#BuonAnno

Termina così il 2015. Con le immancabili slide alla conferenza stampa di fine anno. (Stasera toccherà a Mattarella nel celebre discorso di fine anno. Sì, anche lui parla ogni tanto).
Non farò fact checking su numeri e citazioni del presidente del Consiglio, ma limitiamoci ad analizzare alcuni punti (4 per la precisione):
La prima cosa che mi è saltata all’occhio personalmente è stato un elemento che ci ha accompagnato per tutto l’anno tra discussioni, frecciatine e a volte insulti belli e buoni: i gufi. Presenti in ogni slide, vengono smentiti (tutto da vedere) passo dopo passo nella presentazione. Potrebbe sembrare sarcastico, ma è uno dei punti focali della dialettica renziana; “il gufo” rappresenta gli oppositori, anche casalinghi del Pd, che contro la positività e le larghe visioni di Renzi, vedono la realtà, diciamo in un modo diverso. D’altronde non è la prima volta che il premier gioca sulla metafora gufo = vecchia politica che fa il tifo perché “le cose vadano male”. In realtà su questo, e tanto altro,Renzi ci fonda quasi tutta la sua immagine. Inizialmente rottamatore e ora ammazza gufi. Ogni leader cerca di tenere un certo atteggiamento che lo distingua dagli altri, è una cosa sensata in effetti che si cerchi di farsi notare attraverso un segno imprescindibile, che permette alle persone di non confondersi con nessun’altro. È una semplice operazione sociologica vincente soprattutto in quest’era dove tutto dev’ essere associato a qualcosa e dove le notizie prima che siano notizie sono già trasmesse. Non nuova però. Il problema è che se ti ritrovi ad essere leader di un partito, che piaccia o no primo in Italia, e presidente del Consiglio la cosa potrebbe avere qualche effetto collaterale. E così è stato anche per Matteo Renzi. In realtà suppongo sia il suo tallone d’Achille, il motivo per cui, pirma o poi, perderà. Non è tanto una questione di potere, o di giochi di palazzo, è una semplice equazione politica: segretario del partito di maggioranza e premier non li puoi fare insieme. Per il semplice fatto che si trova in una situazione in cui bisogna scegliere cosa rappresentare, e giocoforza vince sempre il secondo. Una buona democrazia ha bisogno che ci sia dialogo, ci sia confronto tra i partiti con posizioni diverse tra le fratture sociali di un paese (poi che questo ai giorni nostri sia vero è tutto da dimostrare), ma oggi non è così, prima regola di un dialogo costruttivo sarebbe avere tutti i soggetti posti nello stesso piano. E tra l’altro in questo caso non ha molto senso andare a vedere cosa accade nel resto d’Europa, l’Italia ha una particolare cultura politica che rende questa dicotomia premier/segretario un punto sia di continuità politica che di sfavore nel lungo termine. E, proprio come dice lui, lo dimostrano i fatti: calo degli iscritti nel Pd, disaffezione a livello locale, non condivisione (per non usare un altro termine) delle politiche del Governo, sfiducia nella figura di presidente del Consiglio. Tutto questo ci porta al secondo punto…
I sondaggi: è un pò di tempo che, casualità coincide con un grave calo di questi per quanto riguarda la voce “Pd”, il premier dribla domande di questo tipo con un diplomatico “Non commento i sondaggi, non è il nostro lavoro”. Mah, sul fatto di cosa sia o no il lavoro dei “politici” io ne avrei parecchio da scrivere, diciamo che poteva inventarsene un’altra. Il fatto è che gli commentava eccome i sondaggi di quando il Pd vinceva e stravinceva alle europee2014 e ancora prima sul famoso 25% del Pd nelle politiche del 2013. Tant’è che poi c’è cascato di nuovo, e alla fine gli ha commentati lo stesso (lavoro che spetterebbe al segretario del Pd, cioè lui…) Non metterò dati, serie storiche e quant’altro sui sondaggi, intenzioni di voto, e risultati del Pd prima e dopo Renzi, col politichese vi annoierò nei prossimi pezzi. Diciamo solo che un calo effettivo c’è. Questo vuol dire un sacco di cose; in realtà le intenzioni di voto, che poi sarebbero i sondaggi, sono aria fritta. Hanno una variabilità impressionante, dipendono da stato d’animo, umore, fonti di informazione, fatti del giorno, posizione sociale e infine, solo infine, dall’appartenenza politica. Per non contare i “manipolatori” che modificano la loro intenzione, solo per dare un segnale a chi di dovere. Succede anche questo nello strano mondo della politica. Ergo, i sondaggi lasciamoli ai sondaggisti.
È però il fatto stesso che va contro Renzi, una specie di Renzi vs Renzi. Tante volte nelle sue uscite pubbliche, lui stesso specifica “da chi” risponde o tiene un discorso. Questo va contro ogni buon senso, perché creare confusione quando sappiamo ( e sa ) che la confusione di identità non giova nell’ardua ricerca del leader? Qualcuno potrebbe obiettare che già cercare un leader sia esso stesso sbagliano (nì), lui però su questo è intransibigile, che sia la riunione del Pd o il Cdm deve e dovrà rappresentare “due Renzi”.
Insomma chi è causa del suo mal, pianga se stesso.

