Italy’s strategy for reforms

E’ del mese scorso il documento pubblicato dal Mef dove vengono riassunti i lavori di questi ultimi due anni. Si comincia con le riforme istituzionali, per poi concludere con le linee guida sulla legge di stabilità varata a fine anno.  Il timetable presentato dal Ministero dà l’idea dei lavori terminati, di quelli in corso d’opera e di quelli previsti per fine legislatura. Ma soprattutto viene stimato, su aiuto dei dati dell’Ocse, il peso per ogni riforma su Pil e crescita. In breve, si considera che la riforma del lavoro produrrà entro 2020 circa 0.6 punti di Pil, la riforma della Pa e della giustizia lo 0.5, la riforma della scuola lo 0.3. Tutto sommato gli stessi dati che stima l’Ocse nel 2015 sul rapporto che ci riguarda.

Viene dato grandissimo rilievo al Jobs act e a tutto ciò che prevede, si spazia dalle tutele aggiunte per maternità, agli incentivi per le assunzioni, alla semplificazione dei contratti e ovviamente al nuovo contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti. Su licenziamento e articolo 18, come si poteva immaginare, neanche una virgola.

Sulle politiche sociali viene descritto il gran lavoro fatto in parlamento: la previsione del piano nazionale per povertà e inclusione sociale previsto nel testo della legge di stabilità, veramente è un piano triennale; il fondo speciale alla lotta per la povertà aumentato di 600milioni nel 2016, e che raggiungerà 1 miliardo nell’anno prossimo; il fondo per la non auto-sufficienza ristabilito (il precedente governo lo aveva azzerato) a 150 milioni per quest’anno. Mancano (stranamente) il famigerato bonus 80euro, i 500 destinati ad alunni ed insegnanti.

Su tasse e fisco troviamo la revisione delle sanzioni amministrative e penali, decreti sull’evasione fiscale e rapporti con la Pa; semplificazione a livello internazionale con gli importanti accordi firmati per elusione del segreto bancario all’estero, e il relativo rientro dei capitali; la riorganizzazione (in ordine di spending review) delle agenzie fiscali; ovviamente l’abolizione su Imu/Tasi prima casa; riduzione dell’Ires nel 2017 del 24% (nel 2014 Irap venne ridotta del 10%) e il super ammortamento sui macchinari. Più politiche fiscali che non lotta all’evasione fiscale, ma nel complesso bene.

Pubblica amministrazione: ovviamente si rifà al testo (ddl Madia) di agosto 2015, si elencano misure su semplificazione e eliminazione della burocrazia (che detta così a grandi linee, serve solo a coprire degli spazi bianchi); la razionalizzazione delle partecipate, come da legge di stabilità 2015 (caposaldo di un certo Cottarelli); non poteva mancare l’elogio all’Anac sul suo ruolo centrale contro la criminalità e l’illegalità; l’agenda di semplificazione, con risultati a dir poco scarsi (la nuova carta d’identità elettronica se la vuoi la paghi, l’introduzione del Pos dove le imprese ci devono pagare le commissioni, la digitalizzazione del paese…dico solo che siamo ultimi in europa); sulla corruzione ci si rifà al testo del maggio scorso che prevede l’incremento delle pene, il recupero totale della somma elusa e la re-introduzione del falso in bilancio(cancellata da Gov. Berlusconi) con sanzioni penali da 3 a 8 anni.

Finanza e debito pubblico: primo punto è la ristutturazione del debito interno, ricordando che dal gennaio 2015 regioni e governi locali hanno rinegoziato crediti vs lo stato di circa 16miliardi, permettendo un risparmio in termini di deprezzamento di circa 1.1 miliardi; vengono introdotti 100 milioni per nuovi investimenti pubblici, ma soprattutto è previsto lo sforamento del patto di stabilità, con sanzioni minori in casi avvenuti già nel 2014; sui pagamenti dei debiti della Pa vengono aggiunti 2 miliardi al fondo destinato alle regioni, 850 milioni per le provincie a statuto speciale (ad oggi non sono ancora stati tutti dovuti, siamo circa al 60%); per quanto riguarda ancora la spending review si citano manovre come efficenza delle regioni sotto il piano di riduzione del deficit, il loro contributo al budget, la riorganizzazione delle strutture della Pa, l’estensione dell’uso dei costi standard, e l’efficienza delle partecipate; si conclude con il “privatisation plan” dove vengono menzionate sostanzialmente le svendite delle aziende statali, si prevede che nel periodo 2016-2018 queste potrebbero pesare sul Pil circa lo 0.5%.

Altri temi affrontati sono ambiente, l’implementazione legislativa, la giustizia, la scuola. Insomma se qualcuno si sta chiedendo cosa questo Governo ha fatto in questi anni, consiglio vivamente di leggere il documento ( si trova sia in inglese che in italiano).

http://www.mef.gov.it/documenti-pubblicazioni/altri-documenti/index.html

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Autore: riccardo_msc93

Class 93, stronger supporter of rationality. Federalist, political animals. Student by choice, Bac in Technique of informatics business administration, graduated in Political science, now postgraduate student in International Relations at University of Turin. Writing, reading and interested in politics, economics and society. Ph for passion. Looking for new large issues, trying to surprise me. Again.

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