unione e outsiders che, erroneamente, non vengono calcolati nei giochi politici del paese. Questo è la destra ad oggi.
C’è chi dice che Roma è un laboratorio politico, pronto ad ospitare l’esperimento 5stelle; chi dice che tra le via della capitale, si gioca una partita molto più grande delle elezioni amministrative, prove generali per tornare al Governo tra qualche anno. Io vedo il Partito democratico che, dopotutto, potrebbe portare avanti un’altra “Renzi-vittoria”. Forse l’andare “oltre Marino” ha pagato e pagherà, in questo paese ci si dimentica molto in fretta del passato, e questo non può che giovare il Pd. Vedo che in questo caso, il nemico del mio nemico, non è mio amico, ma uno con cui sfidarmi. Un altro. Vedo che Virginia Raggi si sta muovendo su un terreno sempre più in espansione e si sa, “tra i due litiganti…”. In politichese: con una bassa accountability, inesistente anzi; un livello sottozero di rule of law capitalino; un grado di inefficienza proveniente dalle segreterie di tutti i partiti; e una disaffezione di una città stanca della politica è difficile parlare di “vincitori”. Roma, a mio avviso, è invincibile. A voi l’interpretazione che preferite.

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Autore: riccardo_msc93

Class 93, stronger supporter of rationality. Federalist, political animals. Student by choice, Bac in Technique of informatics business administration, graduated in Political science, now postgraduate student in International Relations at University of Turin. Writing, reading and interested in politics, economics and society. Ph for passion. Looking for new large issues, trying to surprise me. Again.

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