Le 12 fatiche di Ercole

Il 2015 ha dimostrato come oramai l’unione europea sia un attore fondamentale nel mondo di oggi. E ancora di più, ha dimostrato la sua incapacità. Attenzione però che quando attribuiamo all’europa la colpa di un immobilismo decisionale, o semplicemente di politiche errate, la stiamo attribuendo a noi stessi. Fondamentalmente stiamo parlando di un istituzione internazionale formata da stati, i quali, volontariamente hanno ceduto parte della loro sovranità a questa. Forse ce lo dimentichiamo un pò troppo spesso questo passaggio, ma l’Italia è il terzo stato per rappresentanza nel Parlamento europeo (che poi gli eurodeputati rappresentano i partiti europei, non tanto lo stato di appartenenza), siamo il terzo paese per peso di voti (meccanismo particolarmente complesso) in Consiglio dell’unione europea. Insomma, se qualcosa non và in Europa in parte la colpa è anche nostra. Il meccanismo di derogare “la patata bollente” ad un altro soggetto considerato esterno, lontano da noi, è un’ottima mossa politica che però non garantisce una delle regole fondamentali sulla quale si basa una buona democrazia: l’accountability, la responsabilità dei governanti e del loro operato davanti i governati. La maggior parte delle volte vedo proprio questo, sentiamo dire “l’europa ce lo ha imposto”, “i burocrati europei fanno solo gli interessi delle multinazionali”, “l’europa non è la maestra e non ci deve dare i compiti per casa”. Volendo questa potrebbe essere considerata una forma di populismo a tutti gli effetti che difatti viene abbracciata da ogni politico, appena può usufruire dell ‘alibi europeo.  Nulla toglie in ogni caso che oltre ad esserci un deficit democratico nella struttura, l’ultimo anno ha avuto un impatto disastroso sull’Ue. Immigrazione e sicurezza sono stati i due punti deboli, oltre all’onnipresente problema economico rappresentato l’anno scorso dal quasi-default greco.

Ma, andiamo con ordine:

-Schengen: Accordo da sempre sostenuto dai paesi membri, è uno dei pilastri dell’unione europea in quanto permette a tutti i cittadini ue, e terzi, di circolare liberamente all’interno degli stati firmatari. Non solo, vieta controlli sistematici alle dogane ed abolisce le frontiere interne (quelle tra paesi ue). La cittadinanza, la libertà di movimento è uno dei principi fondamentali di ogni cittadino, inalienabili (tant’è che si può espellere un immigrato ma non un cittadino). Viene considerato fondamentale in quanto il primo segno distintivo di un soggetto. La cittadinanza è il carattere più importante di uomo ed il punto di forza su cui basarsi per tutte le altre politiche. Garantire una patria, dei diritti per tutti, la libertà…questo era il sogno europeo, risorgere dopo aver toccato il fondo. Oggi tutto questo sembra assai banale, qualcuno addirittura vorrebbe tornare indietro, ma la realtà è che a uomini come Schuman, De Gasperi, Spinelli, Monne, Spaak dobbiamo tutti qualcosa.

Sebbene l’accordo iniziale è datato 1985 e conta solo tre firmatari (Benelux, Francia, Germania), è solo nel 99′ che entra a far parte ufficilamente in un testo giuridico (il trattato di Amsterdam). L’Italia vi aveva aderito nel 90′. Tornato alle cronache per le tristi vicende che da circa un anno riempiono i nostri canali d’informazione, è notizia degli ultimi giorni che molti stati, in primis Francia, hanno reintrodotto controlli sistematici alle frontiere. In realtà, questo l’accordo lo prevede eccome, viene specificatamente disciplinato che gli stati membri possono re-introdurre controlli alle frontiere per un periodo limitato di tempo, per cause come sicurezza nazionale, o flussi migratori incotrollati. Sembra quasi che i nostri predecessori avessero visto nella sfera di cristallo quello che da un anno siamo abituati a vedere, a conferma di come i trattati europei non solo garantiscono il pieno rispetto della sovranità interna degli stati, ma fanno del punto debole dell’europa, il loro punto di forza: se da un lato

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Area Schengen oggi

subiamo ancora oggi una particolare lentezza normativa, dall’altra questo ci ricorda che è solo trovando un accordo comune che questa istituzione ha un senso. Insomma personalmente non sono molto colpito o impaurito da questa scelta. Mi preoccupa l’incessante immobilismo dei nostri leader, i continui e inconcludenti Consigli dei ministri, l’incapacità di un parlamento (il nostro unico vero canale diretto con l’Europa) di non schierarsi verso una posizione comune. A riprova di questo, il pessimo risultato arrivato dalla scelta della Commissione sul ricollocamento dei migranti. Italia e Grecia sono accusate di non garantire controlli necessari agli “hot spot”, gli altri sono accusati da questi di interferire con le manovre della Commissione. Ancora una volta, si è deciso di non fare. Nessuna conclusione a livello europeo, ma lasciare che la tanto richiesta sovranità degli stati facesse il suo. E i risultati ripeto, li vediamo tutti. Così come inconcludenti sono i risultati delle politiche di controllo alle frontiere esterne, di immigrazione, di siucrezza comune. Le vere grandi sfide di questo millennio le stiamo perdendo, e attenzione, non a favore di un controllo da parte dei singoli stati, ma semmai come conseguenza tutto questo porterà a una confusione normativa che ricadrà sapete su chi? Noi. Immaginatevi di voler passare il week-end prissimo a Vienna, senza Schengen dovete essere dotati di un passaporto. Volete comprare qualcosa dall’Olanda? La frontiera potrebbe fermare il pacco e non farvelo mai arrivare. Volete esportare qualcosa? Tasse e dazi doganali. Una vacanza a Parigi? Se siete stati ultimamente in medio oriente potrebbero dirvi di no. Insomma, forse ci dimentichiamo della libertà e dei diritti che qualcuno ha pensato che dovevamo avere.

