La Tigre asiatica, come cambia il mondo.

Termine coniato verso la fine del secolo scorso, assieme a Taiwan, Corea del Sud, Singapore, Thailandia, Filippine e ovviamente Giappone, si intendono quei paesi del sud-est asiatico che hanno visto una crescita impressionante negli ultimi 30anni. Sotto (quasi) tutti gli aspetti. Soprattutto quelli economici. Tutti questi paesi nascono poveri, sotto-sviluppati e la maggior parte delle volte colpiti da guerre interne che hanno destabilizzato il paese e la popolazione. Per loro però la globalizzazione è un miracolo e la cose cominciano a cambiare. In una sola generazione, società e economie si evolvono, il basso costo del lavoro permette un alta produttività e la specializzazione in beni tecnologici è il loro biglietto di entrata nei mercati internazionali. Da lì in poi, sarà difficile per i paesi occidentali competere con loro. La missione primaria della comunità internazionale negli anni 90, garantire la sostenibilità della crescita economica dei paesi in via di sviluppo, permette loro di accrescere il benessere e con esso la qualità della vita. Ad oggi Singapore è uno dei paesi più ricchi del mondo, le sue università fanno invidia a quelle europee e, dati freschi freschi alla mano (World Economic Formu), è considerato il paese migliore in cui emigrare. Il Giappone, da sempre cenerentola della crescita, rinata dalle macerie della guerra, continua se pur lentamente la sua crescita. In campo tecnologico non ha rivali (per ora) e il connubio che ha saputo creare tra tradizione e futuro non esiste in nessun’altro paese. Insomma questi paesi ce l’hanno fatta. 30 anni fa erano considerati periferici, necessitavano di aiuti internazionali, riconoscibili dalle piaghe delle guerre civili. Ora sono punto di attrazione per i cervelli in fuga di metà pianeta.

In particolare, da qualche anno a questa parte l’attenzione si è spostata sull’India, non per i buddhisti e nemmeno per i terremoti. Per fattori che cambieranno gli equilibri mondiali. Siamo in una fase di transizione che sta spostando lentamente il peso del mondo (geo-politico) da ovest verso est. Se prima si pensava che la Cina sarebbe diventata il nuovo colosso del mondo, fino a qualche anno fa  ruolo (per me tutto il contrario che positivo) attribuito agli Usa, oggi le previsioni dicono un’altra cosa. La sua storia è d’esempio a tutti. Ex prestigiosa colonia inglese, ha ottenuto l’indipendenza senza guerra, ed ora rischia di diventare presto il centro del mondo. Con una popolazione odierna di circa 1.276 milioni di abitanti, e una densità che si attesta a 385abitanti per km quadrato, è il secondo paese più popolato al mondo e il 7 per 20150815_ASC274_1superficie. Si prevede che entro il 2020 supererà la Cina, ad oggi prima con 1.393 milioni di abitanti. Dopo gli ultimi cambiamenti, la fine del blocco delle nascite i primis, il paese giallo dovrà fare i conti con un elevatissimo tasso d’invecchiamento nei prossimi anni. Inoltre, si ritroverà per forza di cose, con una % di maschi molto più elevata del normale. Non solo, gli acciacchi dell’economia e il disastroso dato di inquinamento ambientale, porteranno il paese nei prossimi anni a dover affrontare sfide insidiose e di non facile soluzione. Si prevede, come si può vedere dal grafico, che non solo l’India sarà il paese più popolato, ma sarà anche uno tra i paesi più giovani del mondo. Tutto a vantaggio della sua economia.

Tant’è che perfino  “Il Sole 24ore” oggi dedica un articolo all’ultimo studio del “Center of Internetiona Development” dell’Università di Harward, sulle previsioni economiche da qua al 2024. L’India infatti risulta prima con un tasso di crescita del 6.96%. Seguono Seguono Uganda (6.04%), Kenya (6%), Tanznia (5.98%). Per trovare il primo paese europeo, volendo (ormai) considerarlo tale bisogna arrivare alla ventesima posizione dove CW2p_PKXIAEWXgKtroviamo la Turchia con un tasso di crescita previsto del 4.66%. Ovviamente questi dati vanno interpretati, si parla per la maggior parte di paesi ancora in grandi difficoltà economiche, con bassa qualità di vita, che si ritrovano agli ultimi posti per tutela dei diritti e rule of law. Restano comunque dati importanti che ci fanno capire come cambieranno gli ordini mondiali in pochi anni. Se volessimo mai provare a competere con questi paesi, beh abbiamo già sbagliato in partenza. Mentre noi ci limitiamo a litigare su punto più-punto meno di Pil e su questioni di poco conto internazionale, l’India moltiplica il suo export, investe sulla sua capacità di attrarre sia capitali che capitale (sociale, le persone per intenderci) e cerca di garantire una crescita adeguata a tutto il paese attraverso una delle qualità fondamentali per poter diventare il paese più potente del modo. Prevedere le necessità del futuro, non combatterle.

 

 

Qui trovate rispettivamente il link all’articolo del Sole, e quello allo studio dell’Università di Harward:

http://www.infodata.ilsole24ore.com/2016/02/08/nei-prossimi-dieci-anni-leconomia-indiana-correra-piu-di-tutti-6989/

http://atlas.cid.harvard.edu/rankings/growth-predictions/

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Autore: riccardo_msc93

Class 93, stronger supporter of rationality. Federalist, political animals. Student by choice, Bac in Technique of informatics business administration, graduated in Political science, now postgraduate student in International Relations at University of Turin. Writing, reading and interested in politics, economics and society. Ph for passion. Looking for new large issues, trying to surprise me. Again.

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