Politicando

Mai come ora politica interna e non, si stanno dimostrando capaci di rispondere solo a loro stesse. A volte questo giochino riesce a funzionare indisturbato. La politica si occupa delle sue priorità, degli accordi sulla gestione/amministrazione dell’assetto politico di un sistema, dei rapporti tra partiti e correnti e sub correnti etc etc etc… I cittadini restano alla finestra a guardare, impotenti, incapaci di farsi sentire, ma soprattutto stufi di tutto questo. E’ un po’ come usare un super potere che ti sfinisce ogni volta che ne fai utilizzo; la politica quando pensa a se stessa si indebolisce all’esterno. Non risulta più utile. Qualcuno cercherà un altro modo di partecipare al processo decisionale, o a quello di influenza, in maniera…diciamo tortuosa. Il problema è che se tutti cambiano modo di partecipare alla politica, cambia il tipo di democrazia. E questo potrebbe non essere un problema di piccola entità. In Italia in questi giorni la politica pensa agli accordi sulla legge elettorale, tra dietro front, soluzioni <parabuchi>; in caso contrario si aspettano eventi che rovinano o ancora peggio spezzano la vita alle persone per agire con una legge…immediata. E quindi imperfetta. Perché le cose fatte bene richiedono tempo, dedizione, impegno, capacità. E da qui non si scappa, anche la politica deve adeguarsi a questo schema. A livello europeo abbiamo il difficile rapporto ministero dell’economia vs commissione per la legge di stabilità, che se non dovesse passare il referendum potrebbe non essere nemmeno scritta, anche perché chi la scriverebbe se il governo veramente andasse a casa? Incertezza, che in ambito economico, ma non solo, non aiuta di certo. Una delle cose che mi da più fastidio da cittadino italiano inoltre è la rinuncia a priori dell’organizzazione delle Olimpiadi a Roma, un segnale che nell’ambito della politica e delle relazioni internazionali è disastroso per il paese intero, in poche parole è come se avessimo ammesso che “ l’Italia è un paese corrotto, dove non puoi fare qualcosa per modificare le cose, non ci crediamo noi, non credeteci voi”. Questo è semplicemente assurdo. Poi ci sono tutti i cantieri legislativi aperti, mi viene in mente la legge sulla liberalizzazione delle cannabis ultima ma non per importanza. E’ uno dei tanti effetti collaterali dell’essere sempre in campagna elettorale, non soffermarsi mai sul merito ma solo sulle promesse, e su realtà alterate per convincere gli indecisi e far litigare quelli che invece avevano premiato quello o quell’altro partito. Non è più importante garantire accountability, ovvero responsabilità politica, l’importante è urlare contro l’avversario su temi di poco conto, questioni che chiamiamo “di pancia”. Tutto questo alla politica, e alla democrazia, fa male.Non solo non serve perchè non migliora la società nella quale viviamo, ma rallenta tutto quel processo decisionale che policy-makers, influencers, decision-makers si trovano di fronte una volta oltrepassato il dibattito. Sempre che questo avvenga. Siamo di fronte a più problemi, di legittimità, di rappresentanza, di responsabilità, di competenze che classe politica e istituzioni convintamente non affrontano. Fatichiamo a mantenre uno stato di diritto, fatichiamo a garantire diritti, e quindi libertà, a tutti (non ai cittadini, ben diverso), non gestiamo nei luoghi adatti i problemi che incontriamo. E’ la prima volta in questa fase storica di “rilassamento” e sviluppo dell’ordine mondiale, che non progrediamo. Siamo semplicemente fermi, incapaci di andare avanti.