-politica di immigrazione comune: La specificità del caso europeo sulle politiche di libera circolazione dei cittadini ue/extra ue è che sono basate tutte sul libero commercio e il libero movimento per attività lavorative, o di studio. L’idea iniziale era cancellare i limiti al commercio e al libero spostamento. Qui la cittadinanza, il senso di appartenenza a una comunità centrano poco. Eliminare controlli alle frontiere facilitava i movimenti e questo avrebbe fatto crescere le economie. Non esiste un’altra area nel mondo, grande come questa dove la libertà di movimento è garantita in questo modo. Il problema è che poi queste politiche non sono state aggiornate. La giurisprudenza (in continuo mutamento tra l’altro) riguardante i cittadini terzi, le frontiere esterne, tempi di residenza, documenti necessari, riconoscimento di particolari status manca e mai come oggi si sente questa assenza. Le linee guida sono espresse dai relativi codici e regolamenti, ma viene lasciata libertà normativa agli stati. Ancora una volta, una non-decisione. Durante l’anno appena concluso, dopo

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In blu, più la Danimarca, gli stati che hanno approvato il Regolamento di Dublino II

molti appelli lasciati senza risposta, la Commissione ha previsto il superamento, almeno temporaneo, del contestatissimo regolamento di Dublino (in vigora dal2013, approvato dal 2003…dieci anni, non aggiungo altro) il quale sancisce che il primo stato membro nel quale il soggetto entra deve prendersi cura della sua registrazione e della richiesta di diritto d’asilo (viene anche fissato un termine, 12 mesi). Sempre ai sensi del regolamento, se una persona che aveva presentato istanza di asilo in un paese dell’ue attraversa illegalmente le frontiere in un altro paese, deve essere “restituita” al primo stato. E’ proprio questo che ha creato le note difficoltà dell’Ungheria quando quest’estate si è vista arrivare migliaia e migliaia di immigrati irregolari nel proprio paese senza aver la possibilità di ricollocarli. Un pò quello che è accaduto a Lampedusa ed altri porti del sud Itala per circa 10 anni. A fine agosto quindi si decide di congelare questa norma, e al consiglio dei ministri dell’interno successivo si stabilisce finalmente il principio del ricollocamento dei migranti. Con questo meccanismo non solo si scopre, per chi non si era prima d’ora informato, che l’Italia per esempio è uno dei paesi con meno richieste di asilo politico, e di immigrati in generale, ma inoltre si realizza che per anni non si era rispettato il diritto di libertà di un soggetto terzo che arrivava in europa, cosa che UNHCR denunciava anni. Quindi, non solo confusione normativa, ogni paese ha propri tempi per la valutazione delle richieste, ma i costi e la gestione di questi flussi venivano scaricati solo sugli stati frontiera. Il ricollocamento si basa quindi su dati economici e sulla percentuale di richiedenti asilo all’interno dei paesi membri. A dicembre, sono stati ricollocati 272 richiedenti asilo tra Grecia e Italia, su circa 120mila. Dei 775 agenti previsti per la cooperazione nel pattugliamento delle frontiere ne sono arrivati metà. Unici dati positivi sono prima l’eliminazione di “mare nostrum” e la gestione completa (quindi anche economica) dell’ue sotto l’agenzia “Frontex” e  successivamente il suo potenziamento; e la “clausola migranti” che la Commissione ha garantito ad ogni paese per poter ricorrere ai propri sforzi. Noi l’abbiamo usata come copertura in legge di stabilità (una delle poche non temete, il resto è praticamente tutto deficit).

La vera grande sfida dell’unione europea sarà nel futuro prossimo avere una voce comune, muoversi compatta nelle proprie decisioni solo così potrà assumere responsabilità e serietà di fronte alle sfide mondiali che dovremmo affrontare. In questo, la Politica Estera di Sicurezza Comune sta facendo molto. Dopo il suo rafforzamento nel 2007, il ruolo dell’alto rappresentante (ad oggi ricoperto dalla nostra Federica Mogherini) è diventato uno dei più autorevoli ed importanti. Anche se ancora l’assenza in molti tavoli diplomatici si fa sentire, si sta giungendo ad una politica estera condivisa, non imposta. I temi, le sfide del mondo dalla lotta al terrorismo, non di certo nuova, al clima passando per i cambiamenti demografici del mondo, necessitano una visione il più condivisa possibile ed il più sostenibile possibile. E se c’è un soggetto che può fare ciò questo è l’Unione Europea. Gli stati dimostrano la loro continua incapacità nell’affrontare problemi globali, tutte le altre istituzioni sono vincolate ad accordi, interessi di chi detiene in un certo momento il controllo economico e finanziario di tali, non ci rendiamo veramente conto della potenza dell’Ue intesa come unico soggetto. Insomma come ha detto Wolfagang Munchau nel suo articolo del “Financial Times” di qualche giorno fa :

“Once you take a step back, the multiplicity of crises begins to look less accidental.”

La realtà è che se guardiamo indietro nel tempo, ci accorgiamo che abbiamo superato situazioni molto peggiori di quelle di oggi e gli scenari che qualcuno racconta catrastofici, sono semmai un’opportunità. E l’Unione Europea è la nostra migliore opportunità.

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Autore: riccardo_msc93

Class 93, stronger supporter of rationality. Federalist, political animals. Student by choice, Bac in Technique of informatics business administration, graduated in Political science, now postgraduate student in International Relations at University of Turin. Writing, reading and interested in politics, economics and society. Ph for passion. Looking for new large issues, trying to surprise me. Again.

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