Ancora ultimi

Sta volta è l’Ocse che ci da brutte notizie. Con l’analisi dei primi dati relativi all’investimento dei paesi in “Reaserch & Development”: più comunemente nota come ricerca e sviluppo. Da molti considerato uno dei dati fondamentali per il futuro e la crescita dei paesi, ma anche per la loro attrattiva. Sì perchè guardare al futuro non solo è utile, ma a quanto pare fa anche guadagnare. E’ uno di quegli investimenti sicuri che porta sempre ritorni economici. Come mai non lo fanno tutti? Perchè si tratta di destinare un somma relativamente grande della spesa pubblica di un paese, senza avere a breve termine molti vantaggi. Sarebbe dunque tutto ricondicubile alla famosa volontà politica dei policy maker ? Nì, in realtà investire in questo campo è conveniente per i mercati, per attrarre investimenti privati, per un immagine di rinnovamento. Più che una scelta, dovrebbe essere un’impulso. Ma come ogni cosa, come ci insegna il buon Easterly, se non vi è l’incentivo adatto nel farla, non la si farà. O nel “meno peggio” dei casi lo si farà male, così da diventare un costo pluriennale più che un investimento. In questo, d’altronde, siamo maestri. Italia fanalino di coda, come riassume l’immagine. Di nuovo. Ormai ci siamo abiutati a questa attribuzione, ci stupiamo quando non è così anche perchè vuol dire che è sintono di qualcosa che non va. Di fatti oggi, world cancer day, l’organizzazione mondiale della sanità, Oms, ha pubblicato dati abbastanza preoccupanti in cui, negativamente, siamo primi. Il 46% degli italiani under65 con un cancro diagnosticato, ahime non ce la fanno. Insomma, la storia è sempre la stessa le statistiche, qualunque cosa raccontino, parlano di un Italia in difficoltà. Da troppi anni.

composizione spesa primaria 2013
Composizione spesa primaria nel 2013. European Commission

Non è citato a caso il dato dell’Oms, tutti sappiamo che una buona prevenzione, controlli periodici e un buono stile di vita sono le armi migliori per curarci da qualsiasi malattia, non solo da quella terribile che è il cancro. Ma, va detto, senza un adeguata ricerca e un settore finanziato come si deve, non faremo mai passi avanti. Piuttosto strano nel secondo paese al mondo, al mondo eh, per speranza di vita. Davanti a noi solo il Giappone. (dato positivo? mah, ognuno lo interpreti come vuole). Sta di fatto che noi, come dimostra il grafico, destiniamo meno di quasi tutti gli altri paesi Ue simili a noi per dimensioni, in sanità.

In ogni caso, torniamo a quanto detto in apertura. L’Italia secondo l’Ocse e i dati affiancati di Eurostat non investe abbastanza in ricerca e sviluppo. Nel 2014 la spesa in “R&D” in rapporto al Pil è stato di un misero 1.29%, e il bello è che di questo dato bisognerebbe andarne fieri perchè è in aumento costante dello 0.24% rispetto dieci anni fa. Naturalmente, le principali fonti di finanziamento sono private, in media comunque con gli altri paesi Ue (non che ci sia niente di male). Le buone notizie però finiscono qua, perchè il problema è che i finanziamenti pubblici, si aggirano attorno alla modica cifra di zero. L’obiettivo del Governo è di arrivare al 2020 a circa l’1.53% del Pil. Riflessoricerca e sviluppo-pil degli investimenti in ricerca e sviluppo sono quelli in educazione. Inutile dire che anche lì, Spagna e Grecia escluse, siamo ben al di fuori della media europea. Anche se i nostri dati sono quasi tutti in crescita, non possono essere considerati positivi. Il nostro paese sta facendo sforzi ingenti per uscire dalla stagnazione degli ultimi 15anni, ma lo sta facendo troppo piano e partendo da una posizione al di sotto dello zero. Quel che è peggio, è che lo stiamo facendo senza un’idea ben precisa di dove vogliamo andare. Non sembrano esserci piani di investimento in settori di ricerca, nuove tecnologie, bio-medicina, sostenibilità ambientale, università correlati. Anzi, tutti questi settori fanno a gara per ottenere più fondi possibili e per spenderli il più delle volte in progetti che non hanno come obiettivo quello di incontrasi e svilupparsi assieme. Tralasciamo qua l’enorme fonte dei fondi europei, nei quali, tanto per essere coerenti, siamo in difficoltà di gestione e di utilizzo.

Dando uno sguardo al di fuori dei nostri confini, le cose non cambiano. L’Ue ci chiede uno sforzo maggiore, il target europeo sarebbe quello di arrivare al 3%del Pil entro il 2020, il nostro, di obiettivo, è di arrivare alla metà. Non ci siamo già in partenza. La Francia destina circa il 2% del Pil in R&D, in fortissima diminuzione, va segnalato; la Germania è nella tendenza del 3%, si prevede lo raggiungerà quest’anno se non il prossimo; il Regno Unito a fatica, ma mantiene il trend del 2%.  La media Ue infatti è di circa 2%. I veri colossi? Corea del sud (detiene anche il miglior aumento in tendenza dei paesi Ocse, passando dal 2.2% del 2000 a dati che sfiorano il 4.5% del Pil) , Giappone (al 3.5% del Pil) e Israele (il 4%del Pil). RD-intensity.JPG

R-DBudgets-sti

http://www.oecd.org/science/msti.htm Il Sito dell’Ocse.

 

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Autore: riccardo_msc93

Class 93, stronger supporter of rationality. Federalist, political animals. Student by choice, Bac in Technique of informatics business administration, graduated in Political science, now postgraduate student in International Relations at University of Turin. Writing, reading and interested in politics, economics and society. Ph for passion. Looking for new large issues, trying to surprise me. Again.

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