Un mondo di bugie

Abituati come siamo a condividere leggere notizie provenienti dal mondo intero non ci rendiamo conto di un problema fondamentale. Questa società sembra non essere in grado di valutare le cose più semplici, quelle che accadono sotto il naso. La soluzione al problema è davanti a noi ma o ci arriviamo per vie convesse, o non ci arriviamo proprio. Dicevo, quando aumenta il numero di notizie, di “agenzie” dalle quali informarsi (per non parlare del free-journalism, che comunque, potrebbe anche includere il sottoscritto) è necessario che aumenti parimenti la veridicità della fonte. Dove i dati sono stati presi, come sono stati elaborati, qual è l’obiettivo della condivisione del contenuto. Questo, a parte che per le agenzie legittimate (riconosciute quindi dalla comunità internazionale) semplicemente non accade. Chi volesse guadagnare bene in questo momento dovrebbe specializzarsi il fact-checking, c’è tanta di quella informazione da sbugiardare che metà basta. Ultimamente ho visto molti scrivere sulla nostra concezione sbagliata di niente di meno che della cartina geografica della terra. Esempio perfetto di una cosa che tutti abbiamo almeno per qualche anno avuto sotto il naso. A scuola sui muri, a casa sul libri, chissà quante volte abbiamo consultato la cartina. Personalmente mi colpisce molto pensare che i primi miei anni di scuola avessero scritto U.r.s.s. Spesso non ci si rende conto di quanto il mondo sia cambiato in questi 30anni. Comunque, sembra essere ufficialmente un trending topic la discussione, o semplicemente il dato di fatto, che quelli che noi pensiamo essere paesi larghi e vasti nella cartina si rivelino molto sproporzionati. Questo, ovviamente geograficamente parlando. Ma sappiamo che le cartine non riportano solo capitali, mari, monti e fiumi.Quella che propongo qui sotto viene direttamente da “metrocosm”, che si è occupato di riformulare adeguatamente la cartina del mondo come (non) lo conosciamo. I dati risultano interessanti per chi, non negatelo, sottovaluta spesso quello che gli sta attorno.

http://metrocosm.com/how-we-share-the-world/?ref=tw

MILIONARI

Sebbene 15 dei 20 milionari più ricchi del mondo vivano negli Stati Uniti, e sebbene comunque domini la classifica, dietro gli USA (i quali contengono il 23% dei milionari più ricchi al mondo), risalta Inghilterra (5.4% del totale), Germania (5.1% dei totale), l’1.6% della Turchia, il 2.4% giustificato, si capisce, dell’Arabia Saudita. E ancora, l’11.4% della Cina, il 4.2 dell’India e addirittura l’1.2% di Taiwan un paese che conta appena 23milioni di abitanti.  Qui sotto la mappa e il link

http://metrocosm.com/how-we-share-the-world/?ref=tw

billionaris


DEBITO PUBBLICO

Secondo qualcuno dovremmo essere primi in questa classifica. Non è così, anzi. Tralasciando i risultati di paesi come Usa che sfiora il 30% del debito pubblico totale, la Cina che arriva (solo) al 3.7%; arriviamo in Europa. E qua le cose sembrano essere particolarmente interessanti: La Germania rappresenta il 4.9% del debito pubblico del mondo, la Francia il 4.7%, il Regno Unito il 4.2% e l’Italia il 5%. Un decimo in più del colosso tedesco. Evidentemente, la realtà per qualcuno ora sembra diversa. Da notare che in Giappone, il paese leader delle tigri asiatiche, quel paese che è riuscito a rialzarsi in tutti i sensi dopo una guerra a dir poco disastrosa, quel paese che stampa moneta per combattere le insidie della globalizzazione economica e finanziaria, mossa che tutti rilevano “sbagliata”, detiene il 20% del debito pubblico di tutto il mondo, e nello stesso momento il 6.5% del Pil. Come la mettiamo?

http://metrocosm.com/how-we-share-the-world/?ref=tw

debt


PIL AGGREGATO

La giungla di dati alla quale siamo abituati qui si riduce al massimo (volontariamente). Niente di nuovo dunque su questo fronte. Stati Uniti, Cina e Giappone dominano rispettivamente con 22.3%, 12.6% e come detto prima 6.5%. In Europa le cose restano tutto sommato come le conosciamo, bene o male. Siamo il quarto paese nel nostro continente che detiene più Pil mondiale, esattamente il 2.8%. Prima di noi: Regno Unito 3.6%, Francia 3.7%, Germania 5%.

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gdp

 

Generation What

L’idea nasce da alcuni editori francesi occupati presso le sedi televisive di France Télévisions, Upian, e Yami 2 nel 2013, che partoriscono lo show “Génération Quoi“.Il progetto europeo viene poi ampliato ad un totale di 14 emittenti televisive presenti in 11 paesi europei (Germania, Austria, Belgio, Spagna, Irlanda, Lussemburgo, Olanda, Galles, Repubblica Ceca e Grecia);per l’Italia se ne occupa la Rai. L’idea è semplice, una serie di domane fatte ad un pubblico dai 16 ai 34 anni che poi possono consultare il “ritratto” del loro paese o confrontarlo con il resto d’europa. Più effettuano il sondaggio, composto da 149 domande, più possibilità si ha 1) di far accrescere il progetto; 2) di migliorare statisticamente la comparazione e la validità dell’esperimento. Tutte le informazioni sono presenti sul sito, rispondere è semplice e viene garantita la tutela della privacy, ovviamente.