Passiamo a qualcosa di un po’ più concreto ora: parliamo del citato 4-0 della politica contro il populismo (diventerà 5-0, uno ce lo aggiungo io), e degli indicatori economici.
Politica batte populismo 4-0, anzi 5-0: elezione del presidente della Repubblica, avvio delle riforme istituzionali, immigrazione e riforma della scuola e politica estera. Questi i quattro goal (+1) firmati dall’esecutivo renziano. Diciamo che se gli ultimi due sono parecchio in fuorigioco (e con dubbi risultati) i primi due sono stati cavolavori di, come la definirebbe Giovanni Sartori, opera di ingneria costituzionale. Sull’elezione del presidente della Repubblica c’è poco da dire: Pd vince su tutti e contro tutti. Si smette di parlare di “patto del Nazareno”, M5S ricopre la figura di outsider mentre partiti come Lega, FdI e Sel divengono praticamente inesistenti. Diciamo che è stato un eurogoal. Passiamo all’avvio delle riforme istituzionali, all’insediamento del suo Governo Renzi aveva dettato le priorità: riforma senato, riforma elettorale, riforma Pa, riforma della scuola. Beh, oggi è il 31/12 e possiamo dire che un buon 70% ( non dimentichiamo i decreti attuativi) sono stati tramutati in legge. Sul merito…ne riparleremo, ma anche qui goal regolare e palla al centro. Immigrazione, su questo punto ci sarebbe da scriverci righe e righe senza arrivare a un fine ben preciso. Quest’anno verrà ricordato, oltre che per l’estate bollente del caso della Grecia, per l’ondata di migranti proveninete dalle zone di guerra della Siria, Libano, Iraq. Diversamente da quanto accadeva in passato, le congetture internazionali hanno obbligato i migranti a cambiare “rotta” per l’Europa, passando per la “balkan route” ovvero partendo dalla Siria, passando per la Turchia, proseguendo in mare per la Grecia, su per la Serbia, attraverso l’Ungheria e la Croazia e infine per la Slovenia. Per raggiungere “la terra promessa”: Germania e paesi scandinavi in generale. Questo ha creato parecchio scompiglio all’interno dell’europa, già in difficoltà evidenti sul tagliare o meno il debito alla Grecia. Il fatto è che la maggior parte di questi paesi, di passaggio, non avevano mai affrontato un esodo di queste dimensioni…se non quando l’esodo erano proprio loro che scappavano dai regimi imposti dagli ex leader. Si comincia quindi a parlare di “redistribuzione” di “hot spot” il chè crea solo molta confusione. L’Italia in tutto questo, va detto, ha un ruolo non primario ma comunque di importanza: si fa sentire sul caso greco, unico paese assieme alla Francia (diciamocelo, più per l’obiettivo comune di dare al Pse un anima di partito europeo che non per condivisione di idee) a sostenere la Grecia sulle richieste inoltrate alla Commissione, e sul caso dei migranti riporta la sua battaglia solitaria dimostrando come, quando nel passato il problema era solo “nostro” l’Europa di certo non faceva un consiglio dei ministri ogni 2 settimane. Insomma non mi dilungo troppo ma le tanto criticate posizioni di immobilismo di Renzi ai tavoli europei tutto sommato hanno portato a casa un risultato positivo, o almeno coerete, cosa che non tutti i giorni vediamo. Concludendo, a settembre esce la bozza della Commissione sul ricollocamento dei migranti, Germania decide di accettare circa 800mila rifugiati siriani, e i paesi dell’nord-est (Polonia, Estonia, Lituania, Danimarca) si vedono costretti a sottostare a questo regolamento. Risultato? A novembre i migranti ricollocati da Italia e Grecia erano meno di 2000. Flop europeo, ma almeno noi ci abbiamo fatto bella figura. Discorso correlato all’immigrazione è il pericolo terrorismo che quest’anno ci ha dimostrato due cose: anche l’Europa non è sicura; ma soprattutto la nostra coscienza è piuttosto incoerente, a noi dei morti degli attentati, giornalieri, in Siria, Libano, Giordania “nun ce ne pò fregà”. E’ sulla dicotomia immigrazione-terrorismo che i populismi si agitano e guadagnano terreno, ma è proprio sul loro cavallo di battaglia che perdono es.elezioni in Francia, amminsitrative in Italia, elezioni in Spagna. L’ultimo goal elencato da Renzi è quello sulla scuola. Ora, mi sono dilungato un pò troppo e di parlare del decreto in sè non mi sembra il caso. Diciamo che per vedere gli effetti bisogna comunque aspettare il 2016, dato che è ancora tutto un work in progress. Potrei parlare dei fondi destinati agli insegnanti delle assunzioni, dei progetti erasmus + potenziati, dei fondi destinati alle Università, del precariato, dei poteri ai presidi, e tanto altro.Mi limito a dire che è un risultato in più per questo Governo, e che ripeto, in 4 mesi non si può dare un giudizio. Staremo a vedere, sta di fatto che io non lo considererei un goal in quanto tale.
Il 5-0 dicevo ce lo aggiungo io ed è composto da : politica europea più che estera. Il vero vanto di questo Governo, a mio avviso, è aver riportato nell’interesse nazionale il dibattito europeo e viceversa. Dalla campagna elettorale per le elezioni del Parlamento europeo, passando per il semestre italiano terminato a fine 2014, fino all’ultimo vertice sulla sicurezza,l ‘Italia ha assunto una posizione di forza rispetto al passato. Il Partito democratico è stato il partito più votato in Europa, durante il semestre alla Presidenza del Consiglio dell’Unione Europea (ricordo, il Consiglio dell’Unione Europea assieme al Parlamento detiene il potere legislativo. Questo meccanismo si è deciso proprio per permettere a tutti gli stati, attraverso una rotazione di appunto 6 mesi, di essere al centro dell’attenzione. Questo non vuol dire che l’Europa sconvolge le sue politiche ogni 6 mesi in favore di un paese piuttosto che di un altro, forse sarebbe bene ricordarlo) ha messo in risalto i suoi sforzi, determinati dall’avvio delle riforme istituzionali e dai primi risultati economici positivi, ma soprattutto ha ripreso ad esserci. Ad essere presente nei tavoli istituzionali, a discutere, a confrontarsi e a giocato la carta più importante nel miglior modo: ha eletto Federica Mogherini alto rappresentante dell’Unione Europea per la politica estera e di sicurezza comune (ruolo, dopo la presidenza della Commissione, più importante in tutta la struttura Ue, per intenderci è come se fosse il Ministro degli Esteri dell’Ue). Ancora, come ho detto prima, ci siamo fatti sentire sul caso del debito greco, abbiamo portato discussioni interne al nostro parlamento ad un livello successivo, dove sarebbero sempre dovute essere. Adesso in europa si parla di investimenti, aiuti alle fasce più deboli, ad una politica di immigrazione comune, insomma se avevamo fatto capire che qualcosa non andava ora direi che anche i ciechi lo hanno visto. Magari, chissà un pò di merito va dato anche chi questo lo ha fatto.

