Il punto sulla “DAE”: l’agenda digitale europea.

Si è sentito molto parlare di tecnologie, investimenti, banda larga. “Investire nel futuro” sentiamo dirci, ma cosa vuol dire?

L’importanza che ha assunto la tecnologia ai giorni nostri è indiscutibile, ormai senza una connessione internet i nostri computer, smartphone o quant’altro non ci servono a molto. Proprio per questo, la Commissione  ha dato il via nel 2010 all’agenda digitale europea, caposaldo della più grande agenda “Europa 2020”,dove vengono riassunti gli obiettivi che l’Ue si prefigge di raggiungere (un pò come i Milliennium development goals delle UN). Obiettivi principali sono sviluppare un mercato unico digitale sicuro, investire in ricerca e innovazione, migliorare le competenze informatiche ed aumentare gli accessi alla rete, migliorare la sicurezza (la cyber security) informatica.

Vediamo, a metà percorso a che punto siamo.

Il DESI (digital economy and society index) è un indice sviluppado dall’Agenda che determina le condizioni dei paesi membri rispetto a criteri come connettività, capitale umano, uso di internet, integrazione delle tecnologie digitali e i servizi pubblici digitali. Gli ultimi dati accessibili sul sito non sono certo incoraggianti. In linea, purtroppo, con gli altri.desi-compositeL’Italia (anche se non è segnata) si trova tra la Croazia e la Grecia. Molto distante da paesi come Germania, Francia, Spagna; o tanto meno dalla media europea. I due fattori in cui manchiamo di più sono i due più importanti: uso di internet, e la connettività. Quello che ci dice questo grafico è che gli italiani usano poco internet, e gli investimenti sono carenti. Qualcuno potrebbe obiettare (sbagliando) che potrebbe essere per l’elevata età media del nostro paese. Dico sbagliando perchè Germania e Francia, i due paesi che si precedono sul numero di anziani (+65) si trovano ben distanti da noi. Qualcuno potrebbe obiettare (sbagliando) che questi dati siano sfocati dall’ormai solita spaccatura nord/sud. Difficile da credere perchè è proprio dal sud del nostro paese che stanno partendo investimenti nel settore, in ogni caso personalmente mi viene difficile credere che la Svezia (il terzo paese nel grafico) sia sfavorita in quanto ha un elevata densità della popolazione, a causa del suo territorio. Insomma questi dati non hanno scuse. E i dati seguenti sono ancora peggio.

Questo grafico riassume la nostra situazione.

country-profiles-the-relative-position-against-all-other-european-countries

Nel 2015, il 75% delle case degli italiano avevano un accesso a internet, l’obiettivo europeo è del 100%. Abbiamo uno dei tassi più bassi di accesso ad internet negli ultimi 3 mesi, mentre l’uso (regolare) viene fatto solo dal 63%degli individui; su tablet e pc portatili il 62%. Il dato più sconvolgente, e uno dei più elevati in tutta europa è l’ultimo. Gli individui che non hanno mai usato internet: il 28% della popolazione. Difatti, l’unico dato sopra la media. Non è ancora finita perchè se volessimo andare a vedere quali e quante siano le competenze degli italiani, non solo su internet, ma sull’uso del computer in generale, per arrivare al nostro paese bisogna attendere la fine. Da quart’ultimi, passiamo a quint’ultimi. (gli ultimi dati disponibili risalgono al 2012). Insomma non usiamo internet, non abbiamo competenze a riguardo e non si investe nel settore.analyse-one-indicator-and-compare-countries(1) A metà percorso siamo l’unico paese economicamente avanzato a non aver fatto ingenti passi avanti, e la maggior parte delle volte il fanalino di coda. Non era certo una novità che questo paese non era all’avanguadia con la tecnologia, ma dati di questo genere si commentano da soli. Per questo, il Governo ha deciso di cominciare a stanziare investimenti nel settore, circa 4 miliardi. Inoltre, si sono indetti numerosi bandi per l’appalto di costruzioni di nuove reti e potenziamento di quelle già esistenti. Non solo, ma si sta lavorando ad aumentare la sicurezza informatica, garantendo a privati una maggior protezione della proprietà industriale,mentre ai cittadini una più sicura navigazione. Si è decisi quindi di ripartire da zero, di “investire nel futuro” davvero. Partendo proprio dalle scuole, con un aggiornamento del programma di materie informatiche e incentivi ai privati, per corsi a dipendenti. Il punto di partenza abbiamo visto è molto negativo, ma si stanno facendo passi avanti. Inoltre, l’unico punto meno dolente è proprio l’accesso ai documenti della Pa, nella quale tutto sommato siamo in media col resto dei paesi. E’ notizia di questi giorni il varo dei primi decreti attuativi della riforma della Pa proprio con obiettivi primari su riduzione della burocrazia, anche attraverso al digitalizzazione, ed un acceesso agli atti più semplice ed libero. L’educazione nell’internet & comuper skills parte proprio da questo, permettere ai cittadini più movimento nella piattaforma digitale, più accessi. In questa direzione vanno gli ultimi accordi firmati dal governo proprio con aziende del campo come Cisco, a la più famosa Apple ( ma non solo, anche Ibm, Microsoft, Amazon, Google, Intel) che investiranno nel nostro paese in ITC e apriranno centri di ricerca e sviluppo. Su questo il nostro paese ha fatto notevoli passi in avanti, il solo fatto di attrarre investimenti privati, che diciamocelo, senza quelli pubblici poco aiutano, è un buon risultato. La realtà è che, come in tanti altri casi, siamo partiti da molto indietro ed ora con alcune difficoltà stiamo cercando di ragginugere i nostri competitors. Come in ogni settore, non dovremmo dimenticarci che il suo sviluppo non deriva solo da investimenti, servono incentivi perchè ci si occupi di un qualcosa di cui non ci si è mai occupato. Un programma di lungo termine che guardi a obiettivi concreti su più fronti, l’inserimento nelle scuole fin dalle prime classi di lezioni coi computer e quindi investimenti nel settore, una campagna di sensibilizzazione sulla privacy e sui rischi della navigazione sul web, programmi di studi dedicati ed approfonditi sullo sviluppo di queste skills e soprattutto un mercato del lavoro vivo che richieda tecnici specializzati e garantisca il continuo accrescimento delle proprie competenze. I nostri ragazzi, emigrano dal nostro paese proprio perchè non hanno incentivi a restare in Italia (per una più approfondita letteratura su incentivi e persone, consiglio vivamente Easterly).

Insomma stiamo muovendo i primi passi verso la giusta destinazione, il tempo è ancora dalla nostra parte siamo solo a metà del percorso. Nei prossimi anni capiremo veramente se questo paese vuole ancora essere una delle economie più sviluppate del mondo, e per farlo i dati che abbiamo visto sopra devono decisamente cambiare. Staremo a vedere.

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Autore: riccardo_msc93

Class 93, stronger supporter of rationality. Federalist, political animals. Student by choice, Bac in Technique of informatics business administration, graduated in Political science, now postgraduate student in International Relations at University of Turin. Writing, reading and interested in politics, economics and society. Ph for passion. Looking for new large issues, trying to surprise me. Again.

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