Ho voluto dedicarci attenzione per l’enormità di “luoghi comuni” che consideriamo scontanti (tra noi italiani, e non solo) ma soprattutto per dare effettivamente peso a chi in questo continente, ci vivrà per molto più della maggior parte che lo governa. Si dice spesso che bisogna essere lungimiranti, pensare alle generazioni future, “lasciare così ciò che abbiamo trovato”. Buoni propositi, ma al momento non si vedono gran risultati al riguardo. La sola possibilità di dare ai ragazzi voce in capitolo va considerata positivamente, avvicinarsi a temi centrali della società non è semplice e spesso si perde di vista l’importanza di ascoltare anche chi crediamo non abbia nulla da farci imparare. Io leggendo e riportando qui sotto questi dati vedo un Europa completamente diversa da quella che leggo e sento nei quotidiani e nelle televisioni. Vedo dei ragazzi che hanno voglia di riprendersi ciò che è loro, che pensano al prossimo, che non vogliono commettere gli errori dei loro genitori. E scusate se questo è poco. La regola, per loro, per i 40enni, per gli anziani è sempre la stessa: non ci si interessa alla politica, la politica non si interesserà di te.

Note: Ho voluto riportare qui alcune delle domande su 6 macrotemi presenti nel questionario osservando i risultati di 4 paesi oltre il nostro: Francia, Germania, Spagna, Gran Bretagna. La scelta si giustifica per comparare l’Italia con i paesi più simili ad essa e per gradezza di popolazione. Ultimo, ma non per importanza, per questione di tempo, chi è interessato, è invitato dal sottoscritto a visitare la pagina per un’accurata visione dei dati.

Buona lettura.

Europa:

europa.PNG

Italia: Una costruzione necessaria 33%

Francia: Una costruzione necessaria 44%

Germania: Una costruzione necessaria 38%

Spagna: Una costruzione necessaria 39%

Gran Bretagna: Una costruzione necessaria 33%

europa 2.PNG

Italia: Non sono d’accordo 71%

Francia: Non sono d’accordo 73%

Germania: Non sono d’accordo 84%

Spagna: Non sono d’accordo 72%

Gran Bretagna: Non sono d’accordo 59%

europa 3.PNG

Italia: a tutti 34%

Francia: a tutti 43%

Germania:A tutti / Ai rifugiati di guerra 35%

Spagna: a tutti 47%

Gran Bretagna: a tutti 29%



Ricci e poveri:

poveri.PNG

Italia: Si 94%

Francia: Si 93%

Germania: Si 89%

Spagna: Si 94%

Gran Bretagna: Si 83%

poveri 2.PNG

Italia: Sono d’accordo 93%

Francia: Sono d’accordo 85%

Germania: Sono d’accordo 85%

Spagna: Sono d’accordo 93%

Gran Bretagna: Sono d’accordo 81%

 



Crisi economica:

crisi.PNG

Italia: Si 91%

Francia: Si 70%

Germania: No 50%

Spagna: Si 70%

Gran Bretagna: Si 65%

crisi 2.PNG

Hanno risposto “totalmente”:

Italia:  16%

Francia:  12%

Germania: 10%

Spagna: 22%

Gran Bretagna: 21%

crisi 3.PNG

Italia: Ok / Un po’ stretta 37%

Francia: Ok 42%

Germania: Ok 46%

Spagna: Ok 30%

Gran Bretagna: Ok 34%



Tutti corrotti:

 

corrotti.PNG

Italia: Si, alcuni lo sono 68%

Francia: Si, sono tutti corrotti 52%

Germania: Si, alcuni lo sono 68%

Spagna: Si, alcuni lo sono 47%

Gran Bretagna: Si, alcuni lo sono 54%

corrotti 2.PNG

Hanno risposto “per niente”:

Italia: 60%

Francia: 47%

Germania: 21%

Spagna: 44%

Gran Bretagna: 37%



Io e il lavoro:

lavoro.PNG

Hanno risposto “completamente”:

