Il primo giorno della settimana.

Non ricordo bene chi me lo fece notare, ma nella bibbia in realtà la settimana finisce il sabato. La domenica è il giorno di riposo, e lunedì si ricominciano le attività di tutti i giorni. Non so bene come sia diventata l’ultimo giorno della settimana. Ed oggi più che mai sembra azzeccata questa osservazione. La settimana deve ancora finire. La settimana politica intendo. Alle 20 di stasera si chiudono i 151 seggi del Pd per l’elezione del candidato di centro-sinistra che correrà alla carica di sindaco. Dopo l’ufficialità della non ricandidatura di Pisapia (cosa che sta andando, a mio avviso preoccupatamente, di moda), era partito a dicembre il toto nomi. Il circo mediatico le ha provate di tutte, prima si diceva che Renzi voleva come candidato unico Beppe Sala, ex commissario di Expo; poi qualcuno metteva in dubbio le stesse parole del sindaco uscente; altri invece hanno optato per la più renunerativa (i giornali alla fine bisogna venderli) teoria complottista dei renziani contro ogni altro tipo di candidato. Non solo il classico sgambetto del Pd, ma ovviamente le altre forze politiche hanno detto la loro sulle primarie. O meglio, l’unica altra…entità politica che oggi giorno esiste. Si vota a maggio ma partiti di opposizzione come Forza Italia, Lega Nord non hanno la minima idea di come muoversi e, diciamocelo, la paura di perdere le elezioni, di nuovo, nella capitale economica d’Italia, non sembra essere una grande mossa. L’asse Salvini-Berlusconi sa di vecchio, e di ipocrita, e a correre da soli si rischierebbe un risultato parecchio negativo. Alla fine, capitomboli scongiurati, tra circa due anni si va a votare, impossibile non pensarci.

Dicevo, l’unica altra entità politica, chiamarlo partito è un eufemismo (e poi loro si offendono), è il Movimento 5 stelle che dopo gli ultimi scandali interni ha deciso di tornare alle origini. Candidature e elezioni on-line, niente campagna elettorale, niente spese. La metamorfosi del movimento è stata repentina e in certi casi inaspettata. Soprattutto non è piaciuta ai loro iscritti. La pessima gestione del caso Quarto, ora si dovrà capire se ci sono anche responsabilità interne del direttorio; il coming-out di Grillo che torna a fare teatro e lascia il ruolo da leader; e ultimo ma non per importanza, il dietro front repentino sulla questione delle unioni civili, niente di nuovo comunque. Benvenuti in Italia verrebbe da dire, ma poi ti prendono per un ultrà di qualche fantomatica curva di serie A (che poi, i cori razzisti sono fuori moda. Aggiornatevi, fategli una gif su Twitter, un post su Facebook o un meme su Instagram. I fischi lasciateli fare agli arbitri). Non sono nuovi i problemi democratici all’interno del movimento, ciò che sembra nuovo è la disaffezione di alcuni iscritti. Prima difendevano a spada tratta ogni decisione del direttorio, di Grillo o Casaleggio che sia, ora sembra esserci qualche mal di stomaco di troppo. Tempismo perfetto, tra due mesi si vota nelle città più importanti d’Italia. Anche la capitale. Il fatto è che nell’aria si sente un sentimento del tipo “la paura di vincere”. Nessuno vuole più prendersi le responsabilità che la politica porta con se, la paura di sbagliare è così grande che alla fine si decide di non-scegliere. La classica soluzione all’italiana. E in questo, mi pare, non c’è niente di nuovo. In questi due anni siamo stati bombardati da frasi del tipo “rottamiamo la vecchia politica”, “noi siamo il nuovo,  loro il vecchio”, “cambiamo questo paese una volta per tutte”. Sembrano passati anni luce, eppure con queste, ed altre, massime il M5S nel 2013 è diventato la seconda entità politica del paese, il Pd nel 2014 il partito più votato in tutta Europa. Sembra che questa tattica porti ottimi risultati a breve termine, ma diventa insostenibile a lungo andare. Tant’è che mi sono chiesto, cosa vuol dire cambiare?

E poi…poi vengono i fatti. Sono sempre stato uno che non trova giusto dire “l’unica cosa che conta sono i fatti”. Credo che se ci limitassimo a guardare i risultati perderemmo molto del nostro “know-how”, quello che ci fa capire cosa abbiamo sbagliato, quello che ci fa crescere. Quello di cui abbiamo bisogno, forse più dell’ossigeno. I fatti sono che Renzi nella conferenza stampa di fine anno aveva detto “Il 2016 sarà l’anno dei diritti”, ed ad oggi non ci sono novità. Ma… Nella settimana, forse non se ne è molto parlato, si sono votate alcune leggi che vanno proprio in quella direzione. Per esempio? Il “jobs-act autonomi” che diminuisce le sperequazioni tra lavoratori autonomi e dipendenti, nell’era delle start-up sembrano essere molti i giovani che preferiscono “crearselo” il lavoro. Incentiviamo questa pratica, e soprattutto rendiamola semplice, accessibile a tutti, e tuteliamola dando loro gli stessi diritti sul lavoro di un dipendente. Nel frattempo alla camera si è votata la legge sull’equità di genere nei consigli regionali, piuttosto importante dato che con la riforma del Senato, sarà proprio dalle regioni che arriveranno i futuri senatori. E soprattutto, giusta. Ancora, in settimana è passata la norma per l’assistenza delle persone con disabilità gravi, dove viene istituito un fondo ad hoc, viene regolata la successione dei beni dopo la morte e tanto altro ( qui il testo: http://www.camera.it/_dati/leg17/lavori/stampati/pdf/17PDL0038240.pdf). Manca na cosa. Quella di cui tutti stanno parlando. Ho volutamente saltato questo argomento ( qui trovate il link all’articolo di qualche giorno fa su come la penso: https://point500.wordpress.com/2016/01/18/perche-unioni-civili/ ) Il fatto è che tutto questo mi rende triste. Vedo questo paese scontrarsi col nuovo incessantemente e spesso uscirne maluccio. Sotto qualunque fronte, economico, normativo, sociale, siamo rimasti indietro rispetto a tutti gli altri. Forse irrecuperabilmente. Al di là di questa legge, ho trovato il dibattito inadeguato, fatto da persone inadeguate, di contenuti inadeguati. Non riusciamo a capire che si tratta di regolarizzare qualcosa che già esiste. Che ci piaccia o no le cose cambiano, la società cambia e la politica dovrebbe esserne lo specchio, la causa e la conseguenza di questo cambiamento. Ma noi non cambiamo, noi restiamo sempre gli stessi. Insomma, il mio timore è che nuovi leader, rottamatori, policy maker freelander non abbiano davvero l’intenzione di scontrarsi col nuovo. Perchè saprebbero che perderebbero.

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Autore: riccardo_msc93

Class 93, stronger supporter of rationality. Federalist, political animals. Student by choice, Bac in Technique of informatics business administration, graduated in Political science, now postgraduate student in International Relations at University of Turin. Writing, reading and interested in politics, economics and society. Ph for passion. Looking for new large issues, trying to surprise me. Again.

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