Ultimo ma non per importanza, parliamo di economia. Il 2015 è stato l’anno del risveglio. Come ho fatto precedentemente, anzi come non ho fatto, cercherò di parlare poco di dati, previsioni, percentuali etc etc. Se volessimo concludere in due righe diremmo: è andata bene. Sì perchè tutti gli indici economici sono in crescita rispetto all’anno scorso. La domanda che sorge spontanea è “di quanto?” Beh, qui purtroppo le notizie smettono di essere positive. Ocse rileva che siamo ultimo paese in Europa per % di crescita, Commissione aveva previsto a ribasso da ottobre le stime su Pil e occupazione. Banca mondiale e Fmi ci stroncano coi loro indici su dispersione di reddito, disuguaglianza, e ricchezza. Di nuovo, dipende dai punti di vista. Per non essere scambiato anch’io per un gufo, dico subito che è positivo che dati come produzione industriale, fiducia nei consumatori, l’export, concessione di mutui abbiano segno positivo (qualcuno potrebbe anche dire “era ora !”). Ma in soldoni il nostro paese cresce poco, e soprattutto comincia a crescere da un punto così basso che gli altri sono quasi già irraggiungibili. E’ come se nella corsa dei 100mt noi fossimo partiti 30 metri indietro e stessimo andando più lenti degli altri. Capite bene che così non va. E’ inutile fare un caso politico sugli “zero virgola” di Pil, 0.8% o 0.7% che sia è troppo poco. E’ inutile fare battaglie sindacali sul famigerato jobsact, ormai è stato fatto cerchiamo di capire come poterlo migliorare per non far sì che diventi un favore all’imprenditoria. Ancor di più è inutile parlare di qualità della spesa pubblica. Due commissari alla spending review arrivati, due cacciati. Possiamo cominciare a parlare di riduzione della burocrazia, di semplificazione, ma poi andiamo a vedere che su accessi internet, banda ultra larga e innovazione Italia indovinate un pò? E’ ultima. Easterly ci dedica una biografia intera, ed ha ragione. “Le persone rispondono agli incentivi”. Questo paese non è riuscito a creare i giusti incentivi per crescere, non lo ha fatto precedentemente e faccio fatica a credere che lo farà in futuro. E’ stato un anno tumultuoso per noi, pieno di cambiamenti, dobbiamo quindi lasciare il tempo per cui anche i numeri e le statistiche li rappresentino in pieno. Credo che prima di metà 2016 ogni tipo di valutazione è semplicemente insensata.

Il mio giudizio? Rimandati a primavera.

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#BuonAnno

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Autore: riccardo_msc93

Class 93, stronger supporter of rationality. Federalist, political animals. Student by choice, Bac in Technique of informatics business administration, graduated in Political science, now postgraduate student in International Relations at University of Turin. Writing, reading and interested in politics, economics and society. Ph for passion. Looking for new large issues, trying to surprise me. Again.

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