Italia: 5%

Francia: 9%

Germania: 9%

Spagna: 8%

Gran Bretagna: 13%

lavoro 2

Hanno risposto “completamente”:

Italia: 16%

Francia: 20%

Germania: 22%

Spagna: 21%

Gran Bretagna: 25%



Studiare?:

sticazzi.PNG

Italia: Sono parzialmente d’accordo 39%

Francia: Sono parzialmente in disaccordo 43%

Germania: Sono parzialmente d’accordo 39%

Spagna: Sono parzialmente in disaccordo 35%

Gran Bretagna: Sono parzialmente d’accordo 40%

mmt.PNG

Italia: Sono totalmente in disaccordo 40%

Francia: Sono parzialmente in disaccordo 50%

Germania: Sono parzialmente in disaccordo 44%

Spagna: Sono parzialmente in disaccordo 41%

Gran Bretagna: Sono parzialmente in disaccordo 40%



 

 

http://generation-what.rai.it/

REGRESSIONE

Osservando di sfuggita la società “occidentale” di questi ultimi anni, mi sembra l’aggettivo perfetto. Non sembriamo più in grado di occuparci di problemi che la modernità sembra metterci di fronte, mentre problemi vecchi di centiaia di anni tornano prepotentemente alla luce come se niente fosse cambiato. Personalmente la cosa che più mi salta all’occhio è l’indifferenza che le persone nutrono per qualunque cosa guardino. Eppure, tutti parlano di tutto. Non frantendetemi, prima si litigava nei bar e nelle piazze, ora sotto i commenti di un post, sostanzialmente le cose non sono così tanto diverse, il problema è che non esiste più quel punto in cui, la moralità, l’educazione, il pudore di ognuno di noi ci dava un freno e la cosa finiva là. Sembriamo tutti stanchi di doverci controllare e dover rispettare il prossimo. Come se fin ora nessuno lo avesse fatto con noi, ci siamo resi conto che pensare ai fatti nostri e non rendere conto a nessuno sia effettivamente meglio. L’ipocrisia arriva puntualmente quando è proprio questo quello che chiediamo agli altri. Si potrebbe dire che, sperando che Rokkan non se la prenda troppo ovunque esso sia, si sia aperta una nuova “linea di frattura”  quella tra società – media. L’informazione libera e immediata è stata veicolata per stupirci, così apriamo un sito internet che ha tanti punti esclamativi sul titolo, così condividiamo un post lungo più di 5 righe perchè, beh chi avrà scritto 5 righe vuol dire che sa quello che dice. Dall’altro lato c’è chi le notizie le fa, le condivide, le critica. Insomma i mass-media. Stranamente in tutto questo la politica non ha voce in capitolo. E’ la società che eleggerà chi darà risposte semplici a domande complicate pensando che riuscirà a risolvere tutto, è la società che si disinforma (che non vuol dire che non si informa, è ancora peggio, si informa ma male), è la società che chiede domande alla politica senza porsi le conseguenze che quella scelta potrebbe comportare. Ci sentiamo tutti un po’ presi in giro e vogliamo riavere il controllo, il problema più grave, il mio timore più grande, è che si sta imponendo il pensiero che per farlo, l’istituto della democrazia non sia poi così fondamentale.

 

 

 

Profondo verde

 

Ritorno a scrivere dopo una piccola lunga pausa. Non per ferie, purtroppo. Avevo preparato alcuni articoli, che usciranno, non temete, e non mi sono dimenticato neanche del tanto atteso articolo sul referendum. Tanto, mi pare di aver capito che ci sarà più tempo di quando non pensavo. L’oggetto di questo di articolo in poche parole non esiste, volevo scrivere dei dati poco confortanti dell’economia italiana, anche se da un lato va rilevato un piccolo miglioramento sul lato occupati ma poi gli impegni hanno preso il largo. Qualche ora fa mi sono capitati sotto mano tre articoli completamente diversi, ma che forse hanno un senso solo se messi insieme. Uno dei motivi per cui ho cominciato a scrivere su questo blog, e uno dei motivi per il quale sono così appassionato a ciò che studio è che non ci si smette mai di sorprendersi. A volte solo continuando a raccogliere informazioni, non fermandosi solo all’evidenza vengono fuori delle cose semplicemente inaspettate. Ci sono rimasto quando, udite udite, ho letto la conferenza stampa di Alfano che ha presidiato proprio il giorno di ferragosto. Mentre noi, voi più che altro, eravamo al mare o in montagna o ad oziare da qualche parte, venivano comunicati dei dati piuttosto insoiliti sulla sicurezza in Italia. WordPress non mi da la possibilità di farlo ma se potessi fare un sondaggio su quanto secondo il cittadino medio si sia alzato il numero di reati sono convinto che tutti, dico tutti, sbagliereste. Perchè la domanda stessa sarebbe sbagliata. Nell’ultimo anno i reati commessi sono diminuiti del 7%, nello specifico le rapite del 10%, i furti del 9%. Dato che si parla tanto di lotta alla criminalità, sento dire che ” il Governo non ha fatto niente per la lotta contro le mafie”, bene: in un anno sono stati arrestati 64 latitanti, alla mafia sono stati sequestrati 1 miliardo e 600milioni di euro in beni. Proprio mentre Alfano comunicava i precedenti dati, Salvini indossando la polo della Polizia di stato (il sindacato della polizia è su tutte le furie, non era nè stato concordato che dovesse metterla e non sembra nemmeno che vi sia un grande apprezzamento dei nostri poliziotti al leader del carroccio) in provincia di Firenze afferma  di voler lanciare una “pulizia etnica controllata e finanziata” ed altre uscite simili.

Non mi fermerò ad analizzare i dati del Viminale, tanto meno a fare fact-checking sulle parole di Salvini, quello che ci tengo a sottolineare qua è un semplicissimo concetto. In tutte le cose che affrontiamo, dunque anche nella politica, abbiamo due possibilità: si può affrontare un problema non affrontandolo. Cercando di implicare le cause di quello specifico fatto su altri punti per noi caldi e manipolando la realtà per avere più visibilità. Moltro probabilmente così se ne esce vincitori, ma il problema resta. Abbiamo giocato su di noi, non sulla soluzione e dunque sul benessere della società. La seconda possibilità è un po’ più complessa, si può scegliere di leggere le informazioni e di capire cosa vogliano dire. Attraverso lo studio dei casi, si può arrivare ad analizzare il profondità non solo perchè è nato un problema, ma come si è sviluppato, le modalità di soluzione, quanti pensano che sia risolvibile in un modo piuttosto che in un altro, le conseguenze di una scelta sulla cittadinanza che spesso e volentieri non sono proprio le stesse che ci fanno assumere consensi e applausi. Però sono quelle giuste. Personalmente, non esiste una scelta per me. Chi vuole occuparsi della “cosa pubblica” non dovrebbe porsi davanti questo bivio, ma scegliere concretamente sempre una strada: quella che il problema lo risolve.

Cronache di ipocrisia contemporanea

 

Questo luglio 2016 non ha avuto molti spunti per essere ricordato come mese “estivo”. Ricordo i calendari che guardavo da bambino, magari sul diario della scuola, che raffiguravano giugno, luglio e agosto con immagini del mare, di alberi di un verde acceso. Ti ricordavano che l’estate è bella e va goduta. Altri tempi, e non solo per me. Questo di luglio è stato un mese sporcato da troppo sangue, provocato da azioni violente, poco importa in realtà da chi e perchè, che non ha precedenti nel cosiddetto “mondo occidentale”. Eccola la prima ipocrisia, se le vittime sono vicine a noi l’hastag #prayfor… è d’obbligo. Se oltrepassiamo il confine immaginario che pensiamo ci divida dal “mondo medio-orientale”, poco importa. Quelli muoiono sempre, mica si può sempre essere tristi e condannare attentati un giorno sì e l’altro pure.No?

Cambiamo discorso. Seconda ipocrisia, questa ha una storia ben radicata all’interno dell’humus sociale della nostra nazione. Sembra più considerabile una skills che ogni politico che si rispetti deve dimostrare al momento opportuno però. L’ultimo mese di lavoro alla camera, prima della pausa estiva (mi sono sempre chiesto cosa diavolo volesse dire “pausa estiva”, quindi il paese si ferma? Quindi il legislatore non legifera più per 30 giorni? Quindi? Ma soprattutto PERCHE’???) è stato movimentato a dir poco. I temi che tengono campo sono sempre gli stessi bene o male: archiviato il discorso elettorale di giugno, e, in parte, quello più complesso, di certo non trattabile solo in casa nostra, del fenomeno Brexit si torna a vedere la politica “de noaltri”:  arriva il rischio di bocciatura del referendum sulla riforma costituzionale (che poi, quando dovrebbe arrivare? inizialmente si diceva ottobre, adesso la prima settimana di novembre, come al solito incertezza su incertezza). In pratica la maggioranza, che ricordo avere al suo interno anche un opposizione a quanto pare (che poi, se non sei in maggioranza e neanche in opposizione, ma dove cazzo sei?), comincia a prendere seriamente lo spauricchio del default, un tipico della politica italiana, d’altronde, questa legislatura sta durando per fino oltre la media, che volete di più! Si cambia modulo di gioco dunque: non più “Se perdo vado a casa”, ma “Importante sostenere il progetto di riforma, non il Governo”. Ora io dico, ma se questa frase magica la si fosse detta un mese fa? In ogni caso, a braccetto dell’assetto istituzionale, si sà (anzi no, una marea di “esperti” continuano a dividere le due cose, sbagliando) troviamo la legge elettorale e indovinate un po’ cosa c’è sul tavolo per una bella revisione? A (momento in cui scrivo) 26 giorni dalla sua entrata in vigore e senza essere MAI stata applicata, si parla già di modifiche. E poi mi chiedo perchè la gente mi insulta quando dico che studio Scienze politiche.

Arriviamo così, dopo questa piccola carrellata, che io più che altro definirei sfogo (anche perchè non accorgendomi, sono circa 15 giorni che non scrivevo niente (tranquilli Journal viene aggiornato settimanalmente)), alla terza ipocrisia di cui vorrei parlare, che poi sarebbe l’argomento sul quale vorrei concentrarmi. La droga. Non sto scherzando, ieri tra i lavori parlamentari si discuteva nientepopòdimeno della proposta di legge sulla “Legalizzazione della coltivazione, della lavorazione e della vendita della cannabis”. Io la prima cosa che ho pensato è stata: ma ve li immaginate senatori di 80anni e passa parlare di canne? In ogni caso, arriviamo al merito. Il ddl, firmato da circa 220 deputati, di qualsivoglia casacca, vorrebbe dunque introdurre la legalizzazione soft, non liberalizzazione (citando il “Corriere della Sera “già stata in varie forme sperimentata in Olanda, Spagna, Portogallo, Germania, Svizzera, Repubblica Ceca e Regno Unito”), dell’uso, vendita e coltivazione della cannabis. Come scrive il giornale “La stampa“, in pratica “Se la legge passasse, ad un maggiorenne sarebbe lecito tenere in casa quindici grammi di marijuana. Fuori casa, di grammi potrebbe portarne in tasca cinque. La stessa persona potrebbe coltivarne sul terrazzo o in giardino qualche piantina, al massimo cinque”. L’ultimo appunto, sul testo che ha avuto appena un giorno di dibattito alla camera (le ferie sono vicine, poverini capiteli dai) che mi sembra giusto aggiungere, e non di poco conto: ” lo Stato potrà autorizzare soggetti privati a coltivare la marijuana e venderla in locali dedicati. I proventi ricavati, saranno destinati al Fondo nazionale di intervento per la lotta alla droga”, così si legge sul Sole 24 ore.

In realtà io non volevo parlare del testo o del dibattito (che ripeto non c’è stato ancora, è estate!!!!) relativo all’introduzione del ddl. Se avessi voluto farlo, avrei iniziato dicendo prima di tutto che 1 sarei favorevole; 2 il motivo principale sarebbe togliere potere e denaro alla mafia. Ho detto prima che la considero un ipocrisia. Perchè io penso che un rappresentante delle istituzioni, dunque un deputato della Repubblica qualunque, quando argomenti la sua contrarietà al decreto perchè “la droga fa male” sia un ipocrita doc. Non intendo dire il contrario, la droga fa male, lo dico anche io, e non vedo perchè bisognerebbe consumarla, a meno che non sia somministrata da un medico, mi sembra ovvio. Non è così ovvio, quindi, il perchè l’alcool sia un monopolio di stato, eppure fa male. Non è così ovvio, quindi, il perchè il tabacco sia un monopolio di stato, eppure fa male. Tutto sommato, io non ho mai visto somministrare a un medico un pacchetto di sigarette, o un gin-lemon, mi sbaglio? Ma forse è come per i morti nel medio-oriente, a noi non ci interessa, nel “nostro mondo” fumare è una pratica socialmente accettata, bere ancora di più. Poco importa se ammazzi qualcuno per strada, lo piangerà uno sconosciuto qualunque. Io non la penso così. Io penso che se uno stato volesse essere coerente, e non ipocrita, dovrebbe rendersi conto che il monopolio (già in sè discutibile come pratica) su articoli nocivi alla salute, mi viene in mente il gioco d’azzardo anche, va semplicemente contro niente di meno che le sue radici. Proteggere i cittadini. Garantire una qualità della vita elevata. Sono libertà individuali. Dunque, seguendo questa linea più dura, qualcuno potrebbe dire “e allora la carne? Anche quella fa male se mangiata in quantità o se proveniente da animali non curati”. Giusto. Quindi mammastato non può “proteggerci” da ogni male. Soprattutto per il fatto che noi, fino a prova contraria, siamo liberi di fare quello che vogliamo. E’ un po’ come la questione dell’antifragilità di Taleb. Se vuoi rendere qualcosa forte, devi esporlo ai rischi, solo così diventerà antifragile. Se è discutibile il monopolio sulle sigarette, se è discutibile il monopolio sull’alcool, se è discutibile concedere la licenza di vendita di alimenti a luoghi squallidi, se è discutibile costruire una centrale elettrica vicino ad una scuola elementare, se è discutibile legalizzare la cannabis…perchè non lo è vendere eroina? Perchè non lo è permettere di morire a chi chiede di farlo? Chi decide cosa è o non è giusto per gli altri? E soprattutto, a questo punto cos’è e dove finisce veramente la libertà personale?

A me piacerebbe vivere in un paese dove la gente è libera di fare quello che gli pare, e proprio perchè viene garantita questa libertà non eccede tale regola NON scritta, spesso molto più radicate nella società e rispettate di ferree normative imposte dalle assemblee elettive. Ma mi rendo conto sempre di più che il mio sogno parla, non di un ipocrisia, ma ormai di un utopia.

Qui si possono trovare i lavori parlamentari relativi al procedimento e alla discussione del ddl legalizzazione della cannabis: http://www.camera.it/leg17/522?tema=legalizzazione_della_coltivazione__della_lavorazione_e_della_vendita_della_cannabis

Quando il segno più non basta

 

Torniamo a parlare di dati economici nazionali. Devo ammettere che è da un po’ che non ci scrivo qualcosa per la difficoltà di interpretazione. Non tanto dei numeri, interpretabili certo, certificati dal nostro Istituto di Statistica, attraverso la nota mensile di giugno, quanto per il fatto che non li trovo difendibili, scusabili, se dovessimo andare a praticare un po’ di masochismo andando a compararli con quelli degli altri paesi Ue, tralasciando i paesi benestanti tra l’altro. Sta di fatto che per capire come un paese reagisce alle congetture internazionali, per qualcuno meno di un anno fa, unico motivo di crescita del nostro paese,  e soprattutto per valutare in concreto l’azione del governo sull’economia (un po’ di sana accountability non fa mai male a nessuno) non ci resta che vedere gli indici nazionali che abbiamo tutti, bene o male, cominciato ad imparare.

Dopo la notizia-scandalo (in positivo), della crescita del meridione e dei suoi occupati, sempre l’Istat certifica ben altri numeri. Partendo dal fatto che la crescita di circa 1% del Pil rispetto all’anno prima del meridione non copre minimamente le percentuali negative di questi ultimi anni, anche l’occupazione (+ 1.5%) ha un suo perchè: estate. Non solo quella, certo, siamo d’accordo. Ma una buona parte. A parer mio le uniche vere pillole positive sono semmai la crescita del comparto agricolo +7%, e in quello delle costruzioni +1.4%. In generale crescono quasi tutti i comparti, quello commerciale, quello dei trasporti, delle telecomunicazioni, a parte quelli più produttivi: finanza e professionisti. E’ comunque un risultato positivo, successivo ai cosiddetti “patti per il sud”, piani di investimento che governo e regione decidono di impegnarsi a sottoscrivere (in realtà è un po’ come dire che il governo, fortemente spinto dalla Commissione europea, ha dato una bella pacca sulle spalle alle regioni meridionali per dire “spendete sti benedetti fondi europei decentemente, sennò tocca a ridarglieli”).

Fatta questa piccola premessa per questi insoliti dati del sud, torniaoccupati-dis.PNGmo a parlare a livello nazionale di economia e andamento del lavoro. Occupazione e disoccupazione sembrano cominciare finalmente a stabilizzarsi su un tasso di crescita, basso, ma appunto, stabile. In realtà bassissimo dato che per questo mese, l’unica cosa certificare è che 24mila donne in più hanno un lavoro, per il resto tutto resta “stagnante”. L’occupazione “cresce” se vogliamo proprio usare questa parola, dello 0.1% rispetto al mese scorso. Restiamo comunque oltre la media Ue per quanto riguarda il tasso di disoccupazione (11.5% il nostro, circa il 10% la media). Non c’è molto altro da dire se non confermare che la lenta crescita dell’occupazione, unico vero dato economico che certifica chi realmente stia lavorando e chi no, non fa altro che rappresentare un paese ancora in difficoltà, che sebbene incentivi, sebbene una moderata e bassa crescita della produzione, un clima quanto meno non apocalittico sopra di noi, e, va detto, un buon lavoro da parte del parlamento sulla semplificazione e buon funzionamento della macchina amministrativa dello stato, cresce troppo poco. Non basta il “+” affianco ai numeri.

Il secondo dato che analizzo, correlato in buona parte col primo, è sui consumi delle famiglie. Perchè se il motore di un paese sono le imprese, la benzina è tutto quello che rappresenta il movimento di denaro, le transazioni, insomma il mercato. Il nostro paese, da anni, è famoso per avere uno dei tassi di risparmio più alti come minimo del continente. Noi non ci fidiamo, siamo quelli del “meglio i soldi sotto il materasso che in banca”, anche se in parte chi dice questa frase più che impaurito, è ben cosciente che è meglio non far sapere a nessuno, lo stato in primis, quanti soldi veramente possiede. Dunque i dati qui riportati andrebbero valutati anche sotto questo aspetto, truffaldino, ma che esiste in una società di imprenditori come è l’Italia. In ogni caso, mi limito a dire che l’Istat rileva che nel primo trimestre di quest’anno il reddito LORDO (ingigantitelo quel lordo) è aumentato dello 0.8% rispetto al mese scorso; e, di conseguenza, anche i consumi. No scherzo, giusto perchè noi italiani siamo coerenti, aumenta il reddito e aumenta la propensione al risparmio che si stima essere dell’8.8.% del reddito lordo disponibile dalle famiglie. Piccolo break, questi dati, ma non solo questi, sono abbastanza espliciti per chi cerca di definire la politica degli “80 euro”, un incipit al consumo. Semmai, quei pochi che sono prop.rispoarmiorimasti dall’aumento, che non è stato a causa degli 80 euro, delle imposte locali, sono andati proprio ad aumentare il risparmio delle famiglie. Si potrebbe definirla “politica distributiva” in quanto non si è capito bene a chi questa manovra sia effettivamente “costata”, ma questa cifra come sappiamo non è andata a tutti. Aggiungo anche che oltre al bonus 80euro classico, sono stati varati il “bonus bebè”,e quello per i 18enni. Peccato che stanziando meno soldi, si poteva varare il reddito minimo, presente in tutta Europa. Proposto dal M5S. Direi che non c’è bisogno di spiegare perchè non è stato varato. Ultimo dato, questo solo in parte, correlato con la propensione al risparmio, è l’inflazioinflaz..PNGne. Problema non risolvibile a livello nazionale, in quanto manovre sull’inflazione toccano anche politiche monetarie, di competenza dell’Ue. Sostanzialmente non cambia nulla rimane statica sullo zero-virgola. Piccola, ultima, annotazione, al contrario di quello che si potrebbe pensare inizialmente, l’aumento dei prezzi è sintomo di una buona economia, in quanto con la deflazione, o un inflazione praticamente inesistente, situazione quest’ultima attuale, i consumatori aspetteranno sempre di più che i prezzi si abbassino ancora, nel frattempo il mercato non gira, domanda e offerta non si incontrano, o si incontrano ad un punto così basso da abbassare la stessa inflazione, e il circolo vizioso ricomincia. Per ogni altro approfondimento, o se volete informarvi attraverso un canale molto più tecnico di quello che è questo blog non posso far altro che rimandarvi a Sole24ore ; Istat.